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volontari

L'inferno delle piccole domestiche in Bangladesh

Una famiglia bengalese nella vecchia Dacca. ©Elisa Birri
Una famiglia bengalese nella vecchia Dacca. ©Elisa Birri

Nahar, 7 anni, Centro per bambini di strada , Chittagong

Sono le 18:30, la visita al centro è finita, ci prepariamo per andar via quando una piccola bellissima bambina, con un taglio di capelli da maschietto e due occhi neri come l’ossidiana, entra e si siede, in silenzio.

Ci guardiamo stupite e le chiediamo se vuole raccontarci qualcosa. Muove la testa rispondendo affermativamente così le comincio a chiedere come si chiama, da quanto è qua e come ci è arrivata. All’inizio mi scruta, mi guarda intensamente, per capire se si può fidare, se può raccontare tutto, poi comincia a parlare, ma a sillabe e sottovoce: la mia interprete non capisce molto.

Ad un certo punto chiede alla mia interprete se può fare una foto con me e io chiaramente dico di sì, la prendo in braccio affettuosamente e facciamo la foto. Dopo questo gesto probabilmante Nahar si sente più sicura e comincia a raccontare tutta la sua storia.

La sua mamma è morta quando lei aveva 7 mesi e suo fratello 3 anni. Sono stati cresciuti dalla nonna materna, che dopo molti sacrifici per farli mangiare si è ammalata gravemente. La nonna non vuole affidarli a nessun altro, non si fida dei parenti. Quando la nonna peggiora però, la moglie di un cugino, porta Nahar in città e la vende ad una famiglia come domestica.

Nahar aveva 4 anni quando è stata venduta per la prima volta: guadagnava 200tk al mese (2 €) che andavano tutte alla moglie del cugino. I lavori domestici sono spesso molto duri, soprattutto per una bambina di 4 anni e soprattutto perché l’unica cosa che le davano da mangiare era daal (lenticchie) e gli altri giorni il cibo che il cane della famiglia lasciava.

Per questo spesso Nahar scappa dalle famiglie per le quali lavora, per cercare di elemosinare qualcosa per mangiare. La moglie del cugino però conosce molte persone a Chittagong e la ritrovano sempre, la picchiano e la rivendono.

Un anno fa Nahar riesce a scappare dall’ennesima famiglia e si nasconde in una fabbrica di legname. La trova un signore che con lei è molto gentile, «mi trattava bene e mi dava da mangiare», così un giorno lo segue a casa sua e lui la fa riposare e le fa usare il sapone.

Il giorno dopo però comincia ad abusare di lei. Nahar non capisce perché e visto che lui è gentile, la fa mangiare, obbedisce a quello che lui le chiede di fare. La zia della vicina di questo signore si accorge di quello che succede e un giorno senza farsi vedere porta Nahar nel Centro.

Nahar racconta tutta questa terribile storia ma alla fine chiede di poter vedere la sua mamma. Le spiego che la sua mamma non c’è piu ma che sarà sempre vicino a lei nel suo cuore e che nel centro verrà protetta e non le succederà più niente di quello che le e successo in passato.

Mi guarda perplessa e mi chiede se possiamo aiutare suo fratello. Dice che suo fratello vive nel parcheggio dei rickshaw lì vicino e qualche volta la viene a trovare.
Ci accertiamo con la manager del Centro che sia vero e organizziamo lo staff del Centro per andare a cercarlo.

È assolutamente chiaro che Nahar abbia passato delle esperienze traumatiche che hanno bloccato il suo sviluppo mentale e fisico: sembra infatti molto piu piccola dei sui 7 anni.

È assolutamente necessario, in casi come questo, che i bambini vengano seguiti da personale qualificato.

Per questo oltre alla valutazione del supporto psicosociale che sto effettuando nei centri facenti parte del Progetto di protezione dei bambini a rischio, ho incluso la ricerca di servizi esterni quali ospedali o centri per la salute che possano aiutare il Centro per bambini di strada a dare supporto psicologico e medico a questi bambini.