4 buone notizie del 2015 che (quasi) nessuno ti ha raccontato / 4

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07/01/2016

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Servizi igienici, per molti ma ancora non per tutti

Avere la possibilità di usare un sistema di smaltimento delle deiezioni umane igienicamente sicuro (improved sanitation) è talmente importante per la tutela della salute da essere stato posto dall'ONU come obiettivo comune a quello dell'accesso all'acqua potabile (Obiettivo di Sviluppo del Millennio 7).

Anche se sul fronte dell'igiene non si sono segnati i prodigiosi successi registrati per l'acqua, negli ultimi 25 anni ben 2,1 miliardi di abitanti del pianeta hanno potuto accedere per la prima volta nella loro vita a infrastrutture igieniche degne di questo nome.

La quota di popolazione mondiale che ha a disposizione servizi igienici privati funzionanti è salita dal 54% del 1990 al 68% del 2015. L'Obiettivo 7 prevedeva tuttavia la soglia ben più ambiziosa del 77%: quei 9 punti percentuali che mancano all'appello equivalgono a circa 700 milioni di persone, alle quali in questi anni non siamo stati capaci di estendere il beneficio dell'igiene domestica.

In totale, nel mondo, ancora 2,4 miliardi di esseri umani utilizzano servizi igienici in comune con altre famiglie, latrine non sicure dal punto di visto igienico o praticano la forma più primitiva e pericolosa per la salute di smaltimento delle deiezioni: quella all'aperto (open defecation).

Porfirio Visalla insegna l'uso dei nuovi sanitari ai gemellini Jeremias e Mateo, 3 anni. La famiglia Visalla appartiene all'etnia Guaranì, la più importante della Bolivia. Fino a poco tempo fa in questa comunità non c'erano gabinetti, e spesso gli abitanti erano stati morsi da serpenti mentre facevano i bisogni all'aperto - ©UNICEF/NYHQ2015-1923/Gilbertson VII

Porfirio Visalla insegna l'uso dei nuovi sanitari ai gemellini Jeremias e Mateo, 3 anni. La famiglia Visalla appartiene all'etnia Guaranì, la più importante della Bolivia. Fino a poco tempo fa in questa comunità non c'erano gabinetti, e spesso gli abitanti erano stati morsi da serpenti mentre facevano i bisogni all'aperto - ©UNICEF/NYHQ2015-1923/Gilbertson VII

 

La diffusione dei servizi igienici "a norma" risente di pesanti squilibri a seconda del reddito familiare e del contesto: ne usufruisce l'82% della popolazione urbana, ma in ambito rurale la percentuale crolla a un misero 51%. E vivono in campagna ben nove decimi delle persone che praticano la defecazione all'aperto. Asia meridionale (India) e Africa a sud del Sahara sono le due regioni del mondo in cui si concentra oltre metà della popolazione globale esclusa dai benefici dell'igiene domestica.

La componente igiene è centrale nei programmi dell'UNICEF: in tutti i Paesi in via di sviluppo: oltre alla costruzione e riparazione di gabinetti separati per maschi e femmine nelle scuole dei paesi più poveri, l'UNICEF promuove la gestione comunitaria delle infrastrutture idriche e igieniche, la diffusione del lavaggio delle mani con sapone (pratica apparentemente banale ma che può ridurre fino al 50% la diffusione della diarrea infantile) e offre assistenza tecnica, organizzativa e finanziaria alle autorità sanitarie locali.

Particolarmente importante l'intervento per garantire un livello accettabile di igiene nelle situazioni di emergenza: nel 2014 abbiamo distribuito 1,7 milioni di "Kit per l'igiene e la dignità" a ragazze e donne coinvolte da conflitti armati o disastri naturali.

Nel 2014 l'UNICEF ha investito nei programmi per Acqua e Igiene 727,4 milioni di dollari, pari al 17,6% del suo bilancio globale.

Scarica il rapporto UNICEF-OMS "Progress on Sanitation and Drinking Water 2015"


07/01/2016

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