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Protezione dell'infanzia

Lavoro minorile, 150 milioni di bambini da liberare

Aissatou, 14 anni: il suo lavoro quotidiano è frantumare pietre alla ricerca di particelle di oro presso la miniera di Gorol Kadje, in Burkina Faso - ©UNICEF/NYHQ2014-0685/Nesbitt
Aissatou, 14 anni: il suo lavoro quotidiano è frantumare pietre alla ricerca di particelle di oro presso la miniera di Gorol Kadje, in Burkina Faso - ©UNICEF/NYHQ2014-0685/Nesbitt
12 giugno 2015 – «In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, l’UNICEF ricorda che 150 milioni di bambini tra i 5 e i 14 anni nei Paesi in via di sviluppo, circa il 16% di tutti i bambini e i ragazzi in quella fascia di età, sono coinvolti nel lavoro minorile. Nei Paesi meno sviluppati, circa un bambino o ragazzo su 4 (tra i 5 e i 14 anni) lavora, correndo seri rischi per la sua salute e il suo sviluppo» ha dichiarato Giacomo Guerrera, Presidente dell’UNICEF Italia.

La più alta percentuale di minori lavoratori si trova nell'Africa Subsahariana (il 25% della popolazione di età compresa fra 5 e 14 anni). In Asia meridionale, il 12% dei bambini nella stessa fascia di età svolge lavori potenzialmente dannosi, mentre questa percentuale è del 5% in Europa centrale e orientale e negli Stati della Comunità degli Stati Indipendenti (ex URSS), la regione fuori dall'area OCSE con il minor tasso di bambini lavoratori. 

Nei paesi più poveri del mondo, circa 1 bambino su 4 svolge un'attività economica (retribuita o meno), e questo è potenzialmente dannoso per il suo sviluppo.
 

Lavoro minorile, il genere non fa la differenza

Nell'Asia meridionale sono complessivamente 77 milioni i minori lavoratori. Fra i bambini tra 7 e 14 anni che non frequentano la scuola, la percentuale di quelli che lavorano è dell'88% in Pakistan, del 40% in India e del 10% nello Sri Lanka.

In quasi tutte le regioni del mondo, le probabilità di cadere vittime dello sfruttamento minorile sono più o meno le stesse per i ragazzi o per le ragazze, fatta eccezione per l'area del Medio Oriente e del Nord Africa e dell'America Latina e Caraibi, dove la propensione al lavoro minorile è lievemente maggiore per i maschi. 

Le disparità di genere si verificano a seconda delle attività svolte: le ragazze hanno più probabilità di essere sfruttate per i lavori domestici.
 

Diagramma con la ripartizione per area geografica e genere dei minori lavoratori (5-14 anni)

Fanno invece - e molto - la differenza l'estrazione sociale e l'ambiente.
 
Ad esempio, in Guinea Bissau l'incidenza del lavoro minorile fra i bambini appartenenti al quintile (20%) più benestante è del 15%, mentre fra quelli appartenenti al 20% più povero raggiunge un impressionante 51%. In Perù, la diffusione del lavoro minorile è del 61% nelle campagne e del 18% in ambiente urbano.
 

L'azione dell'UNICEF contro lo sfruttamento economico dei bambini

L’UNICEF combatte lo sfruttamento del lavoro minorile con programmi di sensibilizzazione, prevenzione e reinserimento scolastico o (nel caso di adolescenti) riqualificazione professionale, interventi estesi, oltre che ai bambini lavoratori, anche ai minori smobilitati da gruppi armati e ai bambini di strada

Tali interventi prevedono orari flessibili, metodologie didattiche partecipative e un apprendimento che contempla competenze utili per la vita quotidiana (life skills) e per la formazione professionale. 

Oggi a Firenze, nell’ambito delle Giornate del lavoro organizzate dalla CGIL, verrà presentato il teaser del lungometraggio animato “Iqbal: bambini senza paura” ispirato alla storia di Iqbal Masih, il bambino pakistano ucciso nel 1995 per aver denunciato i suoi sfruttatori dopo anni di schiavitù nella manifattura dei tappeti.

Alla presentazione del film, prodotto da Gertie in collaborazione con diversi partner, fra i quali l’UNICEF Italia, interverrà il portavoce dell'UNICEF Italia Andrea Iacomini

Guarda il promo di "Iqbal: bambini senza paura"
 
L’UNICEF Italia sostiene il progetto “Scuola e protezione per i bambini di strada in Bangladesh” finalizzato a migliorare l’accesso a servizi di protezione sociale delle famiglie più povere e vulnerabili, al fine di ridurre abusi, violenze e sfruttamento a danno di donne e bambini.