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DIRITTI DELL'INFANZIA

Ius soli, le ragioni di una delusione

27 dicembre 2017 - La polemica che infuria, soprattutto nel caotico mondo dei social media, sul naufragio della proposta di riforma della legge sull'accesso alla cittadinanza italiana, merita una nostra spiegazione.

Da molti anni l'UNICEF Italia, anche in rete con altre associazioni, si è impegnato a fianco di parlamentari e forze politiche di tutti gli schieramenti per favorire un testo di riforma della L. 91/1992

Già nell'ultimo scorcio della precedente legislatura (aprile 2012) avevamo incontrato i rappresentanti di diversi partiti nel vano tentativo di arrivare prima della scadenza elettorale a una proposta di legge bipartisan che rispondesse alle esigenze delle "seconde generazioni" - bambini e ragazzi che vivono, studiano e spesso sono persino nati nel nostro paese ma che continuano a essere considerati stranieri, con conseguenze concrete e penalizzanti (come testimonia ad esempio una storia tra le tante da noi raccolte).

Per tutti questi anni abbiamo continuato a tessere rapporti con i diversi schieramenti politici nella speranza di arrivare finalmente a un risultato concreto, come auspicato anche dal Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti dell'infanzia, l'organismo indipendente incaricato di monitorare l'attuazione dei diritti dei bambini e dei ragazzi in tutti gli Stati. 

La nostra fiducia si fondava sull'incoraggiamento da parte delle principali cariche istituzionali dello Stato e sulle promesse fatte da singoli parlamentari e da intere forze politiche. 

Per questo siamo rimasti fortemente delusi quando il 23 dicembre abbiamo assistito al triste spettacolo di un Parlamento che ha scelto di...non scegliere

Nel momento della verità, quando i rappresentanti del popolo italiano dovevano dire "sì" o "no" una volta per tutte non c'è stato alcun voto: semplicemente è mancato il numero legale grazie a una impressionante serie di assenze, peraltro trasversali tra maggioranza e opposizione.

La dichiarazione rilasciata in quelle ore dal nostro portavoce Andrea Iacomini traduceva quella delusione e quello sconforto, ed è sorprendente che qualcuno possa averla interpretata come lesiva dell'autonomia parlamentare. Mai nella nostra storia abbiamo mosso un solo passo che non fosse ispirato al rispetto delle leggi, delle istituzioni e della sovranità del Parlamento.

Tutte le polemiche e le malignità che sono seguite per noi passano in secondo piano, davanti al non-voto dell'aula del Senato che vanifica le attese di quegli 800mila minorenni di origine straniera che frequentano le nostre scuole e i nostri centri sportivi, parlano i nostri dialetti, sono amici dei nostri figli e che dovranno ancora a lungo continuare ad essere considerati "stranieri".


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