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Protezione dell'infanzia

Lavoro minorile: la posizione dell'UNICEF

Il lavoro minorile è una delle forme più note e discusse, anche in seno all'opinione pubblica, che assume il macrofenomeno della povertà.

Nessun bambino al mondo lavora continuativamente senza che vi sia, alle spalle, una storia di bisogno economico e di negazione dei diritti. Questa realtà colpisce le coscienze e induce molti a proporre soluzioni drastiche, che però nei fatti finiscono per rivelarsi inutili, se non controproducenti.

L'UNICEF considera con attenzione l'evolversi del lavoro minorile, adottando in ogni paese soluzioni compatibili con il grado di maturità normativo, con la cultura dominante del lavoro e con le concrete condizioni di vita delle famiglie.

In particolare, considera prioritario combattere le peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile: quelle che ledono la dignità del minore, pongono a serio rischio la sua salute psico-fisica o che lo privano anche delle minime opportunità educative. 

Prima di tutto, ascoltare

La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (art. 12) afferma che i bambini ed i ragazzi hanno il diritto di essere gli attori della propria vita e di partecipare alle decisioni che li riguardano, mettendo in discussione in modo profondo e radicale gli atteggiamenti che danno per scontato che i bambini e i ragazzi debbano essere visti ma non ascoltati. 

Parlando di lavoro minorile è importante ricordare alcuni principi chiave della Convenzione in materia di "partecipazione dei ragazzi alle decisioni che li riguardano", perché sul tema del lavoro minorile molti passi significativi in avanti sono stati compiuti proprio grazie all'ascolto e alla partecipazione dei bambini e dei ragazzi lavoratori.
 
Chi meglio dei ragazzi e delle ragazze lavoratrici può aiutarci a capire ciò che di meglio possiamo fare per migliorare le loro condizioni di vita ed attuare i loro diritti?

Negli anni gli organismi internazionali che si occupano del problema hanno evoluto il loro approccio, grazie anche all'approfondimento fornito da studi e ricerche realizzati nei diversi paesi del mondo, ma grazie anche all'ascolto dei minori coinvolti nelle diverse forme di impiego in attività economiche.
 
La stessa Raccomandazione 190 prevede che i programmi di azione previsti dalla Convenzione n. 182 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sulle peggiori forme di sfruttamento del lavoro minorile siano formulati "(...) prendendo in considerazione le opinioni dei minori direttamente colpiti dalle forme peggiori di lavoro minorile(...)".

Scheda informativa sul lavoro minorile in Italia e nel mondo (dati aggiornati al 28 luglio 2014)

 

Le differenti forme del lavoro minorile

La distinzione fondamentale proposta dall'UNICEF è quella tra child labour e child (o children's) work.

La traduzione in italiano questi termini ha spesso dato adito a profondi fraintendimenti, si propone quindi di tradurre il child labour come sfruttamento del lavoro dei minori, in questo caso si fa riferimento al lavoro che non consente di accedere all'istruzione, al lavoro pesante, che ostacola lo sviluppo fisico psichico e sociale e morale dei minori coinvolti.
 
Il child work, che potremmo definire lavoro minorile leggero, è quello che non ostacola l'istruzione, consente al minore di partecipare all'economia familiare e non ha effetti negativi sullo sviluppo.

Studi e ricerche successive hanno consentito di approfondire l'argomento e anche di superare alcuni stereotipi che non aiutano a comprendere il fenomeno.
 
Come ricordato anche in "We the Children", il Rapporto presentato dall'allora Segretario Generale delle Nazioni Unite Kofi Annan in occasione della Sessione speciale dell'Assemblea generale dedicata all'infanzia (New York, maggio 2002), nonostante molta attenzione sia stata accordata ai settori formali e alle esportazioni, soltanto il 5 % del lavoro minorile viene rilevato in questi ambiti.

La considerazione dell'interesse superiore dei bambini e dei ragazzi e l'ascolto delle loro voci, deve essere il principio guida per far uscire le politiche di contrasto al lavoro minorile dal piano delle dichiarazioni di principio e calarle nella realtà, se vogliamo davvero aiutare i bambini lavoratori a costruirsi un futuro migliore



 
 
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   Tags:  lavoro minorile