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Ospedali Amici dei bambini

Samengo (UNICEF Italia): il nostro impegno per l'allattamento in Italia

Da sin.: Francesco Samengo (Pres. UNICEF Italia), Massimo Giupponi (Dg ATS Bergamo), Manuela D'Alessandro (UNICEF Italia), Anna Miccoli (Consiglio Direttivo UNICEF), Manuela Bovolenta (Presidente UNICEF Como) e il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori
Da sin.: Francesco Samengo (Pres. UNICEF Italia), Massimo Giupponi (Dg ATS Bergamo), Manuela D'Alessandro (UNICEF Italia), Anna Miccoli (Consiglio Direttivo UNICEF), Manuela Bovolenta (Presidente UNICEF Como) e il Sindaco di Bergamo Giorgio Gori
25 settembre 2019 - Nel 2018 oltre 31.500 bambini - il 7% dei 449.000 nati complessivamente in Italia nell'anno - hanno visto la luce negli Ospedali riconosciuti da UNICEF e OMS come “Amici dei bambini”. 

Questi neonati e le loro madri hanno quindi beneficiato dei migliori standard di assistenza in materia di parto e allattamento. Per questo come UNICEF promuoviamo in Italia il programma "Insieme per l’Allattamento - Ospedali & Comunità Amici dei Bambini" per diffondere la cultura dell’allattamento e garantire a tutti i bambini una nutrizione adeguata. 

Ad oggi, fanno parte della Rete UNICEF in Italia 29 Ospedali e 7 Comunità riconosciuti dall'UNICEF come Amici dei bambini, 3 Corsi di Laurea riconosciuti Amici dell’Allattamento e oltre 820 Baby Pit Stop - spazi dedicati a tutte le famiglie in cui poter prendersi cura dei propri bambini. 

A dichiararlo è Francesco Samengo, Presidente dell’UNICEF Italia, intervenendo oggi all'apertura del "XIV Incontro della Rete Insieme per l’allattamento - L’empowerment dei genitori favorisce l’allattamento” organizzato a Bergamo da UNICEF Italia e ATS Bergamo- regione Lombardia, con il patrocinio del Comune di Bergamo e dell’Università degli Studi di Bergamo. 

«L’allattamento è il modo più efficace ed economico per garantire a un bambino il miglior inizio di vita possibile. Promuovere, proteggere e sostenere l’allattamento è un obiettivo di salute utile ed efficace per tutti, singoli cittadini, strutture e operatori sanitari, che deve coinvolgere via via l’intero tessuto sociale, famiglie, gruppi di volontariato, il mondo dell’istruzione e dell’informazione, i soggetti politici e l’intera comunità.»