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Protezione dell'infanzia

#endchildmarriagenow, l'Africa si muove contro i matrimoni precoci

Hassana con il piccolo Abdul, 2 mesi. Nella regione del nord del Ghana in cui vive, oltre un terzo delle donne si sposa in età minorile - ©UNI162264/Glenna Gordon
Hassana con il piccolo Abdul, 2 mesi. Nella regione del nord del Ghana in cui vive, oltre un terzo delle donne si sposa in età minorile - ©UNI162264/Glenna Gordon
UNICEF e UNFPA [Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione] hanno accolto con soddisfazione la prima campagna dell’Unione Africana (#endchildmarriagenow) contro i matrimoni precoci, lanciata ieri ad Addis Abeba (Etiopia).

Questa  pratica ha negato l’infanzia a oltre 17 milioni di ragazze – una su tre – in tutto il continente. A livello globale, 9 dei 10 Stati con la più alta incidenza di matrimoni precoci si trovano in Africa: Niger (75%), Ciad e Repubblica Centrafricana (68%), Guinea (63%), Mozambico (56%), Mali (55%), Burkina Faso e Sud Sudan (52%) e Malawi (50%).

«Abbiamo ascoltato persone provenienti dall’Africa interessate a far crescere la loro voce. Ciò a cui abbiamo assistito è un ampio movimento collettivo di leader e organizzazioni che dicono no ai matrimoni precoci» dichiara Martin Mogwanja, Vicedirettore dell’UNICEF. 

«Questa spinta degli Africani per gli Africani non deve fermarsi fino a quando ogni ragazza in ogni famiglia e in ogni comunità non avrà il diritto di raggiungere il suo diciottesimo compleanno prima di sposarsi.» 

Sebbene la società civile africana faccia da molti anni pressioni sul problema dei matrimoni precoci, questa è la prima volta che un così grande numero di esponenti governativi, delle organizzazioni, delle Agenzie ONU e di singoli individui - incluse giovani e bambine - si impegnano a porre fine a questa pratica.
 

Non agire costa più che intervenire

«I dati parlano chiaro: il matrimonio precoce è innanzitutto una grave minaccia per la vita delle giovani ragazze e per la loro salute, le prospettive future e rappresenta una violazione dei loro diritti umani fondamentali» afferma Julitta Onabanjo, Direttore UNFPA per la regione dell’Africa Orientale e Meridionale.

«Non fare nulla costa, in termini di diritti non realizzati, delle potenzialità personali e delle opportunità per lo sviluppo vanificate, di gran lunga più di quanto costi intervenire per affrontare il problema. Insieme possiamo porre fine ai matrimoni precoci, come sta accadendo in Etiopia, Malawi, Niger e in molti altri paesi».

La campagna durerà, inizialmente, per un periodo di due anni con lanci a livello nazionale promossi in 10 paesi. Altri Stati hanno mostrato interesse ad aderire all'iniziativa. Obiettivo della campagna sarà principalmente di aumentare la consapevolezza dell’impatto che i matrimoni precoci hanno sulle ragazze e sulla società.

Quando una bambina è costretta a sposarsi, spesso proviene da una famiglia ai margini della società. Occorrono impegni politici decisi, per adottare leggi appropriate e misure a livello istituzionale, sociale ed economico,. per mettere fine a questa pratica. 
 
 
«Ho subìto un matrimonio forzato e ho sofferto molto» ha raccontato Barira, una diciassettenne del Niger, fuggita dopo esser stata sposata con un adulto all’età di 15 anni. «Mi minacciava per qualsiasi cosa, ogni volta che aprivo bocca.
 
Sono fuggita. Ho incontrato delle persone sulla strada che mi hanno riportato dai miei genitori. Loro volevano che tornassi indietro e che vivessi con lui, ma mi sono rifiutata. Insistevano, sostenendo che fosse un membro della famiglia e che io non ero nella condizione di poter dire no. Non ho potuto accettarlo, mi picchiava. È stato tutto molto difficile.»

Oltre a UNFPA e UNICEF, la campagna #endchildmarriagenow annovera tra i numerosi partner la Fondazione Ford, UNECA, Save the Children, Plan International, Africa Child Policy Forum (ACPF) e il Dipartimento del Regno Unito per lo Sviluppo Internazionale (DFID).