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Mortalità materna - Dati statistici

Un'ostetrica ausculta il battito cardiaco fetale nell'ospedale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana - ©UNICEF/NYHQ2012-2174/Christine Nesbitt -  -
Un'ostetrica ausculta il battito cardiaco fetale nell'ospedale di Bangui, capitale della Repubblica Centrafricana - ©UNICEF/NYHQ2012-2174/Christine Nesbitt - -
Mortalità materna: cause, trend, probabilità di rischio, distribuzione geografica dei decessi connessi alla gravidanza e al parto.

Dopo decenni di sostanziale immobilità, negli ultimi anni la mortalità materna ha fatto segnare una visibile riduzione, seppure a un tasso annuale (2,3%) inferiore rispetto a quello che sarebbe necessario (5,5%) per raggiungere l'Obiettivo di Sviluppo del Millennio n. 5 sulla salute delle donne.

In altri termini, dal 1990 a oggi la mortalità per ragioni connesse alla gravidanza o al parto è stata dimezzata, ma sarà arduo ottenere quella riduzione del 75% prevista dagli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per il 2015. 

Secondo le stime più recenti (novembre 2015), ogni anno 303.000 donne nel mondo muoiono per complicazioni legate alla gravidanza o al parto. Altre 10 milioni patiscono lesioni, malattie e infezioni che possono provocare sofferenze per tutto l'arco della vita. 

 

Mortalità delle donne e povertà, un nesso inscindibile

Il fenomeno è strettamente connesso alla povertà e alla scarsa considerazione dei diritti umani delle donne: il 99% dei decessi avvengono infatti in Paesi a basso reddito, con l'85% dei casi concentrati in Africa Subsahariana e in Asia meridionale. 

Il tasso di mortalità materna (calcolato come numero di decessi per 100.000 parti) è mediamente di 12 nei Paesi industrializzati e di 500 nell'Africa a sud del Sahara.

È però da un altro indicatore - il "maternal mortality lifetime risk" (rischio di mortalità materna nel corso della vita), che tiene conto anche del tasso di fertilità e quindi del maggior numero di eventi con rischio di decesso che una donna deve affrontare nei Paesi in via di sviluppo - che il divario tra Occidente e resto del mondo emerge con la massima nettezza.

Il "rischio di mortalità" infatti è pari a una probabilità su 39 per una madre africana, rispetto a 1 ogni 4.700 per una donna europea o nord-americana - oltre cento volte di più!

Può essere interessante rilevare che n Italia, in considerazione del bassissimo tasso di fertilità, tale indicatore è addirittura di 1 su 20.300. Solamente Grecia (1 su 25.500), Singapore ed Estonia registrano tassi di rischio inferiori rispetto al nostro Paese.

All'opposto, gli Stati in cui le donne corrono un rischio maggiore di mortalità per cause connesse alla gestazione sono Ciad (1 su 15), Somalia (1 su 16), Niger e Sierra Leone (1 su 23), Liberia (1 su 24) e Guinea Bissau (1 su 25): significativamente, tutti questi Paesi fanno parte dell'Africa Subsahariana.

Con circa 80.000 decessi annui, l'India è il paese al mondo nel quale la mortalità materna miete il più alto numero assoluto di vittime: mediamente, in India una donna muore per cause legate alla gravidanza o al parto ogni 5 minuti. 

Da rilevare infine che all'interno di un singolo Stato possono avere grande peso le differenze di natura etnica e sociale: negli Stati Uniti, l'indice di rischio per le donne afro-americane è quasi quattro volte superiore a quello delle donne bianche non ispaniche.

 

Le cause della mortalità materna

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, ogni giorno nel mondo 800 donne muoiono durante la gravidanza o nel dare alla luce un bambino. Nell'assoluta maggioranza dei casi, quella morte potrebbe essere prevenuta con adeguate diagnosi e assistenza prenatale. 

L'80% delle cause del decesso è ascrivibile a emorragie o infezioni susseguenti il parto, a ipertensione (eclampsia) durante la gravidanza o a un aborto praticato in condizioni non sicure.

Nei casi residui, la causa della mortalità è imputabile alla malaria o ad altre malattie.

Diagramma delle principali cause di mortalità materna nel mondo: dati OMS 2010



https://www.unicef.it//doc/436/mortalita-materna-dati-statistici.htm

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