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Bambini e adolescenti senza famiglia

Adozione internazionale

Dagli anni sessanta è aumentato il numero delle adozioni internazionali. Per questo, vi è stato un contemporaneo impegno da parte della comunità internazionale per ottenere che le adozioni vengano realizzate in modo trasparente, senza alcun sfruttamento, legalmente, a beneficio dei minorenni e delle famiglie coinvolte.

In alcuni casi le adozioni venivano realizzate senza rispettare il superiore interesse dei bambini e degli adolescenti, ed i requisiti e le procedure utilizzate non erano in grado di prevenire pratiche non etiche. Persistono alcune debolezze sistemiche che favoriscono la vendita e il rapimento di bambini, la coercizione e la manipolazione dei genitori naturali, la falsificazione dei documenti e la corruzione.

 

Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: guida per l’azione dell’UNICEF

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sancisce chiaramente che ogni bambino ha il diritto di vivere in un ambiente familiare, di conoscere ed essere accudito dalla sua famiglia, prevedendo il ricorso a soluzioni alternative solo in via sussidiaria. Questo principio si ricava da una lettura combinata degli articoli 7, 8, 9, 20, 21.

Riconoscendo il valore e l’importanza delle famiglie nella vita dei minorenni, le famiglie che hanno bisogno di assistenza per occuparsi dei loro figli hanno il diritto di riceverla.

Quando, nonostante tale assistenza, la famiglia del minorenne non è disponibile, non è in grado o non può accudirlo, dovrebbero essere ricercate delle appropriate e stabili soluzioni di tipo familiare, per permettere al minorenne di crescere in un ambiente in cui si senta amato, accudito e sostenuto.

L’adozione internazionale è una delle possibili soluzioni di cura stabile. Per i singoli bambini che non possono essere accuditi in ambiente familiare nel loro Paese d’origine, l’adozione internazionale può essere la migliore soluzione permanente.


Protezione dei minori e cooperazione in materia di adozione internazionale

L’UNICEF sostiene l’adozione internazionale, quando viene realizzata conformemente agli standard ed ai principi della Convenzione sulla protezione dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale (Convenzione dell’Aja del 29 maggio 1993) – ratificata da oltre ottanta Paesi.

La Convenzione è concepita per assicurare processi etici e trasparenti. La legislazione internazionale considera centrale il superiore interesse del minorenne e fornisce il quadro di riferimento per l’attuazione dei principi relativi all’adozione internazionale contenuti nella Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Questo include l’assicurare che le adozioni siano autorizzate dalle autorità competenti, che siano guidate dal consenso informato di tutte le persone coinvolte, che per l’adozione internazionale vengano previste le stesse tutele e gli stessi standard dell’adozione nazionale, che dall’adozione internazionale non venga realizzato in guadagno finanziario improprio per le persone coinvolte.

Gli Uffici dell’UNICEF nel mondo sostengono il rafforzamento dei sistemi di protezione dei minorenni. Opera con governi, partner delle Nazioni Unite e società civile per la protezione delle famiglie vulnerabili, per assicurare che vengano definite delle cornici giuridiche e politiche robuste e per costruire la capacità del sistema sociale, giuridico e legislativo.

 

L’Italia e l’adozione internazionale

L'Italia ha ratificato la Convenzione dell’Aja con la legge 31 dicembre 1998 n.476, le cui norme hanno modificato anche la legge 4 maggio 1983 n.184 e regolano ora la procedura di adozione internazionale. 

È fondamentale attenersi alle norme della legislazione nazionale e internazionale, altrimenti l'adozione straniera non sarà ritenuta valida e il bambino non potrà nemmeno entrare nel nostro paese.

Per di più, in certi casi, l'inosservanza delle leggi sull'adozione può costituire un reato. Con alcuni Paesi che non hanno ratificato la Convenzione dell’Aja, l’Italia ha firmato degli accordi bilaterali oppure ha siglato dei protocolli d’Intesa volti ad apprestare standard di tutela e garanzie procedurali per i bambini da adottare.

In particolare, i Paesi con cui ha firmato accordi bilaterali sono: Vietnam, Bolivia, Federazione Russa, Bielorussia, Cina, Perù. In Italia, le competenze in materia di adozioni internazionali, previste dalla Convenzione de L'Aja del 29 maggio 1993, ai sensi della Legge 31 dicembre 1998, n. 476, sono della Commissione per le adozioni internazionali.

Lo spirito della Convenzione e della legge italiana è basato sul principio di sussidiarietà dell'adozione internazionale: l'adozione deve cioè essere l'ultima strada da percorrere per realizzare l’interesse di un bambino, quando non ci sia stata la possibilità di aiutarlo all'interno della propria famiglia (ove vi sia) e del proprio paese di origine.

 

Dati sull’Italia e le adozioni internazionale

Secondo il Rapporto Statistico della Commissione Adozioni Internazionali relativo al 2008,  l’Italia è uno dei Paesi più attivi sullo scenario internazionale delle adozioni. Stando ai dati assoluti del 2007 figura al terzo posto per numero di accolti, dopo USA e Spagna. Nel corso del 2008 a livello internazionale c’è stato un decremento nelle adozioni, mentre i Italia c’è stato un aumento del 16%.

In base agli ultimi dati resi pubblici dalla Commissione Adozioni Internazionali, al 30 giugno 2009 i minori stranieri per i quali è stata eseguita una adozione internazionale, alla data del 30 Giugno 2009 sono stati 25.860.
La tendenza all’incremento dei minori stranieri adottati in Italia continua, consolidando la crescita registrata nel 2008, con un incremento percentuale del 12,8%.

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"Scheda Adozione internazionale"

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