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Bambini sperduti

...e alla fine ho deciso di attraversare il mare

©Médecins du Monde Italia/2018/Mirela Passarello
©Médecins du Monde Italia/2018/Mirela Passarello

1° marzo 2018 - Io sono guineano e mi chiamo Aboubacar.

La vita è bella ovunque, ma era molto differente quando ero in Africa. 

Vivevo con mio zio, non con i miei genitori. Mio padre e mia madre avevano divorziato quando ero ancora piccolo. 

Io speravo di restare con mio zio a lungo perché lui è povero ma molto paziente. Ho cominciato ad andare a scuola, fino a quando lui non è riuscito più a sostenere le spese e ho dovuto abbandonare gli studi e cominciare a lavorare.

Finché l’epidemia di Ebola ha iniziato a diffondersi nel mio paese e ha colpito migliaia di persone. Ogni giorno c’erano dei morti, così ho preso la decisione di lasciare la mia Guinea. 

Sono arrivato in Gabon, in Africa centrale, ma ai gabonesi non piacciono gli stranieri e per questo ho sofferto molto.  Le cose non andavano bene là, e dopo due anni ho lasciato il Gabon per andare in Libia

A Tripoli ho scoperto che la vita in Libia era ancora peggio di quella nel Gabon. Mi hanno portato in prigione, e lì ogni giorno ci picchiavano e ci chiedevano del denaro. 

Ho sofferto terribilmente per 5 mesi, rinchiuso in prigione, fino a quando non ho avuto l’opportunità di uscire.  Solo a quel punto ho deciso di attraversare il Mediterraneo per venire in Italia

Ci hanno messi su un gommone di plastica e abbiamo attraversato il mare. Una volta soccorsi siamo arrivati in Italia, a Reggio Calabria, grazie a Dio. Ci hanno detto “benvenuti in Italia”. 

Ringrazio Dio per avermi aiutato ad arrivare in Italia. Io voglio studiare la lingua italiana e voglio vivere in Italia perché mi piace questo Paese.

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Questa testimonianza è stata raccolta dagli operatori di Médecins du Monde Italia, ONG partner del programma UNICEF per il rafforzamento e l'armonizzazione del sistema di accoglienza per minori stranieri non accompagnati e per il raggiungemento degli standard internazionali minimi per la loro protezione. 

Il programma, avviato nel giugno 2017, prevede una serie di azioni di supporto agli operatori dei centri di accoglienza e ai minori stessi, al fine di garantire una serie di misure che, nel loro insieme, assicurino la protezione e l'inclusione sociale di questi ultimi.

Fra le attività in corso: orientamento e assistenza per le richieste di protezione internazionale e altra documentazione, sostegno psico-sociale, individuazione e segnalazione dei casi più vulnerabili, insegnamento della lingua italiana, diffusione dello strumento di comunicazione e partecipazione "U-Report on the Move".

Nell'ambito delle attività di sostegno psico-sociale figurano laboratori di narrazione partecipata, in cui i ragazzi hanno l'opportunità di raccontarsi e condividere le proprie esperienze e punti di vista.