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Sud Sudan, prima missione sul campo per Henrietta Fore, nuovo direttore UNICEF

Henrietta Fore, nuovo Direttore UNICEF, parla con una giovane donna, Judjok, che ha appena ricevuto sapone e altri articoli per l'igiene durante una distribuzione organizzata dall'UNICEF a Ganyel (Sud Sudan) - ©UNICEF/UN0156708/Prinsloo
Henrietta Fore, nuovo Direttore UNICEF, parla con una giovane donna, Judjok, che ha appena ricevuto sapone e altri articoli per l'igiene durante una distribuzione organizzata dall'UNICEF a Ganyel (Sud Sudan) - ©UNICEF/UN0156708/Prinsloo
19 gennaio 2018 – «Ho appena trascorso due giorni nel Sud Sudan, dove ho visto in prima persona come quattro anni di conflitto abbiano lasciato i bambini malati, affamati e in punto di morte. 

L’impatto di queste ininterrotte violenze è devastante. 

Ho incontrato una madre che ha dovuto camminare per giorni per arrivare a far curare la sua bambina gravemente malnutrita. Ho parlato con un ragazzino che era stato costretto a unirsi a un gruppo armato a soli 10 anni

E ho conosciuto due fratellini, rimasti separati dai genitori quando nel 2014 il conflitto è esploso nella loro città, Bentiu.

Eppure, fra tanto orrore, ho visto anche segnali di speranza. La bambina malnutrita è sulla via della guarigione. L’ex bambino-soldato è tornato a scuola e vorrebbe diventare un dottore. E oggi, dopo quattro anni, i due fratelli sono stati riuniti con la loro madre.

L’UNICEF e altre organizzazioni umanitarie stanno lavorando sul campo in condizioni estremamente pericolose per rispondere ai bisogni di base dei bambini e dei giovani. E questa non è cosa da poco.
 
Il Sud Sudan è il posto più pericoloso al mondo per gli operatori umanitari – soltanto nell’anno passato, ne sono stati uccisi 28 – e nonostante ciò continuiamo ad aiutare milioni di bambini in stato di bisogno.
 
Nell'anno appena trascorso, insieme alle organizzazioni partner, abbiamo vaccinato contro il morbillo circa 1,8 milioni di bambini, abbiamo curato 180.000 bambini affetti da malnutrizione acuta grave e aiutato 300.000 bambini ad avere accesso all’istruzione.
 
Ma tutto ciò non è abbastanza. I combattimenti non accennano a diminuire e i bisogni umanitari restano enormi: 2,4 milioni di bambini sono stati costretti a fuggire dalle loro case. Oltre 250.000 bambini sono colpiti da malnutrizione grave e a imminente rischio di morte. Oltre 19.000 bambini sono stati arruolati dalle parti in conflitto. Più di un terzo delle scuole sono state lesionate, distrutte, occupate o chiuse.
 
E abbiamo documentato oltre 1.200 casi di violenza sessuale contro i bambini.
 
I numeri continuano ad aumentare. Insieme formano un’intera generazione di giovani a cui viene negata l’opportunità di cui hanno così disperatamente bisogno per contribuire a ricostruire la loro società.
 
Con l’arrivo della stagione secca, i bisogni (e le minacce) non potranno che crescere. Stiamo già assistendo a un incremento nel numero di bambini e famiglie che cercano aiuto nei  campi per sfollati, e temiamo che i nostri fondi non aumenteranno in egual misura.
 
Solo la fine delle ostilità potrà riportare speranza e sicurezza ai bambini e ai giovani del Sud Sudan.
 
Fino ad allora, avremo bisogno di avere dalle parti in conflitto un accesso incondizionato, senza restrizioni e continuo alla popolazione civile, e maggiori risorse dai donatori. In caso contrario, la vita e il futuro di milioni di bambini in Sud Sudan continueranno a essere in bilico.»

(Dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore dell'UNICEF)