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Salute

Mortalità materna, progressi in corso: -44% negli ultimi 25 anni

Un'ostetrica controlla il battito fetale durante una visita prenatale nell'ospedale di Kenema, in Sierra Leone. La struttura sanitaria è stata finanziata in larga parte dai donatori italiani dell'UNICEF - ©UNICEF Sierra Leone/2013-0579/Asselin
Un'ostetrica controlla il battito fetale durante una visita prenatale nell'ospedale di Kenema, in Sierra Leone. La struttura sanitaria è stata finanziata in larga parte dai donatori italiani dell'UNICEF - ©UNICEF Sierra Leone/2013-0579/Asselin
12 novembre 2015 – La mortalità materna è diminuita del 44% negli ultimi 25 anni, scendendo da circa 532.000 decessi annui (dato 1990) ai 303.000 stimati quest'anno.  

Ad affermarlo è il nuovo rapporto congiunto di UNICEF, Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA), Banca Mondiale e Divisione Popolazione delle Nazioni Unite, dal titolo "Trends in Maternal Mortality: 1990 to 2015" che viene pubblicato oggi all'interno della prestigiosa rivista medica internazionale "The Lancet".

La mortalità materna è definita come il decesso di una donna durante la gravidanza, il travaglio o entro le prime 6 settimane dopo il parto. Il dato equivale a 216 decessi ogni 100.000 nati vivi, in calo rispetto alle 385 morti del 1990.

Secondo il rapporto - l'ultimo di una serie che ha esaminato i progressi compiuti nell'ambito degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (OSM) - nonostante i miglioramenti globali, solo 9 Stati hanno raggiunto l'Obiettivo 5, che prevedeva di ridurre il tasso di mortalità materna di almeno il 75% tra il 1990 e il 2015.

Questi paesi sono: Bhutan, Capo Verde, Cambogia, Iran, Laos, Maldive, Mongolia, Ruanda e Timor Est. Nonostante questi importanti progressi, alcuni di questi paesi continuano ad avere tassi di mortalità materna superiori alla media globale.

Il 99% della mortalità materna globale si verifica nei Paesi in via di sviluppo, con l'Africa Subsahariana che da sola pesa per due terzi (66%) del fenomeno. Va rilevato comunque che anche l'Africa ha registrato un progresso importante, con un calo del 45% (da 987 decessi a 546 su 100.000 nati vivi) tra il 1990 e il 2015.

In termini relativi, il maggiore progresso è stato registrato nell'Asia orientale, dove il tasso di mortalità materna è sceso del 72% (da 95 a 27 decessi ogni 100.000 nati vivi).

La mortalità materna è diminuita anche nei Paesi industrializzati, dove il calo negli ultimi 25 anni è stato del 48% (da 23 a 12 decessi ogni 100.000 nati vivi).

«Come abbiamo visto con tutti gli altri Obiettivi di Sviluppo del Millennio relativi alla salute, il rafforzamento del sistema sanitario deve essere integrato con interventi di altro tipo, se vogliamo ridurre la mortalità materna» commenta il Vicedirettore dell'UNICEF Geeta Rao Gupta. «L'istruzione delle donne e delle ragazze, in particolare di quelle più emarginate, è la chiave per dare loro le conoscenze che servono per mettere in discussione le pratiche tradizionali che pongono a rischio la sopravvivenza loro e dei loro bambini». 
 
La gamma degli interventi contemplati dalle organizzazioni che si battono per la riduzione della mortalità materna, come l'UNICEF, va dalla diffusione delle pratiche igieniche per prevenire infezioni alla somministrazione di ossitocina immediatamente dopo il parto (per limitare il rischio di emorragie), dalla cura preventiva dell'ipertensione nelle gestanti all'accesso delle donne a servizi di salute riproduttiva e family planning.
 
«Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio hanno contribuito a dare un impulso senza precedenti alla riduzione della mortalità materna nel mondo» ricorda Flavia Bustreo, Assistente del Direttore Generale dell’OMS per Salute materno-infantile e della famiglia. «Negli ultimi 25 anni, il rischio per una donna di morire per cause legate alla gravidanza è stato quasi dimezzato. Questo è un notevole progresso, anche se non è certo sufficiente. Sappiamo che saremmo in grado di azzerare queste morti di qui al 2030,  e questo è l'obiettivo che ci siamo impegnati a raggiungere».
 
Il raggiungimento di questo traguardo comporta però un impegno ben maggiore da parte della comunità internazionale, secondo Babatunde Osotimehin, Direttore generale dell’UNFPA. «Molti paesi con tassi elevati di mortalità materna faranno ben pochi progressi o addirittura nessuno, se nel corso dei prossimi 15 anni non aumenteremo l'attuale numero di ostetriche disponibili e di altri operatori sanitari con competenze ostetriche. Se non interveniamo con decisione oggi, nel 2030 saremo ancora una volta di frontte a un fallimento nella riduzione della mortalità materna».
 
A settembre il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki-moon ha lanciato la nuova "Strategia Globale per la salute di donne, bambini e adolescenti 2016-2030" il cui fine è di contribuire a raggiungere l'ambizioso traguardo della riduzione della mortalità materna globale sotto i 70 decessi ogni 100.000 nati vivi, come previsto  dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs).

Conseguire questo obiettivo richiederà di più che triplicare il ritmo dei progressi, passando dal tasso annuo di riduzione del 2,3%, registrato dal 1990 a oggi, al 7,5% annuo, a partire dal 2016. 


 
 
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