Alessio Boni: in missione con l'UNICEF in Indonesia / 4

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17/11/2009

Prede bambine per il traffico internazionale

 
Le bambine cadute nelle mani di trafficanti che avevano intenzione di portarle in Malesia a fini di prostituzione, poi liberate e accolte nel Panti Werdha Crisis Centre di Lombok
Le bambine cadute nelle mani di trafficanti che avevano intenzione di portarle in Malesia a fini di prostituzione, poi liberate e accolte nel Panti Werdha Crisis Centre di Lombok - ©UNICEF Italia/2008/M.Mazzone

Quarto giorno (12 novembre 2008) - Approdati all'aeroporto di Mataram per recarci a Lombok, una delle isole della provincia del Nusa Tenggara.
 
Ci attende la pioggia, subito ci rechiamo al Panti Werdha Crisis Centre (centro per l'accoglienza di ragazzini e ragazzine vittime di violenza e traffico) dove tutto ciò che ho letto e teorizzato con i miei colleghi della delegazione UNICEF in aereo si concretizza negli sguardi di 11 ragazzine che ci accolgono con un canto tradizionale straziante che parla del calore della famiglia.
 
Il loro sguardo violato, le loro fronti corrugate, la sofferenza insita in quella giovinezza mi trafigge in un senso misto tra dolore, rabbia e impotenza. 
 
Sono ragazzine tra gli 11 e i 15 anni che solo per caso la polizia è riuscita a salvare dalla tratta dei minori.
 
Dovevano essere spedite in Malesia a fini di prostituzione. Ognuna di loro ha una singolarissima storia, raccapricciante e assurda.
 
In questo momento la fitta è arrivata, mi ha sconquassato, sconvolto, perché mentre con la calamità naturale riesco a conviverci, in questa situazione invece il bieco scambio di denaro tra malviventi preclude il diritto alla vita di queste giovani ragazze, e non riesco a razionalizzare.

La trovo un'ignominia assoluta! 
 

 
 
Alessio Boni indica la posizione di Lombok su una cartina dell'Indonesia riprodotta su un muro
Alessio Boni - ©UNICEF Italia/2008/M.Mazzone

Spendiamo molto tempo con loro. Mi presento, parlo con loro, lodo il loro coraggio per aver denunciato questi esseri abietti e le confortiamo, sperando che grazie all'UNICEF, le forze governative e la polizia si possa davvero cambiare il futuro di questo paese.

Alla fine della visita riusciamo a sdrammatizzare un po' la situazione che si era creata, a strappare dei sorrisi invertendo i ruoli.

Loro fanno da fotografi e cameramen, scattano foto e ci riprendono, si divertono molto e basta poco per far riaffiorare l'energia vitale che è in loro, per fortuna.

Alla fine ci salutiamo, ci abbracciamo e finché l'autobus non svolta l'angolo, le mani di quelle ragazzine non smettono di oscillare per salutarci.

Mi chiudo nel silenzio, non tanto per quello che ho visto ma perché in questo stesso instante che sono seduto sull'autobus capisco che altri minori non avranno la loro stessa fortuna e questo ovviamente mi avvilisce.

La sera ci troviamo in riva al mare e facciamo un incontro con il Presidente della Provincia, che ci ha descritto la situazione dell'isola ringraziandoci della collaborazione per gli aiuti e il sostegno dato dall'UNICEF alle istituzioni locali.

 
 

 

17/11/2009

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