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Acqua

Acqua e igiene

Una bambina aziona una pompa a trazione manuale installata dall'UNICEF nel villaggio di Madjawi (Benin) - ©UNICEF/NYHQ2006-2862/Pudlowski
Una bambina aziona una pompa a trazione manuale installata dall'UNICEF nel villaggio di Madjawi (Benin) - ©UNICEF/NYHQ2006-2862/Pudlowski

(Ultimo aggiornamento: 1°/1/2016) - Avere acqua pulita per dissetarsi e lavarsi, gabinetti e fognature funzionanti: sembrerebbero diritti banali, per l'umanità del terzo millennio. Eppure ancora oggi 663 milioni di abitanti del pianeta attingono acqua da fonti insalubri e circa 2,4 miliardi (quattro abitanti su dieci) vivono in condizioni igieniche incompatibili con la sicurezza e con la salute.

La strada per raggiungere l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio 7 su acqua e igiene è stata lunga, ma già ben prima del "fischio finale" del 2015 è la comunità internazionale ha celebrato il conseguimento del traguardo prefissato, sebbene soltanto per la parte relativa all'acqua potabile.

Difatti, già nel 2010 è stato raggiunto il livello di diffusione dell'acqua di provenienza sicura prefissato dall'Obiettivo 7 (pari all'88% della popolazione mondiale), livello che nel 2015 ha ormai raggiunto il 91% (con punte del 96% se si considera la popolazione che abita in ambiente urbano).

Dal 1990 a oggi, infatti, ben 2,1 miliardi di abitanti del pianeta hanno ottenuto per la prima volta l'accesso a servizi igienici adeguati, e ben 2,6 miliardi hanno guadagnato l'accesso a fonti idriche adeguate o - come si dice in gergo tecnico - "migliorate" (improved water sources):

  • impianti idrici muniti di tubature, nelle abitazioni o in luoghi pubblici
  • serbatoi e cisterne accessibili al pubblico
  • pozzi artesiani
  • pozzi di altro tipo, purché dotati di misure che evitino contaminazione da animali, polvere, ecc.
  • sorgenti naturali controllate
  • bacini protetti per la raccolta dell’acqua piovana
  • acqua imbottigliata


L'impatto delle carenze di acqua e igiene sull'infanzia

Quando acqua potabile e servizi igienici scarseggiano, la salute dei bambini ne risente gravemente, e in molti modi.

Neonati e bambini molto piccoli sono le vittime più indifese delle infezioni veicolate dall'acqua impura e dalla scarsa igiene ambientale: basti pensare che il 16% della mortalità infantile globale è provocata dalla diarrea, una malattia che in Occidente è curata con tale facilità da essere ritenuta un semplice "incidente" per bambini o adulti. 

Nel mondo, circa 1.000 bambini muoiono ogni giorno di diarrea provocata dall'ingestione di acqua infetta, e sono ben 400 milioni quelli in età scolare che ogni anno si ammalano per colpa di parassiti intestinali, le cui conseguenze possono persino arrecare ritardi nello sviluppo cognitivo.

Quando l'acqua è lontana, le bambine sono costrette ad abbandonare la scuola per andare a raccoglierla, e le donne vincolate a una corvée quotidiana che diventa una vera e propria  discriminazione di genere: come nell'Africa Subsahariana, dove si calcola che la ricerca dell'acqua assorba 40 miliardi di ore annue, per il 71% sulle spalle di donne e bambine.

Ma la carenza di fonti idriche e di igiene adeguate ha anche costi esorbitanti che debilitano le già fragili economie dei Paesi in via di sviluppo.

L'UNICEF calcola che se tutti gli abitanti del pianeta avessero entrambi questi diritti garantiti, si risparmierebbero 11,6 miliardi di dollari all'anno soltanto per quanto riguarda le cure mediche della diarrea! Giganti demografici come Cina e India stanno compiendo progressi senza precedenti, ma a segnare il passo sono proprio i Paesi economicamente più arretrati, coloro che di questi miglioramenti avrebbero più bisogno.

Scarica il rapporto UNICEF-OMS "25 years of Progress on Sanitation and Drinking Water" (2015).

 

L'azione dell'UNICEF

Dal 1966 a oggi l'UNICEF ha lavorato in 100 Paesi (per lo più in Asia meridionale e Africa) per estendere quanto più possibile il diritto umano all'acqua e all'igiene, dapprima con la costruzione di sistemi idrici e pozzi, in seguito anche spostando l'accento sull'educazione all'igiene, sul miglioramento degli ambienti scolastici e sul coinvolgimento delle comunità locali.

L'UNICEF è di norma l'agenzia leader nella fornitura di acqua e servizi igienici nelle emergenze umanitarie.

Negli ultimi decenni sono stati realizzati progressi considerevoli su questo fronte, più di quanto sia stato fatto in qualsiasi altra epoca della storia umana.

Restano tuttavia disparità ancora tutte da risolvere: il 70% della popolazione priva di gabinetti e fognature e addirittura l'84% di coloro che non hanno una fonte di acqua pulita vivono nelle aree rurali, dove è risolvere questi disagi è più difficile e costoso. Il desiderio di possedere acqua corrente e gabinetti funzionanti è uno dei tanti motivi che alimentano il fenomeno dell'inurbamento, oggi in pieno corso nel mondo in via di sviluppo.



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