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Haiti

Haiti e le adozioni internazionali, la posizione dell'UNICEF

Alcune bambine ospiti di un centro di accoglienza per orfani e ex bambini lavoratori a Ganthier (Haiti). Il centro è gestito da una ONG locale con sostegno finanziario e logistico dell'UNICEF - ©UNICEF NYHQ2010-2626/R. LeMoyne
Alcune bambine ospiti di un centro di accoglienza per orfani e ex bambini lavoratori a Ganthier (Haiti). Il centro è gestito da una ONG locale con sostegno finanziario e logistico dell'UNICEF - ©UNICEF NYHQ2010-2626/R. LeMoyne

Pubblichiamo di seguito la lettera inviata al direttore de "Avvenire" Marco Tarquini dal Presidente dell'UNICEF Italia Vincenzo Spadafora, in risposta all'articolo pubblicato alcune settimane fa dal quotidiano cattolico a firma di Luca Liverani, che qui riportiamo, sul tema degli aiuti umanitari e delle adozioni internazionali ad Haiti.

La lettera è stata pubblicata da Avvenire sabato 22 gennaio 2011.

 

Gentile Direttore,

mi permetto di scriverle in merito a quanto riportato dall’articolo “No alle adozioni-Haiti rifiuta i nostri aiuti” (a firma di Luca Liverani)  pubblicato lo scorso 17/12/2010 su Avvenire/E’ Famiglia, che cita vari pareri circa una presunta opposizione dell’UNICEF alle adozioni internazionali e che non corrisponde a verità né nel caso specifico di Haiti né più in generale.

La posizione dell’UNICEF, ben chiarita in numerose occasioni, coincide con quella espressa dalla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ratificata anche dallo Stato italiano, che sancisce il diritto del bambino a vivere e crescere nell’ambito della propria famiglia d’origine, prevedendo il ricorso a soluzioni alternative solo in via sussidiaria.

In sostanza, si privilegia sempre il “superiore interesse del bambino/adolescente”, promuovendo anzitutto il sostegno alle famiglie d’origine, e il reinserimento dei minorenni nelle stesse, in seconda battuta forme di affido o adozione nell’ambito della comunità e del paese di cui il bambino è cittadino (scoraggiando quindi il ricorso ad istituti), e l’adozione internazionale, regolamentata dalle norme internazionali, come soluzione possibile nei casi per cui si sia verificata l’impossibilità di altre forme di cura genitoriale.

Nel caso di minorenni separati dalle loro famiglie e comunità durante conflitti armati o disastri naturali, rintracciare le famiglie deve rappresentare la priorità e l’adozione internazionale dovrebbe essere prevista soltanto quando tali sforzi per il ricongiungimento si siano dimostrati inutili e delle soluzioni stabili nel Paese d’origine si siano dimostrate non disponibili.

Per quanto concerne l’emergenza Haiti, l'UNICEF, insieme alle altre Organizzazioni attive sul territorio, ha dato priorità all’individuazione dei bambini a rischio, a registrarli e ad assicurare loro la sopravvivenza.

Si è quindi tentato di ricongiungere i bambini rimasti soli alle loro famiglie, ogni qual volta possibile. Per coloro per cui la riunificazione familiare non sarà possibile saranno trovate forme alternative di tutela. L’adozione è una di queste opzioni alternative.

L’UNICEF ha meeting regolari con le rappresentanze bilaterali ad Haiti, e non ha avuto notizia sinora di ripresa o avvio di procedure per riprendere le adozioni internazionali da parte di nessuno dei principali paesi donatori, che stanno invece esercitando pressioni sulle autorità haitiane per incoraggiare l’avvio del processo di adesione alla convenzione dell’Aia.

L’UNICEF sta lavorando con i partner bilaterali per ottenere la creazione di un registro di tutte le istituzioni per l’infanzia approvate dal governo haitiano, che dovrà essere reso pubblico dal ministero del Welfare e sarà strumento base per le verifiche e l’avvio delle procedure regolari di adozione internazionale.



 
 
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"Leggi l'articolo di Luca Liverani su Haiti e le adozioni (l'Avvenire)"

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