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Bambini sperduti

A Roma una notte di sonno sicuro non è scontata

Il team mobile INTERSOS/UNICEF durante una missione notturna a Roma - ©UNICEF/UN0264419/De Luigi VII Photo
Il team mobile INTERSOS/UNICEF durante una missione notturna a Roma - ©UNICEF/UN0264419/De Luigi VII Photo
Maggio 2019* - Tutte le strade portano a Roma. Per i migranti e rifugiati oggi in Italia, questo antico detto suona ancora attuale.

Siamo sulla via Tiburtina, una delle principali strade di Roma. Qui c’era una storica fabbrica di Penicillina, un tempo uno dei principali luoghi di produzione del farmaco a livello europeo. La fabbrica venne chiusa negli anni Ottanta, ma lo scheletro delle sue mura è ancora in piedi ed è occupata da circa 500 tra migranti e rifugiati*.

Mucchi di rifiuti accumulati all'esterno circondano l’edificio con un muro di fetore. Sulle mura c’è uno strato di amianto spesso diversi centimetri. Non c’è acqua o corrente elettrica, di notte è buio pesto. 

Il team mobile di Intersos supportato dall'UNICEF che ci accompagna ci spiega che qui la criminalità organizzata la fa da padrone, costringendo gli occupanti a spacciare droga.

Alle 6 del pomeriggio, una giovane famiglia emerge dalla penombra di uno degli ingressi dell’edificio. Restano praticamente invisibili fino a quando raggiungono il marciapiede illuminato dai fari del traffico dell’ora del rientro. Tre persone vestite di beige li stanno aspettando.

Il padre saluta con un bacio i figli e torna sui suoi passi, nell'edificio abbandonato. Il trio scambia saluti affettuosi con la donna, Tamara**, e con i due bambini: Reth, di 5 anni, e Michelle, di 2. Poi salgono tutti insieme in un minivan parcheggiato lì vicino e si spostano al palazzo successivo.
 
 

Degrado capitale

Siamo in una delle capitali più visitate d’Europa, eppure migliaia di migranti e rifugiati vivono in edifici abbandonati e occupati, come questo. Sebbene gli arrivi in Italia siano diminuiti drasticamente nel 2018, molti migranti e rifugiati (non vi sono dati ufficiali) sono affluiti a Roma da altre regioni del paese.

L'ex Eurostars Hotel di via Prenestina, chiuso nel 2011 e oggi occupato da circa 400 tra italiani e stranieri, una delle tappe fisse del team mobile notturno UNICEF/Intersos  - ©UNICEF/UN0264420/De Luigi VII Photo

L'ex Eurostars Hotel di via Prenestina, chiuso nel 2011 e oggi occupato da circa 400 tra italiani e stranieri, una delle tappe fisse del team mobile notturno UNICEF/Intersos - ©UNICEF/UN0264420/De Luigi VII Photo


Nel 2018 i team mobili di Intersos e UNICEF hanno raggiunto 625 minorenni non accompagnati che vivono al di fuori del sistema formale dell’accoglienza.

In Italia, notizie di xenofobia e intolleranza nei confronti di migranti e rifugiati sono purtroppo frequenti. Dal canto loro, nei ragazzi stranieri frustrazione e paure crescono di pari passo con l’allungamento dei tempi per le procedure di asilo. 

A Roma, riferiscono gli operatori, i migranti vivono nella paura costante di essere sgomberati dagli edifici occupati e ritrovarsi sulla strada. Con il recente "decreto sicurezza", convertito in legge nel dicembre scorso, che limita la concessione della protezione umanitaria e l'accesso ai servizi, molti minori stranieri manifestano incertezza e paura per il futuro. 

I tre uomini fanno parte del team mobile gestito dall'organizzazione non governativa Intersos, partner dell’UNICEF. Tre volte a settimana, il team monitora le zone di Roma in cui si radunano migranti e rifugiati senza fissa dimora ed entra in contatto con donne e minorenni non accompagnati. 

Gli operatori sono conosciuti e godono della fiducia di tutti: sono gli stessi migranti ad avvisarli quando arriva in zona un nuovo ragazzo. 

Il team accompagna chi lo desidera al centro notturno INTERSOS 24, nella periferia est della capitale. La struttura è aperta dalle 21 alle 9 del mattino, e dispone di due grandi stanze con letti a castello e altri spazi comuni.
 
Qui le persone possono riposarsi, fare una doccia calda, mangiare un pasto cucinato, incontrare educatori e mediatori culturali, controllare le proprie email ecc.
 

La storia di Tamara

Tamara era stata torturata quando era ragazza: ha deciso di lasciare la Nigeria per non far affrontare a sua figlia la stessa sorte. Incinta della piccola Michelle e con Reth ancora piccolo, ha affrontato il difficile viaggio verso la Libia e poi, dopo una traversata durata 7 giorni, è sbarcata in Sicilia. Nell’ottobre scorso, infine, è giunta a Roma con i due bambini.

Un'operatrice del team UNICEF/Intersos gioca con la piccola Michelle nel Centro di accoglienza notturno INTERSOS 24 - ©UNICEF/UN0264415/De Luigi VII Photo

Un'operatrice del team UNICEF/Intersos gioca con la piccola Michelle nel Centro di accoglienza notturno INTERSOS 24 - ©UNICEF/UN0264415/De Luigi VII Photo

 
Da quando è arrivata nella capitale, Tamara e i suoi figli hanno dormito ogni notte a Intersos 24. È una donna pragmatica e stoica, forgiata da anni di lotta per la sopravvivenza. Parla un buon italiano e un inglese perfetto.
 
I suoi bambini parlano inglese e studiano l’italiano: ogni mattina si svegliano all'alba per andare a scuola – un tragitto lungo quasi due ore, con tre autobus differenti.
 
Tamara sta provando a trovare una soluzione abitativa stabile. I centri di accoglienza ufficiali non sono sempre in grado di offrire condizioni granché migliori: “Sono un incubo. Diritti umani, nemmeno a parlarne”. 
 
Spiega che c’è un centro di accoglienza che potrebbe avere posto per loro, ma ciò comporterebbe spostare i figli in un’altra scuola, e questa è una decisione difficile da prendere. I suoi bambini adorano i loro attuali insegnanti, e proprio adesso, per la prima volta, stanno iniziando ad aprirsi. 
 

Una serata al Centro

Come primi passeggeri saliti a bordo del minivan, Tamara, Reth e Michelle accompagnano il team mentre visita altri migranti e rifugiati. A un certo punto i bambini sgattaiolano fuori dal furgoncino per afferrare un piatto di cibo ancora fumante, offerto da un operatore.
 
Tutti ridono, e Tamara regge i piatti mentre riporta dentro i figli. Una volta dentro, Reth esegue qualche gioco di prestigio con le forchette di plastica. Sul retro, il passeggino di Michelle sobbalza ogni volta che il furgone colpisce una buca dell'asfalto.
 
Arrivati al centro, i bambini si fiondano dentro. “Mi piace venire qui a giocare con gli altri ragazzini” dice Reth. Ma stasera non arriveranno altri bambini.
 
Reth e Michelle si dirigono alla stanza dove stanno i giochi e mettono su un piccolo palco per il loro spettacolo di magia. Reth indossa una tovaglia a mo’ di mantello bianco da prestigiatore e si presenta con il suo nome da mago: “Reth il Grande. Anzi, Imani il grande!
 
I due ridono a crepapelle e passano a giocare con bambole e pupazzi, dimenticando rapidamente la loro esibizione.

Michelle e Reth giocano in una stanza del Centro di accoglienza notturno INTERSOS 24 - ©UNICEF/UN0264414/De Luigi VII Photo

Michelle e Reth giocano in una stanza del Centro di accoglienza notturno INTERSOS 24 - ©UNICEF/UN0264414/De Luigi VII Photo

 
Nel centro l’atmosfera è calma, ma le forti luci fluorescenti non aiutano molto a rilassarsi. Mentre i bambini giocano, Tamara legge le notizie e fa qualche chiamata.

Alcuni adolescenti cominciano ad arrivare, un po’ alla volta. Non sono ancora le 21, ma nessuno viene lasciato fuori ad aspettare l’orario di apertura ufficiale del centro. 
 

Lieto fine (quasi) 

Nelle stanze si diffonde un aroma di melanzane che friggono. Gente che cucina, gente che ride. Alle 22 la tavola è pronta. Reth e Michelle non faranno una seconda cena, sono già crollati per il sonno.
 
Ci sono buone notizie per la famiglia: è appena arrivata l’informazione che avranno un permesso di soggiorno per 5 anni. Ma vale solo per Tamara e i bambini, non per il papà.
 
La prospettiva della famiglia rimane precaria, senza un tetto sicuro e con enormi difficoltà a trovare un lavoro decente. “La cosa più importante è che io e i miei figli siamo accettati… e che io possa lavorare”, dice Tamara. E, dopo una pausa: “Quando sei ben curata, allora per la gente non sei più una migrante”.

(testo di Codi Trigger, UNICEF)

 
* Il reportage è stato realizzato nel dicembre 2018, pochi giorni prima che il Comune di Roma decretasse lo sgombero dello stabile occupato. La storia descritta rimane comunque di piena attualità e rappresentativa delle condizioni in cui si trovano migliaia di persone e nuclei familiari nelle numerose occupazioni della Capitale.
 
** I nomi sono fittizi: le vere identità sono state celate per ragioni di privacy e di sicurezza