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Protezione dell'infanzia

Mutilazioni genitali, la medicalizzazione non riduce il danno: 52 milioni vittime per mano di un dottore

Queste ragazze di Erubti (Etiopia) stanno frequentando un corso per attiviste nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, organizzato dall'UNICEF e dal governo dell'Etiopia - ©UNICEF/UN0140865/Mersha
Queste ragazze di Erubti (Etiopia) stanno frequentando un corso per attiviste nella lotta alle mutilazioni genitali femminili, organizzato dall'UNICEF e dal governo dell'Etiopia - ©UNICEF/UN0140865/Mersha

6 febbraio 2020 – Secondo una nuova analisi dell'UNICEF resa pubblica oggi in occasione della Giornata Internazionale per la tolleranza zero verso le mutilazioni genitali femminili (MGF), 52 milioni di ragazze e donne - un quarto dei circa 200 milioni di donne che nel mondo convivono con le conseguenze di una mutilazione genitale femminile – hanno subito questa brutale pratica per mano di un operatore sanitario.

Questa percentuale è doppia tra le adolescenti, a indicare che la pratica è oggetto di una crescente medicalizzazione: il 34% delle vittime di MGF nella fascia di età 15-19 anni è stata sottoposta a un intervento medico, rispetto al 16% delle vittime di età compresa tra i 45 e i 49 anni

«Le mutilazioni autorizzate ed eseguite da un medico restano sempre mutilazioni, e i professionisti sanitari che le eseguono violano i diritti fondamentali, l'integrità fisica e la salute delle bambine e delle ragazze» sottolinea il Direttore dell'UNICEF Henrietta Fore. «Medicalizzare la pratica non la rende sicura, morale o difendibile.»
 
L'incremento della medicalizzazione delle MGF deriva dall'errata percezione che i rischi connessi alle MGF siano di natura meramente sanitaria, anziché rappresentare una vera e propria violazione dei diritti umani.
 
Medicalizzare la pratica delle MGF non elimina il pericolo che essa rappresenta per le donne, poiché rimuove e danneggia tessuti sani e normali e interferisce con le funzioni naturali del corpo femminile.
 
La medicalizzazione di qualsiasi forma di MGF, eseguita da qualsiasi categoria di operatori sanitari, in una clinica pubblica o privata, a casa o altrove – è estremamente comune in Egitto e Sudan, paesi in cui quasi l'80% delle ragazze subiscono la mutilazione da parte di personale medico. 
 
I pericoli delle MGF medicalizzate sono stati messi in evidenza iil mese scorso dalla morte di una dodicenne in Egitto, che ha suscitato l'indignazione e la condanna internazionale da parte delle Nazioni Unite e del governo del Cairo. L'Egitto ha reso illegale la pratica delle MGF nel 2008 e recentemente (2016) ha aggravato la pena per chi le esegue. 
 
La tendenza a medicalizzare questa pratica è la reazione alla crescente opposizione alla pratica a livello globale. Negli ultimi 20 anni, secondo la nuova analisi dell'UNICEF, nei paesi a maggiore prevalenza del fenomeno la percentuale di ragazze e donne che vogliono la cessazione della pratica è raddoppiata.

L'opposizione è più intensa tra le adolescenti che non fra le donne adulte. In Egitto, Sierra Leone e Guinea, ci sono almeno il 50% di probabilità in più che le ragazze si oppongano alle MGF, rispetto alle donne adulte.

«Le MGF sono radicate nelle disuguaglianze di genere, e il primo passo per porvi fine è quello di far cambiare idea alle persone» afferma Henrietta Fore. «Stiamo compiendo progressi. Gli atteggiamenti stanno cambiando, mutano i comportamenti. E, nel complesso, sempre meno ragazze vengono mutilate."