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Yemen

Yemen, un inferno per i bambini

Ali Mohammed, 12 anni, ricoverato all'ospedale di Sana'a, è uno dei 400.000 bambini yemeniti affetti da malnutrizione acuta grave - ©UNICEF/UN0253356/Huwais
Ali Mohammed, 12 anni, ricoverato all'ospedale di Sana'a, è uno dei 400.000 bambini yemeniti affetti da malnutrizione acuta grave - ©UNICEF/UN0253356/Huwais
4 novembre 2018 - Il corpo emaciato della piccola Amal, comparso la settimana scorsa sulla copertina del New York Times, sconvolgendo il mondo, ha cessato di soffrire il 1° novembre. Purtroppo Amal è solamente una dei tanti bambini che nello Yemen vivono in condizioni disperate.

Ogni anno, 30.000 bambini yemeniti muoiono a causa della malnutrizione. Migliaia di Amal, che noi dell'UNICEF incontriamo ogni giorno attraversando il paese.

Si chiamano Adam, Abdulqudus, Sara, Randa. Ogni volta che li nomino, nella mia mente compaiono le immagini dei loro corpicini stesi nei loro letti. Per lo più sono circondati dai loro familiari, ma in alcuni casi questi ragazzini vivono praticamente da soli, assistiti episodicamente da qualcuno. 

Quello che voglio dirvi è che oggi lo Yemen è un inferno per i bambini. E non per metà di loro, ma per ogni bambino e bambina, ogni ragazzo e ragazza. Le cifre possono dare solamente una pallida idea di quanto la situazione sia drammatica.

Nello Yemen 1,8 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta,  e 400.000 di loro versano nella sua forma più grave e pericolosa - la malnutrizione acuta grave. Il 40% di questi bambini a rischio imminente di morte per fame si trovano nella città portuale di Hodeidah e nei governatorati vicini, dove infuria la guerra.

Giovedì scorso siamo stati estremamente fortunati: siamo riusciti a raggiungere l'ospedale di al-Thawra, l'unico presidio sanitario rimasto funzionante a Hodeidah. Si trova a meno di due chilometri dalla linea del fronte, dove si combatte furiosamente. 

Mentre passavamo la notte all'interno dell'ospedale, senza riuscire a chiudere occhio a causa delle continue esplosioni intorno, pensavo ai bambini che avevamo visitato durante il giorno. Come Sara, la cui vita è stata rovinata per la banale mancanza di un vaccino. Non ha fatto in tempo a riceverlo, e le complicanze della difterite hanno paralizzato metà del suo corpo.

Il giorno dopo, mentre tornavamo alla capitale Sana'a, la strada è stata chiusa e l'ospedale è diventato off-limits, irraggiungibile.

I livelli di copertura vaccinale nello Yemen sono precipitati, dall'inizio della guerra (marzo 2015), ed erano già insoddisfacenti prima del conflitto. In nessuna parte del paese c'è "l'immunità di gregge" [l'effetto di protezione collettivo che scatta a soglie molto elevate di copertura vaccinale, coprendo anche i soggetti non vaccinati], per cui assistiamo a focolai di morbillo e difterite che hanno un impatto letale sull'infanzia.

Non c'è purtroppo da stupirsi se attualmente, nello Yemen, ogni 10 minuti un bambino muore per malattie che si potrebbero facilmente prevenire.

E per quanto la situazione umanitaria sia disastrosa, non smette di peggiorare. Oltre alla guerra, c'è la crisi economica che rende i beni di consumo di base sempre più irraggiungibili per la maggioranza degli abitanti del paese.

Ho avuto modo di parlare con molte delle famiglie yemenite che ricevono dall'UNICEF un piccolo ma preziosissimo sussidio monetario mensile, attraverso il nostro programma Emergency Cash Transfer. Complessivamente aiutiamo così un milione e mezzo di nuclei familiari, tra i più poveri e vulnerabili del paese.

Persino frutta e verdura stanno diventando beni che queste famiglia non possono più permettersi: e non perché manchino - basta percorrere la strada da Sana'a a Hodeidah per vederli ovunque in vendita -, ma semplicemente perché il loro prezzo è diventato esorbitante. E di procurarsi carne e pesce non se ne parla neppure.
 
Ora potete capire facilmente da dove nascano quei drammatici tassi di malnutrizione.

Persino l'acqua potabile, di cui ha bisogno ogni bambino per non finire preda della diarrea acuta, è diventato un bene di lusso per molte famiglie.

Lo Yemen è un paese poverissimo di risorse idriche. In larga parte del paese, l'acqua va estratta dalla falda profonda, tramite pozzi che possono arrivare fino a 1.500 metri sotto il suolo. Per questo servono pompe idrauliche molto potenti, che consumano molto carburante. E siccome il carburante è diventato estremamente costoso, anche l'acqua ora costa molto. E per molte famiglie, anche questo è diventato un bene fuori dalla loro portata.

La guerra, intanto, prosegue. C'è qualche timido segnale positivo, ma la situazione è durissima.
 
Abbiamo visitato il porto di Hodeidah, che rappresenta un accesso di vitale importanza con il mondo esterno per il 70-80% della popolazione yemenita. È solo attraverso il porto di Hodeidah che arrivano gli aiuti umanitari nel nord del paese.
 
Un attacco diretto a Hodeidah non rappresenta una minaccia solamente per la vita di migliaia di bambini che vivono in città, ma per tutti quelli che vivono nel nord del paese. 

Voglio pensare che il mondo non abbia bisogno di altri bambini come Amal, che popolino le prime pagine dei quotidiani internazionali

Questa situazione deve sorprenderci? Niente affatto. Tutte le sofferenze dell'infanzia yemenita è frutto della mano dell'uomo. Se oggi consideriamo la prospettiva di una carestia nello Yemen, la causa non è certamente naturale. 

Dobbiamo quindi disperare? Assolutamente no. I bambini e le famiglie di cui parliamo, non ci permettono di abbandonarci alla disperazione. E non ce lo consentono neppure gli insegnanti, i medici, le infermiere degli ospedali, che pur essendo da mesi senza salario si adoperano al meglio delle loro possibilità e con ogni risorsa disponibile per assistere i bambini. 

Sono felice di dire che, grazie al generoso sostegno dei suoi donatori, l'UNICEF non intende arrendersi alla disperazione.
 
Ricorderete che nel 2017 lo Yemen è stato colpito da un'epidemia di colera senza precedenti nella storia recente. Oggi, grazie al lavoro dell'UNICEF e dei suoi partner, il numero di casi di colera e diarrea acuta è stato ridotto del 90% rispetto all'anno scorso.

Ma il 10% vuol dire pur sempre 100.000 casi, e questa è una cifra inaccettabilmente alta.

Usando al meglio le risorse a nostra disposizione, siamo riusciti anche a stabilizzare i livelli di malnutrizione acuta, il che - considerando la gravità della crisi economica e le altre condizioni in cui versa il paese - è un risultato straordinario.

Questi successi dimostrano ancora una volta che intervenendo tempestivamente, e con gli investimenti giusti, possiamo cambiare in meglio la situazione.

In attesa di una soluzione alla crisi economica e soprattutto in attesa della pace, il nostro intervento umanitario nello Yemen deve proseguire. Laddove possibile, dobbiamo espandere e migliorare la qualità della nostra azione.

Alle parti in conflitto dobbiamo chiedere di assicurare la protezione dei civili e di consentire un accesso incondizionato agli operatori umanitari, rimuovendo immediatamente ogni ostacolo.

Alla comunità internazionale chiediamo di continuare a mostrare solidarietà e generosità verso i bambini dello Yemen.

I civili - è giusto sottolinearlo - sono intrappolati, non hanno via di fuga. Pochissimi yemeniti sono riusciti ad uscire dal paese a ora sono in altri paesi come rifugiati. 

Noi dell'UNICEF continueremo a fare la nostra parte: prevenendo e curando la malnutrizione infantile acuta, fornendo quei sussidi monetari così importanti per chi non riesce più a procurarsi i beni per sopravvivere, assicurando agli insegnanti e presto anche agli operatori sanitari e a quelli che lavorano nei settori idrico e igienico quel minimo di incentivi monetari che, in assenza del loro stipendio, potrà assicurare la continuità dei loro servizi.

Possiamo fare molto, ma non è in nostro potere fermare la guerra.

A chi è protagonista di questo conflitto chiediamo di riunirsi intorno a un tavolo, sotto l'egida dell'inviato speciale del Segretario Generale dell'ONU per lo Yemen, Martin Griffiths, per concordare un cessate il fuoco e un percorso verso la pace nel paese.

Chiediamo a tutti loro, che si incontreranno a fine novembre in Svezia, di pensare ad Amal, come se fosse stata una loro figlia. Di porre i bambini al centro delle loro discussioni, e non i loro interessi politici, militari, economici o finanziari. 

E occorrerà che si dia al paese una leadership che governi negli interessi del popolo yemenita, come purtroppo non è mai accaduto negli ultimi decenni. 

La fine della guerra e una governance che metta al centro 15 milioni di bambini come Amal - questo è, secondo noi, l'unica soluzione per lo Yemen.

(Conferenza stampa tenuta dal Direttore UNICEF per Medio Oriente e Nord Africa Geert Cappelaere - Amman (Giordania), 4 novembre 2018)

 

Yemen - Dati chiave sulla malnutrizione infantile

Metà dei bambini yemeniti sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione cronica

1,8 milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta.

400.000 sono colpiti dalla malnutrizione acuta grave, che espone a imminente pericolo di morte

30.000 bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per malattie che hanno come concausa la malnutrizione. 

1,1 milioni di donne in gravidanza o in allattamento sono anemiche. I loro figli sono destinati a nascere sottopeso e già avviati nel ciclo che porta alla malnutrizione cronica, con impatto grave sul loro sviluppo fisico e intellettivo.