Emergenze

Coronavirus

Il virus che non c’era

Un secolo fa il mondo si trovò di fronte a una pandemia influenzale insolitamente mortale, l'influenza spagnola, che nel giro di due anni fu in grado di provocare 50 milioni di morti. Cento anni dopo, una nuova pandemia ha sconvolto le vite dell’intera popolazione mondiale: la sindrome respiratoria acuta grave Coronavirus-2 responsabile della malattia denominata COVID-19.

Dalla sua comparsa intorno all’inizio dell’anno nella metropoli cinese di Wuhan, questo nuovo membro della famiglia dei coronavirus, finora associata al banale raffreddore, ha rapidamente invaso dapprima l'Italia, poi il resto dell'Europa e infine l'intero pianeta, innescando una crisi sanitaria ed economica senza precedenti nella storia recente.
Mentre il mondo attende con trepidazione l'arrivo di un vaccino e di farmaci specifici per combatterlo, è una certezza l'impatto che il COVID-19 sta avendo sull'infanzia.

Sebbene bambini e ragazzi - per ragioni fisiologiche non del tutto note - siano colpiti dall'infezione meno frequentemente e in modo meno grave rispetto agli adulti, essi subiscono un impatto devastante dalle ripercussioni che la pandemia e le misure per contrastarla hanno sui sistemi sanitari ed educativi, soprattutto nei paesi a basso e medio reddito. Paesi nei quali, è bene ricordarlo, vive circa l'80% della popolazione infantile (0-18 anni) globale. Ancora una volta, è la povertà a fare la differenza.

L'impatto del COVID sui bambini

Lo scenario peggiore di uno studio della Johns Hopkins University stima in 1,2 milioni l'incremento della mortalità infantile globale in 6 mesi di pandemia, pari a 6.000 decessi al giorno. Malnutrizione, sepsi e polmonite sarebbero i principali killer dell'infanzia a seguito della riduzione della copertura sanitaria per mamme e bambini.

Gli effetti del COVID si riverberano però anche sulla condizione economica e sociale dell’infanzia: secondo uno studio di UNICEF e Save the Children dall’inizio della pandemia 150 milioni di bambini nel mondo sono caduti in povertà, con un incremento del 15% dell’incidenza del fenomeno.

COVID-19 e istruzione

1,6miliardi

alunni senza scuola durante i lockdown

463 milioni

alunni esclusi da didattica a distanza

24milioni

abbandoneranno la scuola

L'impatto si estende anche sul fronte dell’istruzione. Degli 1,6 miliardi di alunni che hanno visto le proprie scuole chiuse per ragioni sanitarie, circa un terzo non ha avuto i mezzi per usufruire della didattica a distanza. Milioni di bambini, soprattutto nei paesi più poveri, hanno abbandonato definitivamente gli studi in occasione del lockdown, pregiudicando così il proprio avvenire.

E tra gli effetti indiretti dell’epidemia c’è anche l’aumento della violenza sui minori.

In 2/3 degli Stati, rivela un’analisi dell’UNICEF le urgenze del contenimento del coronavirus hanno limitato o bloccato i servizi di prevenzione e protezione, proprio mentre la convivenza forzata e le difficoltà economiche delle famiglie moltiplicavano le probabilità di comportamenti violenti.

L'azione dell'UNICEF a livello globale

Grazie alla duplice natura di agenzia umanitaria e di sviluppo, alla presenza stabile in tutti i paesi del mondo e alla sua rete logistica di avanguardia, all’UNICEF è stato assegnato un ruolo di primo piano nella lotta alla pandemia da COVID-19 nei paesi a medio e basso reddito.

Il nostro ruolo si esplica sul fronte della prevenzione (distribuzione di dispositivi di protezione individuale, campagne di educazione all’igiene, installazione di servizi per l’igiene delle mani nelle scuole, formazione degli operatori sanitari) e su quello della mitigazione degli effetti collaterali (assicurare la continuità dei servizi sanitari, nutrizionali, educativi e di protezione dell’infanzia, offrire sostegno psico-sociale e tutela della salute mentale, dare sostegno economico ai nuclei familiari particolarmente vulnerabili).

La più vasta operazione di logistica dei vaccini di sempre. Coordinata dall'UNICEF

L'UNICEF sta coordinando la più vasta operazione di logistica dei vaccini di sempre: quella che si propone di porre termine alla pandemia da coronavirus.

Questo impegno si inquadra nella COVAX Facility, la partnership internazionale sottoscritta da 190 Stati (Italia inclusa) e guidata da OMS, GAVI (l'Allenza Globale per i Vaccini) e CEPI (Coalition for Epidemic Preparedness Innovations). L’iniziativa ha come obiettivo garantire che le popolazioni dei paesi in via di sviluppo non restino escluse dalla protezione contro il coronavirus.

L'UNICEF è da sempre il principale acquirente al mondo di vaccini per l'infanzia, con circa 2 miliardi di dosi distribuite ogni anno in 100 paesi in via di sviluppo per le campagne di routine e per fronteggiare focolai epidemici.

Sulla base di questa solidissima esperienza, all'UNICEF è stato chiesto di organizzare la complessa rete di trasporto e distribuzione di circa 2 miliardi di dosi di vaccino anti-COVID, necessarie per proteggere il personale sanitario, gli operatori sociali e i soggetti ad alto rischio nei 92 paesi più poveri del pianeta.

Immunizzando il personale sanitario assicureremo che medici e infermieri possano continuare a lavorare per proteggere i bambini non soltanto dal COVID-19, ma anche dalle altre malattie e dalla malnutrizione, garantendo inoltre adeguate cure alle donne in gravidanza, alle neo-mamme e ai neonati. Cure che si tradurranno, concretamente, in milioni di vite salvate.

L'azione dell'UNICEF in Italia

L’eccezionalità della situazione verificatasi tra marzo e maggio 2020, allorché l’Italia è stata il paese al mondo con più contagi e decessi per COVID-19, ha indotto l’UNICEF ad attivarsi, per la prima volta dall'immediato dopoguerra, con aiuti di emergenza al nostro paese.

Grazie al supporto logistico della UNICEF Supply Division, alla generosità di cittadini e aziende, e all'azione congiunta del consorzio solidale "Insieme contro il COVID", tra il 30 marzo e il 27 aprile - nella fase più dura dell'epidemia nel nostro paese - sono stati consegnati agli ospedali italiani quasi 700.000 tra mascherine, disinfettanti e termometri, per un valore di oltre 1,5 milioni di euro.

Il sostegno ai giovani migranti e rifugiati, a rischio sfruttamento e violenza

Anche durante la pandemia di COVID-19 l’UNICEF ha proseguito in Italia il suo sostegno ai giovani migranti e rifugiati, per i quali al rischio sanitario si aggiunge la vulnerabiità a situazioni di sfruttamento e violenza.
Nel quadro di un costante dialogo con le autorità competenti sulla riduzione del rischio insieme ai nostri partner abbiamo condotto azioni di informazione e screening volte all’individuazione precoce di casi sintomatici o di altre situazioni suscettibili di misure sanitarie nelle principali zone di transito dei minori migranti e rifugiati e negli insediamenti informali ed è stata attivata una linea telefonica per fornire le prime informazioni mediche a coloro che non sono registrati nel sistema sanitario nazionale.

Nei mesi di chiusura delle scuole, abbiamo garantito la continuità dei percorsi di istruzione non formale come UPSHIFT, il corso di educazione all’imprenditorialità rivolto a giovani italiani, migranti e rifugiati. 

Non meno importantei sono i risvolti psicologici legati alla gestione dello stress e alla sovraesposizione a informazioni negative. Ragazze e ragazzi migranti e rifugiati hanno potuto condividere le proprie preoccupazioni e domande sulla piattaforma digitale U-Report on the Move, dove hanno potuto relazionarsi con medici e psicologi. E anche nel periodo più duro del lockdown sono state numerose le attività socio-ricreative condotte in streaming per alleviare l'isolamento e la frustrazione dei più giovani.

Documenti disponibili

Appello emergenza COVID-19 - Luglio 2020pdf / 490 kb

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UNICEF Emergenza COVID-19_Novembre 2020pdf / 338 kb

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