Alessio Boni: in missione con l'UNICEF in Indonesia / 2

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17/11/2009

 

Diritti calpestati

 
Il porto di UleeLee, dove due enormi ondate dello tsunami scontrandosi schiacciarono in una morsa un intero villaggio di pescatori
Il porto di UleeLee, dove due enormi ondate dello tsunami scontrandosi schiacciarono in una morsa un intero villaggio di pescatori - ©UNICEF Italia/2008/M.Mazzone

Secondo giorno (lunedì 10 novembre 2008) - Incontro con Gianfranco Rotigliano nell'ufficio di Giacarta.
 
Gianfranco è un medico italiano che lavora con l'UNICEF da moltissimi anni. Ricopre l'incarico di Rappresentante dell'organizzazione in Indonesia dal 3 gennaio 2005, appena una settimana dopo il disastroso tsunami.
 
Dalle sue prime parole subito mi rendo conto delle complesse problematiche di questo paese, completamente diverse da quelle che ho potuto conoscere in paesi come il Malawi e il Mozambico.

Tre fattori mi colpiscono in modo fuori dal comune.
 
Il primo è il problema della registrazione delle nascite, che è diventata obbligatoria solo dal 2006 (questo la dice lunga sui diritti dei bambini, dato che un bambino se non è registrato all'anagrafe non può avere alcun diritto).
 
Sussiste una cultura secondo cui un genitore può arrivare addirittura a vendere il proprio bambino. 
 
Inoltre, questa è una zona di turismo sessuale, ambita da molti occidentali, con conseguenze di tratta, prostituzione e pedofilia. 
 
L'ultimo fattore che mi ha colpito molto è che, per un fatto di ignoranza, il 35% della popolazione, soprattutto i bambini piccoli, sono gravemente malnutriti perché ovviamente non seguono un'alimentazione adeguata completa di carboidrati, vitamine, proteine.

 

Una silenziosa distesa di morte

 
Un veicolo con emblema dell'UNICEF
Un fuoristrada dell'UNICEF, l'unico mezzo con cui si possono affrontare i lunghi percorsi sulle strade disastrate della zona - ©UNICEF Italia/2008/M.Mazzone

Dopo il briefing, con le coordinate assimilate, partiamo per Banda Aceh la parte nord/ovest dell'isola di Sumatra, dove il 26 dicembre 2004 lo tsunami ha raso al suolo migliaia di ettari di territorio.

La prima cosa che vedo è uno spiazzo enorme, circondato da onde di cemento con tre porte d'accesso dove sotto terra sono sepolte migliaia di vittime di quella tragedia.

È una sensazione che provo, più che un impatto visivo, perché è un prato con delle palme, niente di più. Non un monumento, non un memorial, non una fiaccola accesa, ma entrando nello spazio avverto tutto il dramma di quell'evento. 
 
La Siron Mass Grave è la più grande fossa comune di Aceh. Vi si trovano seppellite 46.000 persone. Tutti quanti si cammina più composti e si parla a bassa voce. Solo il pensiero incute un rispetto.

Proseguiamo per il porto di UleeLee  fra strade improvvisate, baraccopoli e fogne a cielo aperto, arrivando fino al punto in cui la violenza dello tsunami si è espressa in maniera catastrofica.
 
In quel punto preciso, per non so quale spiegazione della natura, due enormi onde si sono scontrate con un impatto violentissimo, devastando completamente l'intero villaggio di pescatori che vi risiedevano.
 
Incredibile come solo dopo quattro anni, grazie anche agli aiuti ricevuti da tutto il mondo, si possano già vedere abitazioni, ponti, moschee e condutture, a testimonianza che la rinascita è un positivo e indistruttibile istinto insito dell'uomo.

Calata ormai la sera, finiamo il tour e rientriamo per una breve presentazione a cura di Jan, Responsabile UNICEF dell'area, sui programmi di intervento in corso.

La giornata termina con una piacevole cena in comune, lasciandoci con l'appuntamento per il giorno successivo.

 
 

 

17/11/2009

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