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Ebola, l'epidemia rallenta ma l'impatto sui bambini è devastante

Bambino e infermiera in un centro di isolamento per sospetti casi di Ebola in Guinea. Il centro è sostenuto economicamente e tecnicamente dall'UNICEF - ©UNICEF/2015
Bambino e infermiera in un centro di isolamento per sospetti casi di Ebola in Guinea. Il centro è sostenuto economicamente e tecnicamente dall'UNICEF - ©UNICEF/2015
18 marzo 2015 - L’UNICEF ha lanciato oggi un nuovo rapporto sull'epidemia di Ebola, che ha avuto un impatto devastante sui bambini: essi rappresentano circa il 20% dei contagi finora registrati in Guinea, Liberia e Sierra Leone

Sconfiggere questa piaga è fondamentale per proteggere i bambini e le loro comunità, così come riavviare i servizi di base.

Il rapporto illustra il drammatico impatto che l’Ebola ha avuto sui bambini, colpendo le comunità più a rischio in alcuni tra i paesi più vulnerabili al mondo.

Delle oltre 24.000 persone contagiate, circa 5.000 sono bambini, mentre più di 16.000 bambini hanno perso uno o entrambi i genitori o coloro che se ne prendevano cura.  

Per molti dei 9 milioni di bambini che vivono nelle aree colpite, Ebola è diventata una terrificante minaccia. Questi bambini sono stati testimoni di morti e sofferenze che vanno ben al di là della loro comprensione.

«L’epidemia non sarà superata fino a quando il numero delle persone contagiate da Ebola non arriverà a zero e ogni singolo contatto non sarà debitamente tracciato e monitorato. Non possiamo permetterci di abbassare la guardia» ha dichiarato Barbara Bentein, coordinatrice UNICEF per l’emergenza Ebola dell’UNICEF. «Allo stesso tempo, i servizi di base devono essere rimessi in sesto usando i mezzi a disposizione nella lotta all’epidemia.»

Il rapporto sottolinea anche il ruolo centrale che le comunità locali stanno giocando nella risposta alla crisi, e i segnali incoraggianti nell’adozione di misure di sicurezza.

In Liberia, per esempio, un sondaggio indica che il 72% degli intervistati pensa che una persona con i sintomi dell’Ebola sarà curata meglio se ricoverata nei centri sanitari: un dato significativo, considerato che in precedenza la tendenza prevalente era di tenere in casa le persone contagiate, comportamento che ha favorito l'espandersi della malattia nelle comunità.

Nell'ambito della risposta all’emergenza Ebola, l’UNICEF e le organizzazioni partner hanno vaccinato migliaia di bambini contro altre malattie potenzialmente letali, come il morbillo (a causa dell'epidemia, infatti, sono calati drasticamente i livelli di copertura vaccinale nei paesi colpiti) e sono stati consolidati i servizi sanitari di base.

L'UNICEF e le organizzazioni partner hanno inoltre contribuito a ridurre il rischio di contagi da Ebola al momento della riapertura delle scuole nei tre Stati coinvolti dall'epidemia, dopo molti mesi di chiusura che avevano negato a 5 milioni di bambini e ragazzi l'accesso all’istruzione.

Nel lungo periodo, gli investimenti sostenuti per migliorare i sistemi sanitari nei paesi colpiti dall’epidemia di Ebola aiuterà ad affrontare anche altre malattie come morbillo, polmonite e diarrea, che rappresentano le principali cause di mortalità infantile.

Come suggerisce il rapporto lanciato oggi, la ripresa di lungo periodo 
dall'epidemia dovrà trarre frutto dai risultati positivi ottenuti nella risposta alla crisi di Ebola, per guadagnare sistemi sanitari migliori rispetto a quelli preesistenti e affrontare le storiche diseguaglianze sociali.


 
 
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   Tags:  salute , Ebola