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Convenzione sui diritti dell'infanzia

La Condizione dell’infanzia nel mondo: un bilancio di 20 anni di diritti dei bambini

La nuova edizione del Rapporto UNICEF

Il 1989 è un anno storico: la caduta del Muro di Berlino, che da poco meno di trent’anni divideva la Germania, segna la fine di un’epoca. Ma è un anno da considerare importante anche per un altro evento: la nascita, in seno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, del trattato sui diritti umani più condiviso e ratificato di tutti i tempi.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha trasformato il modo di considerare e trattare i bambini e gli adolescenti in tutto il mondo. Essa disegna la visione di un mondo in cui tutti i bambini nascono e crescono sani, vengono protetti e rispettati, oltre che incoraggiati a partecipare alle decisioni che li riguardano.

 

Quest’anno il rapporto annuale dell’UNICEF La condizione dell’infanzia nel mondo”, dedica un’edizione speciale ai 20 anni della Convenzione, facendo emergere l’importante e concreto contributo di uno strumento che, al di là del suo valore giuridico, ha trasformato gli atteggiamenti nei confronti dell’infanzia, permettendo di ottenere importanti risultati per il benessere dei bambini e delle bambine nel mondo.

 

Qualcuno si chiederà: perché celebrare i 20 anni della Convenzione? Non si rischia di essere retorici a festeggiare l’anniversario di un trattato? E cosa significa celebrare la Convenzione?

 

Per l’UNICEF, che ha dato un contributo fondamentale nel corso dei dieci anni di negoziati che hanno portato alla sua approvazione, celebrare i 20 anni della Convenzione significa considerare ciò che di buono è stato fatto in questi due decenni per migliorare la condizione dell’infanzia in tutti gli angoli del pianeta.

 

Significa valutare l’impatto diretto e indiretto che la Convenzione ha avuto sul benessere dei bambini, le bambine e gli adolescenti.

 

Significa tenere conto delle sfide che si prospettano e delle azioni da intraprendere alla luce delle crisi e dei flagelli che continuano a minacciare il nostro pianeta mettendo a rischio la vita dei bambini, più vulnerabili di noi adulti ai rischi economici, di sicurezza, climatici e sanitari.

 

Dal 1990 (anno di entrata in vigore della Convenzione) ad oggi, si sono registrati progressi notevoli negli ambiti della sopravvivenza dell’infanzia: il tasso di mortalità sotto i cinque anni è diminuito da 90 a 65 decessi per 1.000 nati vivi.

 

Tenere conto di questi dati significa tenere conto dei progressi fatti per proteggere i bambini, curarli, salvare la loro vita. Ci incoraggia a continuare la nostra azione e a garantire il nostro impegno quotidiano a favore dei bambini nel mondo.

 

Anche questo, se ci è permesso,  è un buon motivo per celebrare la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

 

Il fatto che muoiano meno bambini riflette il successo degli interventi sanitari integrati adottati nei paesi in via di sviluppo. Successo dovuto, in gran parte, ai programmi estesi di vaccinazione.

 

Si consideri che la poliomielite, ad oggi, è quasi debellata e che, tra il 2000 e il 2007, i decessi infantili provocati dal morbillo sono diminuiti globalmente del 74%, e addirittura dell’89% in Africa. Milioni di vite sono state salvate attraverso la vaccinazione contro difterite, pertosse, tetano, epatite e altre malattie e disturbi prevenibili tramite vaccino.

 

Questi risultati tuttavia non ci devono illudere. Si sarebbero fatti maggiori progressi se ai bambini, le bambine e gli adolescenti fosse stata data priorità nelle politiche e nei bilanci, oltre che nelle dichiarazioni d’intenti.

 

Mentre ci avviciniamo alla fine di questa prima decade del ventunesimo secolo, quasi 9 milioni di bambini ancora muoiono ogni anno prima di compiere il quinto anno di vita. Oltre 140 milioni di bambini soffrono di malnutrizione, circa 100 milioni di bambini in età scolare non ricevono un’istruzione e si stima che 150 milioni di bambini e ragazzi tra i 5 e i 14 anni siano impiegati nel lavoro minorile.

 

L’esperienza di ognuno di questi bambini è la testimonianza della necessità di un cambiamento profondo dei valori. Chiunque accetti questo stato di abbandono come qualcosa di inevitabile, fallisce nella propria responsabilità verso i bambini del mondo.

 

C’è molto ancora da fare per garantire che la Convenzione venga messa in pratica diffusamente e che la sua promessa diventi realtà per tutti i bambini del mondo.

 

Celebrare la Convenzione significa anche questo: fare appello a ogni essere umano per garantirne il rispetto. Nessun governo, donatore o agenzia può affrontare da solo le molteplici sfide dei diritti dell’infanzia.

 

I due decenni passati ci hanno insegnato che il successo è possibile, spesso, e sostenibile, quasi sempre, solamente attraverso programmi basati sulla collaborazione.

 

Affinché la Convenzione diventi realtà per ogni bambino, nessuno escluso, è necessario che diventi un documento guida per ogni essere umano.

 

 

(Michele Mazzone, UNICEF Italia)