La guerra negli occhi dei bambini è il titolo del convegno che si è svolto il 12 dicembre a Pesaro, con un’analisi approfondita delle tragiche conseguenze dei conflitti sull’infanzia.
Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia, ha presentato i risultati di un sondaggio tra giovani sul tema della guerra, mentre Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia, ha raccontato, con grande emozione, le sue esperienze nei Paesi colpiti dai conflitti. Ha evidenziato che oggi viviamo la crisi più grave per l’infanzia dal 1946, con un drammatico aumento dei bambini in zone di guerra e ad alto rischio climatico. I numeri sono allarmanti: 500 milioni di bambini vivono in conflitto in 59 Paesi, un miliardo è a rischio climatico, e ogni anno 5 milioni di bambini in più diventano malnutriti. Inoltre, sono state registrate 33.000 violazioni dei diritti contro oltre 22.000 bambini, tra cui migliaia di morti e feriti a Gaza e in Ucraina (2023).
Le azioni di UNICEF includono aiuti umanitari, ricongiungimento familiare, spazi sicuri per i bambini e campagne di vaccinazione. Un aspetto cruciale è l’assistenza psicologica per i bambini traumatizzati dalla guerra.
Iacomini ha sottolineato che il trauma riguarda non solo i bambini soldato, ma anche chi è coinvolto in altri ruoli, come cuoco o spia. UNICEF cerca di restituire normalità attraverso attività educative e ludiche. Ha inoltre raccontato che, a causa dei bombardamenti, i bambini passano in media sei ore al giorno sotto terra. In un’attività in una scuola, molti bambini hanno scritto “dormire” nel disegno della loro mano, esprimendo il desiderio di un riposo sicuro.
I conflitti dimenticati, come quelli in Sudan, Sud Sudan, Yemen, Afghanistan, Congo, Haiti e Libia, sono spesso ignorati dai media, ma la situazione in questi Paesi è peggiorata, e Gaza rischia di affrontare lo stesso destino. Iacomini ha quindi ribadito l’urgenza di un impegno globale per la tutela dei diritti dei bambini, non solo nelle zone più conosciute, ma anche in quelle dimenticate.
Bernardo Gili, psicologo, ha parlato dell’impatto della guerra sugli occhi dei bambini, che vivono il conflitto in modo diverso, più doloroso e meno comprensibile. I bambini non comprendono le cause della guerra, ma ne subiscono le conseguenze psicologiche. Le emozioni intense e i sentimenti di angoscia possono compromettere il loro sviluppo equilibrato. È fondamentale che gli adulti li accompagnino nell’elaborazione di questi vissuti, per aiutarli a sviluppare fiducia e senso di sicurezza. I bambini coinvolti direttamente nella violenza, come quelli testimoni di atrocità domestiche o di guerra, necessitano di interventi psicologici specifici per affrontare il trauma e trasformare i loro vissuti emotivi.