Testimonianze

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15/11/2009

Arruolamento forzato, arruolamento volontario

«L'uso dei bambini in guerra non è una novità ma continua a verificarsi nei conflitti odierni nonostante i progressi nei riguardi dei diritti dei bambini. Tutto questo è spesso collegato ad interessi che non hanno niente a che vedere con quelli dei bambini, come la sete di potere, l'accesso alle risorse naturali o al traffico di armi»
Mamuel Fontaine, Area Protezione UNICEF

«Hanno picchiato mio padre e poi lo hanno arrestato. In realtà non mi hanno costretto veramente a seguirli, mi hanno solo chiesto se volevo farlo e io l'ho fatto
John, Liberia

«Ho deciso di seguirli, non sapevo dove andassero»
Fatimata, Sierra Leone

«Mia sorella più grande era malata. Uno dei miei fratelli era troppo piccolo e l'altro si era appena sposato. Questi sono stati i motivi per cui mi sono arruolata. Qualcuno doveva fare questo sacrificio e io in famiglia ero la meno indispensabile.»
Betty, Sri Lanka 

«Dopo ciò i ribelli divennero la mia famiglia e facevo qualsiasi cosa in mio potere per accontentare il comandante.»
Daniel, Liberia

Realtà diverse, la stessa sofferenza e difficoltà per tornare alla vita normale

«Il mio compito inizialmente era quello di portare la torcia per i ribelli adulti. Poi mi è stato insegnato ad usare le granate. In meno di un mese trasportavo i fucili AK47 e persino i G3
Georges, Burundi

«Ho visto persone con le mani mozzate, una bambina di 10 anni rapita e uccisa, e molti uomini e donne bruciati vivi... molte volte ho pianto solo nel mio cuore perché non potevo farmi vedere.»
Sarah, Sierra Leone 

«Pensavamo che i ribelli avessero il diritto di dirci cosa dovevamo fare.» 
James, Sierra Leone 

«Ci davano tonnellate di droga tutto il tempo, per farci sentire forti e coraggiosi e per obbedire ai loro ordini, non importava quali fossero. Spesso prendevo oppio e valium. Penso che siano molte le cose che non riesco a ricordare a causa della droga che ci davano. Ero come controllato da demoni. Ma io so che sono quello che ha commesso di tutto e mi sento male quando penso a tutto ciò che ho fatto. Non esiste niente peggio della guerra.» 
Henri, Liberia 

«La prima volta è stato difficile uccidere. Poi è diventato più facile, hai meno paura...Ora quando sono arrabbiato a volte penso: perché non lo uccido?»
Marie, Uganda, intervistata da Karin Badt

«Uccidere persone e vederle morte distrugge quel sentimento umano che ti fa prendere cura degli altri.»
Oscar, Sierra Leone
 

Il dolore delle ragazze che sono vittime di violenza

«Si vergognano e agli occhi delle loro famiglie sono impure.»
Memunatu Bangura, programma Caritas-UNICEF in Sierra Leone
 

La speranza di una reintegrazione nella comunità

«Voglio diventare qualcuno all'interno del Governo, un politico, così posso prendermi cura del mio paese e del mio popolo»
Philipp, Papua Nuova Guinea 

«Non ho mai trascurato o abbandonato le mie sorelle. Il loro benessere è la cosa più importante per me. Ho imparato molte cose qui al Centro: giardinaggio, attività di costruzione. Qui studio anche. Adesso voglio completare i miei studi così potrò trovare un lavoro. Voglio diventare un'insegnante, questo è il mio desiderio. Ho capito che posso cambiare la mia vita. Voglio vivere una vita di pace.»
Sylvia, Filippine 

Particolare di una mano che stringe un fucile
©UNICEF/HQ01-0091/Stevie Mann

15/11/2009

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