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Italia amica dei bambini
 

L'Educazione allo sviluppo e ai diritti

L'UNICEF promuove con convinzione l'approccio "child-to-child", finalizzato a favorire la comprensione dei problemi e sviluppare l'empatia fra i bambini e i ragazzi italiani e i loro coetanei in paesi lontani.

 

Illustrazione di Lorenzo Terranera: bambini sui banchi di scuola
©Lorenzo Terranera/2005

"Sii tu il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo" (M. Gandhi)
 

Il dibattito sullo sviluppo, ampio e spesso controverso, coinvolge le società dei paesi avanzati e non solo, fin dalla seconda metà degli anni '50.

Il discorso riguardante l'aspetto pedagogico, che su suggerimento italiano prenderà il nome di "educazione allo sviluppo", risale invece all'inizio degli anni '70, quando prendono piede le idee dell'educatore brasiliano Paulo Freire e del sociologo di origine messicana Ivan Illich.

Il loro messaggio chiave è che l'educazione troppo spesso serve per il rafforzamento dello status quo, in quanto trasforma gli studenti in passivi bersagli di informazioni selezionate. Finalità dell'educazione dovrebbe essere invece la liberazione dell'individuo.

L'educazione dovrebbe aiutare i giovani ad affrontare la realtà senza pregiudizi, ad esaminarla con sguardo critico: la scuola ideale dovrebbe aiutare gli studenti a partecipare attivamente alla trasformazione del mondo che li circonda.

Sulla scorta di queste considerazioni l'educazione allo sviluppo suppone l'applicazione di metodi pedagogici nuovi che permettano al bambino di sviluppare la sua personalità, il suo senso critico, la sua volontà e la capacità di agire nell'ambiente e nella società attraverso esperienze ed azioni concrete.

I suoi elementi fondanti sono:

  • il coinvolgimento trasversale delle competenze e degli approcci dei diversi saperi (multidisciplinarietà)
  • il rispetto e la valorizzazione delle differenze
  • la promozione dei diritti umani ed il rispetto per l'ambiente
  • la consapevolezza della crescente interdipendenza globale tra popoli e nazioni
  • lo studio e la gestione dei conflitti e la loro risoluzione non violenta

 UNICEF, 30 anni di educazione allo sviluppo in Italia

Il Comitato Italiano per l'UNICEF, nato nel 1974, ha da subito creduto in questa missione. Sin dal 1975, con il lancio dei primi programmi specificamente rivolti alle scuole, esso è stato un punto di riferimento per i Comitati nazionali UNICEF di altri paesi e per molte altre associazioni italiane.

L'UNICEF promuove con convinzione l'approccio "child-to-child", finalizzato a favorire la comprensione dei problemi e sviluppare l'empatia fra i bambini e i ragazzi italiani e i loro coetanei in paesi lontani.

L'Altro molto spesso diventa uno specchio che riflette immagini di noi stessi che non ci aspettavamo e con le quali non siamo sicuri di voler fare i conti, per questo l'UNICEF fonda il proprio insegnamento sulla cultura del confronto.

Adottare una prospettiva interculturale, conoscere e valorizzare le diversità, contribuisce al dialogo ed alla convivenza fra persone di culture diverse.

Questa è anche la visione che anima le iniziative di raccolta di fondi che l'UNICEF da sempre svolge nella scuola italiana. Educare al sapere e all'azione, diffondere la conoscenza di realtà lontane e adottare comportamenti di solidarietà consapevole, come accade con il programma "Adottiamo un progetto", sono per noi due facce del medesimo impegno.


 
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