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Protezione dell'infanzia

Mutilazioni genitali femminili, 30 milioni di bambine a rischio

Madre e figlie a Cambadju, il primo villaggio della Guinea Bissau ad avere ufficialmente abolito le mutilazioni genitali femminili nel proprio territorio - ©UNICEF/NYHQ2012-2159/LeMoyne
Madre e figlie a Cambadju, il primo villaggio della Guinea Bissau ad avere ufficialmente abolito le mutilazioni genitali femminili nel proprio territorio - ©UNICEF/NYHQ2012-2159/LeMoyne
6 febbraio 2014 - Nel mondo, ancora oggi, sono più di 125 milioni le bambine e le donne che sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili (MGF) o escissione. Nei prossimi dieci anni, si stima che altri 30 milioni di bambine rischieranno di subire questa pratica. 

Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto (dove si verifica un quinto dei casi globali) fanno registrare i tassi più alti di diffusione del fenomeno: in questi paesi oltre il 90% delle bambine e delle donne hanno subito tale pratica.

In altri Stati, come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen, non vi è stato alcun calo significativo dell'incidenza delle MGF. 

«Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all’autodeterminazione di ogni bambina» dichiara Giacomo Guerrera, presidente dell’UNICEF Italia in occasione dell'odierna Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili. «Le legislazioni da sole non bastano. La sfida cui stiamo andando incontro è di lasciare che bambine e donne, ragazzi e uomini levino la loro voce e affermino con chiarezza di rifiutare una pratica dannosa come questa.»
 

La scuola è la migliore prevenzione delle MGF

Oggi le bambine hanno meno probabilità di subire questa pratica, rispetto alle loro madri. In Kenya e in Tanzania le ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno tre volte meno probabilità, rispetto alle donne in età 45-49 anni, di subire mutilazioni o escissioni. 

Il tasso di prevalenza del fenomeno, è stato quasi dimezzato tra le adolescenti di Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria

L'istruzione può giocare un ruolo fondamentale per favorire il cambiamento culturale in tema di MGF: più elevato è il grado di istruzione materno, minori sono le probabilità che le figlie subiscano mutilazioni ed escissioni. Inoltre, più a lungo le ragazze frequentano la scuola, più facilmente possono confrontarsi con soggetti che rifiutano tale pratica. 

«Non bastano le norme, occorre che tutti gli attori - governi, organizzazioni non governative e comunità - promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate all’eliminazione delle mutilazioni così come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, direttamente o indirettamente legate a norme sociali» sottolinea il presidente dell'UNICEF Italia.

«Ci sono tuttavia alcuni Stati, come Camerun, Gambia, Liberia, Mali e Sierra Leone che non hanno ancora una legislazione in merito. In questi paesi l’UNICEF è particolarmente impegnato a fianco dei governi, fornendo anche supporto tecnico per promuovere leggi in materia».

 




 
 
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"Scheda dati sulle MGF (aggiornamento: maggio 2014)"

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