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Minorenni migranti e rifugiati

"U-Topia", a Palermo la conclusione del progetto di inclusione sociale per ragazzi italiani e stranieri

©UNICEF/Italia/2020/C.Saturnino
©UNICEF/Italia/2020/C.Saturnino
21 luglio 2020 – Oggi alle h. 10, nella sede istituzionale di Villa Niscemi a Palermo, ha luogo l’evento di chiusura del progetto U-Topia, promosso dal Garante per l'Infanzia e l'Adolescenza del Comune di Palermo con il sostegno dell’UNICEF e in collaborazione con INTERSOS.

U-topia è un percorso di cittadinanza attiva e inclusione sociale rivolto a giovani italiani, migranti e rifugiati, lanciato a Palermo a ottobre dello scorso anno dal Garante del capoluogo siciliano in collaborazione con UNICEF e INTERSOS e finanziato dal Fondo Migranti e Rifugiati della Banca di Sviluppo del Consiglio d’Europa.

Il progetto, che ha coinvolto oltre 200 giovani tra i 16 e i 24 anni nella V e VIII Circoscrizione di Palermo, è nato  con l’obiettivo di rispondere al bisogno di inclusione e di contrasto alla discriminazione segnalato dai giovani migranti e rifugiati attraverso U-Report on the Move, la piattaforma digitale di sondaggi online sperimentata dall'UNICEF con migliaia di ragazzi arrivati in Italia come minori stranieri non accompagnati.

Una ventina di giovani sono stati formati sulle tecniche di partecipazione, di cittadinanza attiva e sugli strumenti per la facilitazione dei gruppi di ascolto. La formazione ha permesso a questi giovani di diventare ponte tra le istituzioni e i giovani del territorio, stimolati a partecipare ed interessarsi ai diritti di cittadinanza. 

Tra i risultati ottenuti, la creazione di un canale podcast per raccontare la città vista dai giovani e la diffusione di un questionario che ha coinvolto oltre 400 adolescenti. 

La conclusione del progetto U-topia avviene nel pieno del Festival dei Giovani di Palermo 2020 - una kermesse che dal 6 al 26 luglio prevede in città numerosi dibattiti, giochi urbani, videoproiezioni e momenti di ascolto aperti alla città che creano un’occasione per analizzare pregiudizi, stereotipi e tabù e sviluppare insieme una coscienza multiculturale.

«U-topia è nato come invito rivolto ai giovani a riprendersi i propri spazi, a conoscere la loro città e i canali di partecipazione e ascolto» spiega Lino d’Andrea, Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza del Comune di Palermo. 
 
«Il percorso vuole riavvicinare i giovani alla vita dei quartieri e creare un canale di dialogo aperto con le istituzioni. Il progetto è per noi uno dei tasselli che mettiamo insieme per garantire che i bisogni e le aspirazioni di bambini e adolescenti abbiano uno spazio nell’agenda politica.»
 
«L’UNICEF, in linea con la Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, promuove da sempre l’ascolto e la partecipazione dei minori in tutti i processi che li riguardano» afferma Anna Riatti, Coordinatrice per il programma UNICEF in favore dei bambini e adolescenti migranti e rifugiati in Italia. 
 
«U-Topia oltre a promuovere i percorsi di partecipazione, ha anche messo in risalto il valore positivo dell’approccio tra pari, emerso dall’ascolto dei giovani da parte dei loro coetanei e l’importanza dell’empowerment che si legge nella capacità di ragazze e ragazzi di riscoprire i propri spazi e di partecipare attivamente per cercare soluzioni concrete per sé e per la propria comunità.

Inoltre, rivolgendosi a adolescenti italiani, migranti, rifugiati e a nuove generazioni, U-topia mostra come percorsi inclusivi di cittadinanza attiva siano fondamentali per promuovere un'idea di comunità attenta ai bisogni di tutti.»

«Dal 2016 INTERSOS è impegnata in Sicilia ed in Italia in progetti di supporto rivolti a minori stranieri non accompagnati, migranti, richiedenti asilo e rifugiati» ribadisce Roberto Roppolo, coordinatore del progetto per INTERSOS.
 
«U-topia si inserisce all’interno di questo programma più ampio che individua nel supporto all’integrazione, un punto cardine del percorso di accoglienza dei giovani migranti.

Un processo che non si esaurisce nel semplice espletamento delle dinamiche di ospitalità, ma che deve proseguire anche al di fuori, con processi mirati a favorire la ricerca dell’autonomia e la partecipazione attiva nella società.

Durante l’implementazione di questo progetto l’Italia ha dovuto affrontare l’emergenza Covid-19, che ha messo a dura prova gli equilibri di coloro che vivevano, già da prima, in condizioni di marginalità ed esclusione sociale.

Il lavoro degli operatori umanitari e delle organizzazioni umanitarie, dovrà essere adesso più che mai, quello di monitorare che le norme di distanziamento fisico, necessarie ad una corretta prevenzione da contagio, non producano alla lunga anche un vero e proprio distanziamento sociale.»