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Il crudele Capodanno della Siria: 5 bambini uccisi, 140.000 sfollati

Un bambino sbircia da una tenda nel campo per sfollati di Killi, al confine tra Siria e Turchia. La sua famiglia è fuggita da Idlib, teatro di aspri combattimenti - © UNICEF/UN0348583/Saad
Un bambino sbircia da una tenda nel campo per sfollati di Killi, al confine tra Siria e Turchia. La sua famiglia è fuggita da Idlib, teatro di aspri combattimenti - © UNICEF/UN0348583/Saad
3 gennaio 2020 - Con l'inizio del 2020 e l'avvicinarsi del decimo anno della guerra in Siria, la situazione per molti bambini – soprattutto nel nord-ovest del paese – rimane drammatica. Proprio nel  primo giorno dell’anno, infatti, 5 bambini di età compresa tra i 6 e i 13 anni sono stati uccisi quando alcuni razzi hanno colpito una scuola elementare a Sarmin, nel governatorato di Idlib.

Il Capodanno dovrebbe essere un giorno di speranza e di riflessione sull'anno che ci attende. Per le famiglie siriane, purtroppo, la speranza è troppo spesso spenta da una spietata violenza.

Ogni giorno, in media, 4.500 bambini sono costretti ad abbandonare le proprie case, e molti di loro  sono già stati sfollati più volte.
 
Almeno 140.000 bambini sono stati sfollati soltanto nelle ultime tre settimane a causa dei pesanti combattimenti in corso nella città di Idlib.

Gli attacchi alle infrastrutture civili di base che forniscono servizi ai bambini, come scuole e ospedali, sono diventati fin troppo comuni. Nel 2019 le Nazioni Unite hanno verificato 145 attacchi contro edifici scolastici e 82 contro ospedali e personale sanitario. Oltre il 90% di questi episodi si sono verificati nel nord-ovest della Siria.

Il duro clima invernale – con piogge torrenziali, allagamenti e temperature in picchiata – ha reso le condizioni ancora più estenuanti per i bambini e le famiglie, in particolare per coloro che sono in fuga o che vivono nei campi per sfollati.

L'UNICEF è presente in Siria, e lavora per assistere i bambini che vivono in contesti di violenza, caos e gelo, nonostante le difficoltà poste dalle restrizioni all'accesso umanitario.
 
Nel nord-ovest, insieme alle organizzazioni partner, stiamo distribuendo ai bambini vestiti invernali, coperte e acqua potabile, curiamo la gestione dei rifiuti, la salute, l'istruzione e il sostegno psicologico e sociale necessario per aiutare i bambini a superare gli shock subiti.

Questi sforzi, pur essendo di vitale importanza, non sono però sufficienti. Solamente la fine della guerra può portare ai bambini siriani quella sicurezza di cui hanno bisogno e che meritano.
 
Fino a quel momento, il loro diritto a un presente pacifico e a un futuro di speranza rimarrà disatteso.

Con l'inizio del nuovo anno, lanciamo un appello per i milioni di bambini della Siria. Chiediamo a coloro che combattono, specialmente nel nord-ovest, e a coloro che esercitano influenza su di essi, di: 
cessare qualsiasi azione bellica diretta contro i bambini o i servizi loro necessari, come strutture sanitarie e scolastiche e sistemi idrici
raggiungere un'immediata cessazione delle ostilità nel nord-ovest della Siria per proteggere i bambini e i civili, riprendere i negoziati per raggiungere un accordo di pace e porre fine una volta per tutte al conflitto
rinnovare le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell''ONU che facilitino un accesso umanitario continuo e senza ostacoli a tutti i bambini che ne hanno bisogno nel nord-ovest e altrove in Siria, attraverso tutte le possibili modalità, incluso il libero passaggio attraverso le linee di controllo all'interno della Siria o lungo i suoi confini.

La mia più sentita speranza è che il 2020 sia, finalmente, un anno di pace per i bambini siriani.

(Dichiarazione di Henrietta Fore, Direttore esecutivo dell'UNICEF)