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Protezione dell'infanzia

Dialogo e informazione, le armi per eliminare le mutilazioni genitali femminili

La copertina del rapporto UNICEF sulle mutilazioni genitali femminili 2013
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Secondo un nuovo rapporto dell'UNICEF pubblicato oggi, più di 125 milioni di bambine e donne sono state sottoposte a mutilazioni genitali femminili/escissione (MGF/E). Una su cinque vive in Egitto. Nei prossimi dieci anni 30 milioni di bambine rischiano ancora di subire questa pratica.

Il rapporto ”Female Genital Mutilation/Cutting: A statistical overview and exploration of the dynamics of change”, elaborato sulla base di 70 indagini rappresentative a livello nazionale nell’arco di vent’anni, è ad oggi la raccolta più completa di dati e analisi sul tema. 

Le ricerche, condotte in 29 Stati di Africa e Medio Oriente nei quali si continuano a praticare le MGF (cfr. mappa sottostante), rilevano che rispetto a 30 anni fa le bambine hanno meno probabilità di essere sottoposte a mutilazioni, e che il sostegno alla pratica è in declino, anche nei paesi dove è ancora largamente diffusa, come l'Egitto e il Sudan.

Anche Somalia, Guinea, Gibuti ed Egitto registrano un alta prevalenza di mutilazioni, con più di 9 donne e bambine su 10 tra i 15-49 anni che hanno subito tale pratica. E non vi è stato alcun calo significativo in paesi come Ciad, Gambia, Mali, Senegal, Sudan o Yemen.

(fai clic sulla mappa per ingrandirla) 

La distribuzione planetaria delle mutilazioni genitali femminili: i 125 milioni di casi si verificano in 29 Stati, in maggioranza nella fascia saheliana dell'Africa

Parlarne, il primo passo per vincere le MGF

Nonostante la metà dei 29 Paesi osservati registri una diminuzione delle mutilazioni, il rapporto evidenzia il divario tra le opinioni personali dei singoli individui e il comune senso di obbligo sociale che perpetua questa pratica, aggravato dalla mancanza di un confronto aperto su un tema così delicato. 

Il rapporto infatti sottolinea l’importanza del dialogo come metodo per combattere la falsa convinzione che “gli altri” appoggino la pratica delle mutilazioni e che si possa rimanere soli in una battaglia non condivisa.

Oggi, però, le bambine hanno meno probabilità di subire questa pratica rispetto alle loro madri. In Kenya e in Tanzania le ragazze tra i 15 e i 19 anni hanno tre volte meno probabilità in meno di essere mutilate rispetto alla generazione di donne che oggi ha tra 45 e 49 anni. L'incidenza del fenomeno, inoltre, è scesa di ben quasi la metà tra le adolescenti in Benin, Repubblica Centrafricana, Iraq, Liberia e Nigeria.

L'istruzione può giocare un ruolo fondamentale nel favorire i cambiamenti sociali; più le madri sono istruite, minori sono i rischi che le loro figlie vengano mutilate e più le ragazze frequentano la scuola, più facilmente possono confrontarsi con altre persone che rifiutano tale pratica. 
 

Le norme e il consenso degli uomini

«Le mutilazioni genitali femminili sono una violazione dei diritti alla salute, al benessere e all’autodeterminazione di ogni bambina» ha detto Geeta Rao Gupta, Vicedirettore esecutivo dell'UNICEF. «Ciò che emerge dal rapporto è che le legislazioni da sole non bastano. La sfida, adesso, è di lasciare che bambine e donne, ragazzi e uomini levino la loro voce e affermino con chiarezza di rifiutare questa pratica dannosa.»
 
Il nuovo rapporto dell'UNICEF, infatti, rileva che oltre alla maggior parte delle ragazze e delle donne che sono contro la pratica, anche un numero significativo di uomini e di ragazzi la rifiuta. In particolar modo in tre paesi - Ciad, Guinea e Sierra Leone - sono addirittura più gli uomini che le donne a volere la fine delle mutilazioni.

Quello che emerge con chiarezza dallo studio è che non sono sufficienti soltanto le leggi ma che tutti gli attori (Governi, Organizzazioni non governative e comunità locali) promuovano un cambiamento sociale positivo attraverso programmi e politiche mirate all’eliminazione delle mutilazioni come a tutte le altre forme di violenza contro i bambini, direttamente o indirettamente legate a norme sociali. 

Ci sono, tuttavia, ancora alcuni Stati come Camerun, Gambia, Liberia, Mali e Sierra Leone che non hanno una legislazione in materia. In questi Paesi l’UNICEF è particolarmente impegnato nel fornire sostegno tecnico ai governi affinché vengano elaborate delle normative specifiche.

L’UNICEF lavora con i Governi e con le comunità per assicurare una solida legislazione contro le mutilazioni genitali femminili/escissione, attraverso la raccolta di buone informazioni, diffusione della consapevolezza e coinvolgimento, nel rispetto delle tradizioni e degli usi locali.


 
 
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"Scarica la versione integrale del rapporto UNICEF sulle MGF (in inglese)"

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"Scarica la sintesi del rapporto UNICEF sulle MGF (in inglese)"

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