Emergenze

Crisi Rohingya

Dopo le gravi violenze del 2017 in Myanmar, che costrinsero centinaia di migliaia di persone alla fuga in Bangladesh, più di 860.000 rifugiati Rohingya – in maggioranza donne e bambini - vivono in 34 campi sovraffollati del distretto di Cox’s Bazar, dipendendo quasi interamente dagli aiuti umanitari.

I rifugiati Rohingya sono tra i più vulnerabili in Bangladesh, un Paese tra i più densamente popolati al mondo che registra oggi un’alta diffusione di COVID-19, e che è sconvolto da alluvioni e cicloni ricorrenti, acuiti dai cambiamenti climatici: nel 2020, 1/4 del Paese ha subito inondazioni, con oltre 5,4 milioni di persone colpite.

Oggi, in Bangladesh, 173,7 milioni di persone hanno bisogno d’assistenza, inclusi 62,7 milioni di minori, quanto l’intera popolazione italiana. Tre le emergenze concomitanti: la crisi dei Rohingya, l’alta diffusione del COVID-19 negli 8 distretti del Paese, i disastri naturali alimentati dai cambiamenti climatici.

In queste condizioni, bambini e donne Rohingya vivono in condizioni indicibili, spesso in fragili rifugi di bambù, nel fango di campi di fortuna affollati e caotici, con poca o nessuna protezione dal sole cocente o dalla pioggia battente nella stagione dei monsoni, e con ben poche possibilità di distanziamento sociale ed igiene di base.

Nei campi Rohingya, l’UNICEF fornisce servizi sanitari, nutrizionali, idrici e igienico-sanitari, educativi, di protezione dell’infanzia e contro la violenza di genere, su larga scala, come in tutto il Paese.

1,06milioni

Bambini sotto i 18 anni colpiti

469.500

I minori Rohingya bisognosi d’assistenza

62,7 milioni

Bambini in bisogno in tutto il Bangladesh

Oltre 2 milioni le persone vittime dell’emergenza Rohingya, tra rifugiati e persone delle comunità ospitanti.
Nei campi di accoglienza, il COVID-19 sta compromettendo l’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali essenziali, vanificando parte dei progressi degli ultimi anni. Sebbene non si siano registrati casi diffusi di COVID-19 nei campi, cruciale è garantire test e centri di cura, mascherine e informazioni precise, per scongiurare possibili focolai.
Gli effetti del COVID-19 gravano pesantemente sui servizi sanitari e nutrizionali del Paese: il numero di operatori sanitari era già esiguo prima della pandemia, e il limitato accesso ai servizi pone il rischio di un aumento del 14% del tasso di Malnutrizione acuta.

Contro il COVID-19 e per l’assistenza medico-nutrizionale a rifugiati Rohingya e comunità ospitanti, l’UNICEF darà priorità ai servizi di prevenzione e di cura nei campi, alla continuità dei servizi sanitari e nutrizionali, alla fornitura di acqua sicura e servizi igienico-sanitari, al lavaggio regolare delle mani, a misure salvavita quali l’utilizzo di mascherine e il distanziamento sociale.

Nel 2020, nonostante il COVID-19 e le devastanti alluvioni, siamo riusciti a raggiungere con vaccinazioni di routine più di 96.600 tra bambini Rohingya e delle comunità ospitanti e oltre 203.600  con vitamina A, per rafforzarne lo stato nutrizionale contro la malnutrizione. Grazie all’UNICEF, tra rifugiati Rohingya e comunità ospitanti 293.200 persone hanno beneficiato di acqua sicura, 341.200 di servizi igienico-sanitari.

Nel 2021, in tutto il Paese l’UNICEF sosterrà la vaccinazione di 3,8 milioni di bambini con vaccino pentavalente e l’assistenza alla salute materno-infantile d’oltre 15,2 milioni tra donne e bambini; con 20,1 milioni di bambini assisiti per la nutrizione tramite somministrazione di vitamina A.
Per l’accesso all’acqua e condizioni igieniche fondamentali per la salute e contro il COVID-19, l’UNICEF fornirà acqua sicura a oltre 10,4 milioni di persone, servizi igienico-sanitari per più di 1,1 milioni. 

Il diritto a studiare e ad essere protetti

Bambini e adolescenti di etnia Rohingya rischiano di divenire una generazione perduta, con la pandemia che rischia di vanificare i risultati duramente raggiunti. 

Prima della chiusura dei centri educativi del marzo 2020 per il COVID-19, il 76% dei bambini e il 70% delle bambine Rohingya tra i 6 e i 14 anni aveva accesso all’istruzione. Di questi, solo un 86% ha potuto seguire la didattica a distanza sostenuta dall’UNICEF.

Nel settore della Protezione dell’Infanzia, con lo scoppio della pandemia si è registrato un aumento dei casi di violenza sui minori, delle violenze di genere e di disagio psicosociale. A partire da marzo 2020, tuttavia, a causa del COVID-19 l’accesso ai campi è stato limitato ai soli servizi essenziali, e le ragazze adolescenti e le persone con disabilità tra i soggetti che hanno maggiore difficoltà ad accedere ai servizi di protezione.

In un Paese in cui  45 milioni di bambini sono soggetti a discipline violente, la violenza contro donne e bambini, è aumentata di circa il 31% durante la pandemia.

Le proiezioni per il Bangladesh stimano un calo dal 7 al 2% prodotto interno lordo: l’aumento della povertà rappresenta un rischio ulteriore per i diritti dell’infanzia, per una popolazione oltretutto esposta a ricorrenti disastri naturali, a causa di monsoni e cicloni inaspriti dai cambiamenti climatici.

Nonostante tutte le difficoltà esistenti, nel 2020 abbiamo raggiunto con istruzione di qualità oltre 320.100 minori Rohingya e delle comunità ospitanti e 103.200 con sostegno psicosociale. 

Per il 2021, tra i nostri obiettivi vi è assistere più di 838.500 bambini con istruzione ordinaria e informale, anche prescolare, e 550.000 tra bambini e persone con in cura minori con misure per la salute mentale e sostegno psicosociale. 

Pagina aggiornata il 18 febbraio 2021.

Documenti disponibili

BANGLADESH - Appello d'Emergenza UNICEF per il 2021pdf / 335 kb

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Bangladesh, la crisi in numeri. Dicembre 2020pdf / 327 kb

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Bangladesh - Appello d'Emergenzapdf / 363 kb

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