Torino

Lo sguardo sulla città di oltre 500 under 30. Il dossier di Omnia Torino

10 minuti di lettura

28/07/2021

Corriere Torino del 26 luglio 2021
Desideri e dubbi dei giovani torinesi: «Male la cultura, verde promosso. E la politica è poco attenta» di Giulia Ricci

Le grandi differenze tra quartieri e il senso di abbandono da parte della politica, ma il comune desiderio di rivalsa. Il paradosso di una formazione promossa ad ottimi voti con la voglia di andarsene per la mancanza di prospettive. Il giudizio positivo verso parchi e ciclabili in un’ottica green del futuro, ma la totale mancanza di una cultura diffusa sul territorio. È la fotografia di pensieri, dubbi e paure dei giovani torinesi scattata da altri giovani, il think tank Omnia Torino, un gruppo under 30 nato durante la pandemia per incidere sulle politiche del territorio e chiedere all’amministrazione di ascoltare la voce dei ragazzi. Con loro il Comitato provinciale di Torino per l’Unicef, Acmos, il Centro interculturale e decine di associazioni, parrocchie e scuole che hanno partecipato alla distribuzione del questionario: a rispondere sono stati in 511 tra i 15 e i 29 anni, ai quali è stato chiesto di raccontare la qualità di vita del loro quartiere.
L’aspetto di Torino che più piace ai giovani (anche se per ogni «cluster» vi è differenza tra circoscrizioni) è il verde; viva le zone dove poter passeggiare e i viali alberati, ma anche la mobilità sostenibile: le ciclabili sono ottime per il 44%, ma quasi tutti i rispondenti vorrebbero più zone pedonali (sufficienti solo per il 10%). L’altra eccellenza nostrana è la formazione: il 41% delle scuole sono ritenute di buon livello e anche accessibili, soprattutto quelle di quartiere (mentre non piacciono gli istituti privati).
Ci sono poi pennellate di chiaro-scuro, come sul trasporto pubblico: se 219 su 511 pensano che i collegamenti con tram e metropolitana siano adeguati, 189 di loro ritengono che i mezzi siano troppo affollati; insomma, le linee funzionano, ma servono più bus. Ma anche sulla sicurezza: il 28% sente di poter camminare da solo tranquillamente (una media, però, tra il 55% di chi vive in centro e il 17% di chi abita ad Aurora o Lingotto), ma il 22% dei ragazzi vorrebbero una maggiore presenza di forze dell’ordine.
Le note stonate, invece, arrivano su welfare e cultura. Solo il 5% dei ragazzi pensa che la politica sia attenta ai bisogni del quartiere: in particolare la manutenzione delle strade è una mancanza per il 28%, il 21% dice che non vi è lavoro, solo il 10% parla di «progetti utili» al territorio. Per quasi tutti i torinesi under 30 mancano o sono pochi i luoghi di aggregazione culturali, e teatri e centri ricreativi sono un’eccellenza solo per l’11%; ma soprattutto non ci sono eventi ed è insufficiente la loro sponsorizzazione.

«I ragazzi inoltre — aggiunge il presidente di Omnia, Alessandro Regge — sentono di essere una risorsa, ma di non essere coinvolti nelle scelte. Abbiamo raccolto le loro voci perché siamo di fronte ad una sfida epocale: dal sondaggio è evidente come la pandemia abbia influito su molte delle loro scelte. Sarà interessante vedere cosa sarà cambiato alla fine dell’emergenza». Il report «Vivere Torino: i giovani torinesi» diventa quindi uno strumento «per chi si è candidato, un manuale per le politiche su ragazzi e bambini –— sottolinea il presidente del Comitato provinciale di Torino per l’Unicef, Antonio Sgroi —; “conoscere per deliberare”. Per costruire i progetti su Torino bisogna guardare in basso, pensare alle future generazioni: se i giovani sono felici, lo sono anche gli adulti».

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25 luglio 2021 | 20:44
Carlo Genova: «Basta etichette, nascono ghetti»
•    Corriere Torino
•    26 Jul 2021
•    Di Giulia Ricci
«Se continuiamo ad abbandonare i giovani e stigmatizzare i luoghi dove vivono, creeremo dei ghetti». 
Carlo Genova, professore associato di sociologia dei processi culturali a Unito, commenta così il report. «I ragazzi sono passati dall’essere risorsa su cui investire a qualcosa da contenere e gestire».
Professore, qual è il dato che l’ha colpita di più?
«Innanzitutto, che a Torino ci sono sempre meno giovani. Li attrae, in quanto città universitaria, ma non riesce a trattenerli. Solo il 15% degli intervistati non è torinese».
Molti, inoltre, vogliono andarsene…
«Sì, il 38%, un dato simile in ogni Circoscrizione. Significa che i ragazzi non vogliono scappare da un quartiere brutto, quanto cercare quello che qua non stanno trovando. Un dato aumentato dalla pandemia: un giovane su due dice che l’emergenza ha tolto “soldi e sicurezza”. A questo si lega un altro elemento».
Quello sui luoghi di aggregazione?
«Sì, ma attenzione. Da anni continuiamo a dire che le città non mettono più a disposizione spazi, ed è vero. Ma dal report emerge che ai ragazzi manchino soprattutto le proposte culturali, più che i luoghi. Il fatto che la socialità si sviluppi a partire da luoghi fisici è più nella testa degli adulti».
La sensazione generale è che i giovani si sentano abbandonati…
«Vero, ma se il 50% parla di “problemi”, quasi il 75% soffre la “brutta reputazione”, quella narrazione pubblica che stigmatizza il territorio in cui vive. Oggi a Torino non esistono ancora ghetti, ma forzare quelle immagini stereotipate rischia di crearli. Tanto più che i giovani si sentono abbandonati, appunto».
Quindi oggi la situazione non è ancora tragica?
«No. Non c’è ancora un unico territorio circoscritto e specifico dove dover intervenire in modo forte e concentrato. Abbiamo una città a scacchiera con varie problematiche, ma niente di drammatico. Da una parte è meglio così, dall’altra questa stessa condizione è un campanello d’allarme, perché ci dice: o la smettete di stigmatizzare i problemi e agite per migliorarli, oppure l’abbandono e il giudizio insieme faranno nascere davvero un ghetto. Si può fare ancora molto, ma bisogna farlo adesso».
La Città dovrebbe rendere i giovani più partecipi di questo processo?
«Le dinamiche cambierebbero se l’amministrazione trattasse i giovani come una risorsa. Lo vediamo con la questione “movida” in Vanchiglia (o, meglio, la presenza di giovani in spazi pubblici la sera): che interventi si stanno facendo? Le ordinanze, che non risolvono nulla. Se ci fossero più opportunità, i ragazzi si distribuirebbero. Un po’ come i Murazzi: il contesto era problematico? Chiudiamo tutto e speriamo si chiudano in casa. Si sviluppino le politiche giovanili con loro, con chi si occupa di loro e chi li studia. Come si faceva vent’anni fa».

Centro Crocetta
Felici ma «soli» Come si chiama il vicino di casa?
•    Corriere Torino 26 Jul 2021
Chi abita nella Circoscrizione Uno è fortunato su molti aspetti: scuole, parchi, mezzi pubblici, ma anche quegli «stimoli alla vita culturale» che mancano negli altri quartieri. Qui i ragazzi tornano a casa di notte senza problemi e pensano che le strade siano ben curate; ma soprattutto sentono di avere buona «possibilità di crescita». Ma se anche per chi vive tra corso Matteotti e via Gramsci i bus sono affollati, il dato che più colpisce riguarda i rapporti umani: in pochi conoscono il proprio vicino per nome, non c’è mix culturale e manca solidarietà. Insomma, ci si sente, di fatto, «soli».

Mirafiori Santa Rita
Qui si soffre la «brutta reputazione»
•    Corriere Torino 26 Jul 2021
Bene i parchi pubblici e le aree verdi, e anche le piste ciclabili che portano in centro. Ma anche gli spazi di «educazione non formale» e di attività sportiva. Mancano i luoghi di aggregazione culturali e sociali e il rispetto dei luoghi comuni. La Circoscrizione Due è, di fatto, una «zona tranquilla», dove i ragazzi si sentono al sicuro e non percepiscono troppe disuguaglianze. Sarà per questo che per la metà di loro uno degli aspetti negativi maggiori è la «brutta reputazione del quartiere»: il fatto che ci sia una narrazione negativa del luogo che amano e in cui vivono.

San Paolo Cit Turin
Bello rilassarsi Ma dove ci si diverte?
•    Corriere Torino 26 Jul 2021
Per il 47% dei ragazzi non ci sono eventi e attività culturali, e per il 37% non vengono sponsorizzate dalla città e dal quartiere. Vero, il centro non è lontano, ma per oltre la metà è davvero pesante la mancanza di punti di riferimento per chi ha meno di 30 anni, e di luoghi dove ritrovarsi con gli amici senza dover arrivare in piazza Castello. Inoltre, per arrivarci i mezzi non sono il massimo: per 3 su 10 gli autobus sono troppo affollati e le ragazze hanno paura a rientrare a piedi. Eccellenti le scuole, le aree verdi e i luoghi dove passeggiare. Insomma, in Circoscrizione 3 si vive bene, ma non ci si diverte.

Parella San Donato
Ottimi autobus per andare via: mancano eventi
•    Corriere Torino 26 Jul 2021 
Qui, sarà per la natura così diversa dei quartieri, metà dei ragazzi vogliono bene ai propri vicini di casa, l’altra no. E così è anche per le proposte culturali e per le disuguaglianze sociali: per il 50% ci sono, per l’altra no. Una costante un po’ di tutti i quartieri è la mancata comunicazione delle attività, da quelle teatrali a musicali: se ci sono, i giovani non sanno come raggiungerle. Poco aiuto reciproco, poca coesione, e anche poco rispetto del bene comune. Ma chi vive nella Circoscrizione Quattro è felice di potersi muovere: funzionano gli autobus e la metro, ma anche le piste ciclabili.

Lucento Vallette
Nuove povertà ma c’è speranza per il futuro
•    Corriere Torino 26 Jul 2021 
Qui a rispondere sono stati solo 27 under 30: difficile il coinvolgimento delle scuole, manca l’associazionismo. Un territorio fortemente legato alla manifattura, che ora affronta le nuove povertà: un ragazzo su due sente le disuguaglianze economiche e sociali. Ma il 44% dei ragazzi è ottimista: al pari della trasformazione dei quartieri (così diversi gli uni dagli altri), credono nella possibilità di crescita. Se mancano pub e ristoranti, è forte l’assenza di spazi ed eventi: desideri artistici e voglia di partecipazione rimangono così inespressi.

Barriera Falchera
Insicuri e abbandonati ma comunità
•    Corriere Torino 26 Jul 2021 
I luoghi dove rifugiarsi ci sono, ma più per bere una birra o fare una passeggiata: mancano teatri, cinema ed eventi. A differenza delle altre zone, si sente forte il razzismo (57%) ma anche l’insicurezza (62%), ma per più di un giovane su 2 la multiculturalità è un’eccellenza rispetto alle altre zone della città. Nella Circoscrizione Sei ci si sente abbandonati dalla politica e dalle autorità (58%), c’è degrado urbano (45%), e il 75% soffre che il proprio quartiere sia «malvisto». Infatti, qua molto più che altrove vi è senso di comunità: per il 35% ci si aiuta reciprocamente, e il 40% apprezza la propria scuola.

Vanchiglia Aurora
Il luogo perfetto se sei studente, ma la politica?
•    Corriere Torino 26 Jul 2021 
Non è un mistero che i giovani qui siano più fuorisede che residenti. D’altronde i vicini sono simpatici (51%), i luoghi dove divertirsi sono tanti (73%), e ci sono parchi e aree verdi (56%). Ma alla Sette ci sono anche piccoli eventi diffusi nel quartiere, ciclabili dove sfrecciare in bicicletta (ma solo il 28% delle ragazze cammina da sola in tranquillità). Ma in quartieri dove vivere è una scelta, le richieste sono decise e ferme: qui viene criticata l’attenzione della politica, il Comune non pensa a progetti utili, manca il lavoro e le forze dell’ordine dovrebbero mandare più agenti.

San Salvario Nizza
Il chiaroscuro di bellezza e disuguaglianza
•    Corriere Torino 26 Jul 2021 
Anche a San Salvario i giovani scelgono di vivere, perché è pieno di luoghi dove incontrarsi, dalle case del quartiere ai circoli, ci si conosce tutti come in un piccolo paese, c’è la metro e il Valentino è a due passi. Ma la Circoscrizione Otto è una tavolozza di chiariscuri, dove si passa dalle ville in collina alle case popolari: qui i ragazzi sentono le disuguaglianze sociali come maggior problema (63%), il razzismo (48%) e l’insicurezza (37%). Le maggiori mancanze? L’attenzione da parte dell’amministrazione, la manutenzione stradale e il rispetto dei luoghi comuni.

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28/07/2021

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