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Piano umanitario 2018 per i bambini Rohingya, un appello da 113 milioni di dollari

Un operatore sanitario esamina un bambino rifugiato Rohingya con uno strumento antropometrico  per determinare lo stato nutrizionale a Unchiprang (Bangladesh) - ©UNICEF/UN0158174/Sujan
Un operatore sanitario esamina un bambino rifugiato Rohingya con uno strumento antropometrico per determinare lo stato nutrizionale a Unchiprang (Bangladesh) - ©UNICEF/UN0158174/Sujan
17 marzo 2018 – Ieri è stato presentato dall'Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell'ONU (OCHA) un piano di risposta umanitaria all'emergenza del popolo Rohingya (Rohingya Joint Response Plan) per l'intero arco del 2018.

Nell'ambito del Piano, l’intervento stimato necessario dall'UNICEF per rispondere ai bisogni di 720.000 bambini – sia Rohingya sia appartenenti alle comunità del Bangladesh che ospitano profughi – ammonta a 113 milioni di dollari.
 
Gli sforzi straordinari del governo del Bangladesh, con il sostegno della comunità umanitaria internazionale, hanno fino ad oggi garantito protezione e assistenza di base a centinaia di migliaia di bambini e famiglie, molti dei quali scampati a rischi mortali.
 
La crisi è tutt'altro che finita: i Rohingya che sono in grado di farlo continuano a fuggire dal Myanmar:  nel mese di febbraio, si è registrata una media di 500 nuovi arrivi a settimana.
 
Le necessità di base dei profughi continuano a essere immense.
 
Ogni giorno sono consumati circa 17 milioni di litri di acqua potabileDelle 50.000 latrine indispensabili per l'igiene, ne sono state costruite poco più di 28.000. E oltre 200.000 bambini non stanno ricevendo alcuna forma di istruzione.
 

Emergenza acqua

E ci sono nuovi e gravi pericoli che si aggiungono a questa drammatica situazione. Le verifiche condotte tra novembre e dicembre hanno rivelato che fino al 70% dei punti di approvvigionamento idrico sono contaminati da colibatteri.
 
Per ovviare a questo allarmante problema è stata lanciata una campagna-lampo di disinfezione tramite cloro
 
Ciò comporta che nei pozzi contaminati siano smantellate le pompe a trazione manuale e sia versato il cloro nelle acque. 
 
Tale operazione è stata finora realizzata per 30 pozzi, e nelle prossime settimane migliaia di volontari aiuteranno a decontaminare i circa 6.000 punti di erogazione idrica dei campi profughi, lavorando fino a 20 ore al giorno e disinfettando con cloro anche le taniche e i secchi che la popolazione utilizza per raccogliere l’acqua.
 

Un piano per fronteggiare le inondazioni 

Il piano di risposta include il lavoro di preparazione per proteggere i rifugiati Rohingya dalle imminenti piogge monsoniche e cicloni.
 
Se le stime preliminari quantificavano in circa 100.000 i rifugiati – 60% dei quali bambini – esposti al rischio di inondazioni e frane, quelle più recenti prevedono che fino a 220.000 persone siano a rischio di sfollamento e malattie durante la stagione delle piogge.
 
Prevenire la diffusione delle malattie è una priorità fondamentale. All’apice dell’epidemia di diarrea del 2017 si registravano fino a 10.000 casi a settimana. Il piano dell'UNICEF prevede di ridurre l'incidenza a circa 40.000 casi in tre mesi.
 
Oltre 1.600 latrine sono state già dismesse per prevenire la contaminazione e la diffusione di malattie. Al momento è pienamente operativo solamente un centro per la terapia della diarrea, e l’UNICEF ne sta organizzando altri quattro.
 
In previsione di possibili allagamenti abbiamo già aperto 10 ambulatori in zone sopraelevate e ne stiamo costruendo altri nove.
 
Sono state mappate le infrastrutture (fra le quali scuole, ambulatori e "Spazi a misura di bambino") a maggiore rischio in caso di inondazioni e frane: esse saranno rinforzate oppure - laddove possibile - trasferite altrove.
 
Quando le inondazioni cominceranno, diventerà sempre più difficile portare aiuti ai bambini e alle famiglie in difficoltà. L'UNICEF sta predisponendo rifugi temporanei per prevenire la separazione delle famiglie e per assicurare una rapida riunificazione, laddove necessario. 
 
Le scorte di aiuti verranno predisposte in un’unità logistica nei pressi dei campi profughi e saranno poi movimentate verso i centri di distribuzione con i camion. Nel caso in cui questi ultimi non riuscissero a circolare, è stata organizzata una rete di portatori a mano.

Scuola e assistenza psicologica, interventi chiavi per il 2018

Il Piano di risposta dell'UNICEF prevede interventi a lungo termine – innanzitutto istruzione, protezione dell'infanzia e supporto psicologico per i bambini.
 
Insieme alle organizzazioni partner, l’UNICEF sta già offrendo attività scolastiche a 82.000 bambini  fra i 4 e i 14 anni:  lezioni di inglese, lingua birmana e matematica, alle quali si aggiungono le cosiddette life skills, nozioni e competenze utili per la vita quotidiana.
 
Il piano punta a estendere questo intervento educativo a ben 270.000 bambini entro la fine dell’anno: un’enorme impresa, ma che può fare la differenza fra speranza e disperazione per ciascuno di questi bambini.
 
Stiamo inoltre pianificando di estendere il sostegno psico-sociale a 350.000 bambini – rispetto ai 140.000 che stiamo già assistendo oggi. L'importanza di questo aiuto terapeutico non può mai essere sottolineata a sufficienza.
 
Il Piano dell'UNICEF per i bambini Rohingya non può rappresentare la soluzione definitiva alle cause che hanno spinto questa popolazione a varcare i confini del proprio paese, né alle problematiche che essa dovrà affrontare nel lungo periodo.
 
Il nostro è un appello per prevenire malattie, abusi e morte in un ambiente pieno di rischi per i bambini. È un appello a offrire a questi bambini una parvenza di normalità, a salvaguardare un po’ della loro infanzia.
 
(Dichiarazione di Marixie Mercado, Portavoce UNICEF)