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Minori migranti in Italia

Refugee Day: l'impegno dell'UNICEF per i minorenni rifugiati e richiedenti asilo non si ferma con la pandemia

Una dottoressa del team mobile UNCEF-INTERSOS visita padre e figlia, immigrati dal Venezuela, in un edificio occupato a Roma - © UNICEF/UNI319137/Romenzi
Una dottoressa del team mobile UNCEF-INTERSOS visita padre e figlia, immigrati dal Venezuela, in un edificio occupato a Roma - © UNICEF/UNI319137/Romenzi
20 giugno 2020 – In occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, che ricorre oggi, l’UNICEF chiede più garanzie per la protezione e l’inclusione di famiglie, bambini e adolescenti rifugiati, richiedenti asilo e migranti.

Tra i gruppi più vulnerabili e più esposti ai rischi della recente pandemia di COVID-19 vi sono le persone che fuggono da persecuzioni e conflitti e coloro che rimangono fuori dal sistema di accoglienza.

Lo scarso accesso ai servizi e la mancanza di reti di assistenza possono causare gravi ripercussioni sulla salute fisica e mentale che, nel caso dei genitori - se non adeguatamente supportati - può risultare anche in una trasmissione dei traumi subiti alla generazione successiva. 

In Italia i minorenni stranieri non accompagnati sono oltre 5.000, secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,

Sono oltre 60.000 le ragazze e i ragazzi che dal 2014 a oggi sono diventati maggiorenni dopo essere arrivati nel nostro paese: molti fra loro, con il conseguimento della maggiore età, hanno perso le tutele dell’accoglienza.

Dall'inizio del 2020 a oggi sono arrivati via mare in Italia circa 900 minorenni non accompagnati.

Nel 2019 sono state 659 le domande di protezione internazionale presentate da minorenni stranieri non accompagnati nel nostro paese, delle quali solo il 27,4% ha ricevuto riconoscimento.

Molte famiglie rifugiate vivono in situazioni precarie dal punto di vista igienico e di sovraffollamento, spesso con problemi nell'accesso ai servizi sanitari, e sono perciò a particolare rischio di esposizione al COVID-19.

Tra i problemi anche quelli legati alla gestione delle procedure di asilo, le cui domande sono attualmente sospese.

In questa fase della pandemia, sono forti le implicazioni che il COVID-19 ha avuto sulla sfera emotiva e psicologica dei ragazzi rifugiati e migranti, molti dei quali stanno affrontando lo stress dovuto al prolungato isolamento, con conseguenze quali frustrazione, paura e apatia.  

L’UNICEF si è attivato, sin dall'inizio dell’emergenza, con azioni per assicurare la protezione, la salute e il benessere di famiglie e minori, con particolare attenzione a coloro che si trovano fuori del sistema ufficiale dell'accoglienza.

In tutto sono stati oltre 3.600 le famiglie e i giovani - inclusi i minorenni rifugiati e richiedenti asilo - raggiunti dai nostri interventi; 900 con screening medici, oltre 1.000 con la distribuzione di materiale informativo e kit per l'igiene, oltre 800 con documenti informativi redatti in più lingue, attività formative e socio-ricreative, proseguite online durante la fase 1 dell'epidemia.

Tra le azioni condotte anche il sostegno ai percorsi educativi tramite la distribuzione di tablet e la diffusione di app come StudiaMi e Mygrants, progettate per facilitare la formazione e l’inclusione socio-lavorativa dei ragazzi stranieri.

Nel quadro del suo programma in favore dei minori migranti e rifugiati in Italia l’UNICEF ha inoltre raggiunto oltre 60.000 giovani migranti e rifugiati con messaggi positivi di resilienza, e oltre 15.000 con informazioni legali e sanitarie tramite i canali online, tra cui la piattaforma U-Report on the Move. 

Tra le azioni portate avanti anche il primo soccorso psicologico alle giovani vittime di violenza di genere e ai soggetti più a rischio di essa.

«Il COVID-19 rischia di ostacolare il rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e di rallentare ulteriormente il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, ribaltando anche quei risultati raggiunti nei confronti di tanti bambini e adolescenti in Italia e nel mondo» sottolinea il Presidente dell’UNICEF Italia Francesco Samengo

«Questo è il motivo per cui ci siamo attivati dall'inizio della pandemia con diverse attività e continuiamo a confermare il nostro impegno.»