Il convegno "La guerra negli occhi dei bambini", svoltosi a Pesaro il 12 dicembre, ha esplorato come il cinema racconti il conflitto attraverso il punto di vista dei più piccoli. Massimo Baronciani, divulgatore storico, ha presentato alcune sequenze cinematografiche con bambini protagonisti, dimostrando come il cinema usi spesso la loro prospettiva per evidenziare l'assurdità e la crudeltà della guerra, soprattutto quando essa spezza l'infanzia.
Sono stati analizzati film come LA VITA È BELLA, IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE e L’IMPERO DEL SOLE, offrendo diverse chiavi di lettura sul tema.
Nel caso di LA VITA È BELLA, il film di Roberto Benigni racconta la guerra filtrata dall’amore di un padre che cerca di proteggere il figlio Giosuè, facendogli vivere la deportazione come un gioco. Nonostante il padre nasconda la violenza sotto forma di favola, il bambino percepisce comunque le ombre della guerra: la fame, la paura e l’assenza della madre. Il film solleva la domanda se sia giusto mentire a un bambino per preservarne l'innocenza, con la risposta che rimane ambigua. Il sacrificio finale del padre dimostra come l’amore genitoriale possa diventare l'ultimo scudo contro la disumanizzazione della guerra.
IL BAMBINO CON IL PIGIAMA A RIGHE, tratto dal romanzo di John Boyne, presenta Bruno, un bambino che osserva la guerra senza comprenderla. Figlio di un ufficiale nazista, vive ai margini del sistema che opprime, senza sapere davvero cosa rappresenti il campo di concentramento che scorge dalla finestra. La sua amicizia con Shmuel, un bambino ebreo prigioniero nel campo, è pura e priva di pregiudizi, e dimostra come la guerra sia una costruzione degli adulti, incomprensibile per i bambini. Il finale tragico del film evidenzia che la guerra non risparmia nessuno, nemmeno chi ne è solo indirettamente coinvolto.
L’IMPERO DEL SOLE, diretto da Steven Spielberg, racconta la storia di Jim, un bambino inglese che vive a Shanghai durante la Seconda Guerra Mondiale e che passa dall’agiatezza alla prigionia in un campo giapponese. A differenza degli altri film, la guerra qui non è nascosta ma vissuta in modo graduale. Jim è costretto ad adattarsi velocemente, perdendo la sua infanzia troppo presto. Il suo sguardo sulla guerra evolve da stupore a rassegnazione, mostrando come la guerra non uccida solo i corpi, ma anche l'infanzia, trasformando i bambini in adulti prematuri.
Nonostante le diverse narrazioni, i tre film condividono un messaggio comune: la guerra è una sconfitta, soprattutto quando vista dagli occhi dei bambini. Che sia mascherata da favola, fraintesa come gioco o affrontata come lezione di sopravvivenza, la guerra priva i bambini della spensieratezza, della fiducia e del futuro. Raccontare la guerra attraverso gli occhi dei più piccoli non ha solo un fine emotivo, ma serve a responsabilizzare, facendo riflettere gli adulti sulle ferite che ogni conflitto lascia, ben oltre la fine delle ostilità.