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Yemen: la pace, unica via

Il Direttore UNICEF Henrietta Fore con una bambina in una sala ricreativa dell'ospedale Alquateeh di Aden, seconda città dello Yemen - ©UNICEF/UN0219820
Il Direttore UNICEF Henrietta Fore con una bambina in una sala ricreativa dell'ospedale Alquateeh di Aden, seconda città dello Yemen - ©UNICEF/UN0219820
3 luglio 2018 – Il conflitto senza sosta nello Yemen ha spinto in un abisso un paese già in bilico. 

I servizi sociali sono a malapena funzionanti. L’economia è in rovina. I prezzi sono alle stelle. Gli ospedali sono stati bombardati. Le scuole sono state trasformate in rifugi o sono state prese sotto controllo dai gruppi armati.

Sono appena stata in missione ad Aden e a Sana’a [le due principali città del paese] e ho visto ciò che tre anni di intensa guerra, che fanno seguito a decenni di sottosviluppo e nell'indifferenza del mondo, possono causare ai bambini: privati della scuola, costretti a combattere, indotti a matrimoni precoci, affamati o morti per malattie che si potrebbero prevenire o curare. .

Oggi, 11 milioni di bambini yemeniti – più dell’intera popolazione della Svizzera – dipendono dall'aiuto esterno per avere cibo, cure mediche, istruzione, acqua e servizi igienici.

Dal 2015, più di metà delle strutture sanitarie hanno smesso di funzionare e 1.500 scuole sono state danneggiate a causa di raid aerei e bombardamenti.

Almeno 2.200 bambini sono stati uccisi e 3.400 feriti. E questi sono soltanto le cifre che siamo stati in grado di verificare: il bilancio reale delle vittime potrebbe essere ben superiore.

Non c’è giustificazione per questa strage.

Istantanee dallo Yemen in guerra

Ad Aden, in un centro che offre supporto psico-sociale ai bambini scampati alle ostilità in corso nella città portuale di Hodeida, una ragazzina (vedi foto) mi ha regalato un disegno che raffigurava il mondo in cui vorrebbe vivere.

Nel disegno una ragazza ben vestita era seduta su una panchina del parco insieme a un'amica, in una giornata di sole, vicino a una grande casa: l’esatto opposto del mondo che la circondava, un mondo fatto di sfollamento, distruzione e terrore. 

A Sana’a, in un reparto ospedaliero per bambini malnutriti, ho visto un bambino di 8 mesi che pesava come un neonato.

E in un’unità di terapia intensiva neonatale ho visto nelle incubatrici neonati che faticavano anche solo a respirare. Fra loro anche una coppia di gemelli siamesi che aveva bisogno di un intervento chirurgico per sopravvivere – un intervento a cui non possono essere sottoposti in Yemen.

L'unità, nell’ospedale principale della città, non ha neppure un sistema elettrico di riserva, e durante i blackout dipende da un generatore a carburante. Ma i blackout sono molto frequenti, mentre il carburante è raro e costoso. 
 
Ho conosciuto operatori sanitari straordinariamente dediti e sommersi di lavoro, che fanno il loro meglio per salvare vite, offrendo gratuitamente cure e farmaci ai pazienti.
 
Questi operatori non ricevono lo stipendio ormai da due anni, eppure hanno aiutato a contenere la diffusione della peggiore epidemia di colera della storia.
 
 

Senza tregua

E intanto la guerra va avanti.

A Hodeida, solamente nelle ultime due settimane, 5.000 famiglie sono sfollate. I team dell’UNICEF in città ci riferiscono che negozi, panifici e ristoranti sono quasi tutti chiusi, rendendo arduo trovare viveri sul mercato.

Le provviste di prodotti di base come farina di frumento, olio vegetale o gas per cucina sono in esaurimento.

La settimana scorsa il prezzo della farina e dell’olio vegetale è aumentato del 30%, e quello per il gas da cucina del 50%.
 
L’energia elettrica non è disponibile nella maggior parte dei quartieri e i danni alle condutture idriche hanno provocato pesanti carenze d’acqua.

L'UNICEF in azione

Giovedì scorso, più di 50 tonnellate di aiuti sanitari dell’UNICEF, fra cui antibiotici, paracetamolo e acido folico, sufficienti per 250.000 bambini e donne, hanno raggiunto via mare Hodeida da Gibuti.

Prima di questa consegna, e prima che iniziasse la battaglia per il controllo di Hodeida, l’UNICEF aveva inviato qui abbastanza scorte per rifornire i centri sanitari e garantire beni sanitari di base a 500.000 persone, fra cui donne in stato di gravidanza, neonati e bambini.

A Hodeida, come nel resto del paese, il bisogno di pace non è mai stato così urgente. Le parti in conflitto, e coloro che esercitano influenza su di esse, devono unirsi agli sforzi diplomatici per prevenire un ulteriore peggioramento della situazione e per riprendere i negoziati di pace.
 
È inoltre di cruciale importanza permettere alle famiglie che desiderano sfollare dalla città di farlo in sicurezza, e che le infrastrutture civili – fra cui scuole, ospedali e sistemi idrici – non siano colpiti.

Durante una crisi di questa portata, le organizzazioni umanitarie dovrebbero poter inviare i loro team rapidamente e senza ritardi, per aiutare i civili in stato di bisogno.

Sempre, dev'essere preoccupazione prioritaria la protezione dei bambini dalle mine antiuomo, dal reclutamento, dallo sfruttamento e dagli attacchi armati.
 
L’UNICEF continua a lavorare sul campo ad Aden, Sana’a, Ibb, Hodeida e Saada, con un team composto da oltre 250 operatori, la maggior parte delle quali yemeniti, che si impegnano senza sosta e duramente per soccorrere i bambini nelle loro sfide quotidiane della per sopravvivere in una zona di guerra. 
 
Nel 2018, insieme ai nostri partner governativi e non, siamo stati in grado di:
  • fornire sussidi monetari a circa 9 milioni di yemeniti attraverso un'iniziativa congiunta con la Banca Mondiale, finalizzata ad aumentare il potere d’acquisto delle famiglie vulnerabili
  • fornire a 4,6 milioni di abitanti acqua sicura attraverso la riparazione e manutenzione dei sistemi idrici pubblici
  • curare circa 80.000 bambini sotto i 5 anni da malnutrizione grave
  • offrire cure sanitarie di base a circa mezzo milione di bambini.
Siamo impegnati a fare tutto il possibile per aiutare i bambini e i ragazzi dello Yemen, ma serve una soluzione politica al conflitto. Tutti noi abbiamo bisogno di dare un’opportunità alla pace. È questa l’unica strada percorribile.

 
(Dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore dell’UNICEF)