Crescere a Domiz: un anno nel campo profughi

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19/05/2013

 

Gulnar ha 9 anni e vive nel campo profughi di Domiz, in Iraq, da circa un anno - dall'epoca in cui la struttura è stata aperta. Eppure chiede ancora ogni giorno alla madre quando potrà tornare a casa, a Damasco.

Sua madre, Avin Ahmad, è preoccupata per Gulnar e per le sue tre sorelle minori, rispettivamente di  2, 5 e 6 anni.

«In Siria le mie bambine avevano molti giocattoli, e la nonna era spesso a casa con loro» racconta Avin. «Ma qui non hanno un posto dove giocare, e quindi giocano nel fango davanti alla tenda. È una vita terribile per loro. Non mi ascoltano più, sono cambiate.»
 
«Quando le sento parlare fra loro, le due più grandi discutono su quello che faranno quando torneranno a Damasco. Quando siamo venuti qui, erano convinte che si sarebbe trattato di un breve periodo. Qualche giorno fa ho sentito Gulnar dire alla zia: se potessi tornare in Siria, non ritornerei mai in questo posto.»
 

La dura vita nelle tende

Un’altra mamma, Gulistan, vive da aprile 2012 a Domiz con il marito e quattro bambini tra i 4 ai 17 anni. Come la famiglia di Avin, anche loro hanno sofferto il trauma dell'arrivo al campo.

Una volta registrati è stata data loro una tenda, con materassi e coperte per creare la loro “nuova casa” in un campo erboso insieme ad altre 300 famiglie. 

In Siria avevano entrambi un lavoro e una casa di proprietà. I loro figli andavano bene a scuola, e nessuno di loro aveva mai dormito in una tenda. «La vita in tenda è dura per i bambini» dice Gulistan. «L'estate scorsa ho dovuto uccidere tre serpenti velenosi e parecchi scorpioni nei pressi della nostra tenda.»

Gulistan e due dei suoi bambini sono stati visitati da psicologi del team di Medici Senza Frontiere che opera nel campo, per avere un aiuto nel gestire lo stress del cambiamento.

Un altro aspetto della vita nel campo è il sovraffollamento. Il campo, previsto per accogliere 20.000 profughi, ne ha ormai il doppio, e i nuovi arrivati si aggiungono nelle tende dove sono presenti parenti o amici,

Avin è provata anche dal continuo flusso di visite. Alla tenda si presentano continuamente ospiti, spesso famiglie intere. «Non ho mai riposo», ci dice.
 
Con il passare del tempo, il campo cresce e cambia. L'UNICEF ha realizzato e gestisce uno Spazio a misura di bambino (Child-Friendly Space), una struttura allestita in una enorme tenda dove i bambini possono giocare e socializzare. 

Tra i numerosi interventi, abbiamo anche fornito acqua potabile e servizi igienici alle tre scuole del campo, e organizzato la rete idrica che serve l'intero campo profughi. 

Stiamo continuando a lavorare per espandere i servizi e soddisfare le crescenti esigenze. Nelle prossime settimane verranno allestiti due altri "Spazi a misura di bambino" e un cortile attrezzato con giochi.

Costruire una nuova vita

«Ora il campo è più grande, ci sono più servizi e organizzazioni che aiutano le persone», riferisce Gulistan.
 
Gulistan e la sua famiglia si sono dati da fare per migliorare la propria esistenza a Domiz. Lei aiuta come volontaria l'UNHCR [l'Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, che ha il coordinamento logistico del campo], suo marito insegna in una delle scuole del campo, il figlio maggiore ha ricevuto una borsa di studio per frequentare una delle migliori scuole nella vicina città di Dohuk. «Ora siamo nuovamente felici e pieni di cose da fare» ci dice.

Anche Avin si è attivata, aprendo un salone di bellezza. Dapprima aveva preso in affitto un negozio in città, a Dohuk, ma quando suo marito è stato assunto come insegnante in una delle scuole di Domiz è diventato complicato gestire lavoro e cura dei bambini, per cui ha deciso di trasferire il salone all'interno nel campo.
 
«In città gli affari andavano bene, ma qui nel campo le persone non hanno soldi, quindi lavoro gratis o a prezzi bassissimi». Oltre ai servizi di manicure e trucco, Avin affitta (o presta) anche vestiti per le occasioni speciali, tra cui un abito da sposa, viene usato quasi ogni giorno - e a volte due volte nella stessa giornata!
 
Sua figlia Gulnar ora frequenta la scuola del campo, e due altre figlie vanno allo "Spazio a misura di bambino" allestito dall’UNICEF, due volte a settimana.

Verso un futuro migliore?

Avin e Gulistan hanno lavorato sodo per rendere migliore la loro vita nel campo, ma nessuna delle due vuole rimanervi un altro anno. 
 
Avin sogna un avvenire migliore per la sua famiglia. «Ho sbagliato a portare le mie figlie nel campo. Non voglio che crescano qui.» 
 
«Il nostro desiderio è che torni la pace in Siria, e che noi possiamo tornare a casa nostra» conclude Gulistan.
 
Wendy Bruere, UNICEF Iraq
     

 

Un'immagine del salone di bellezza aperto da Avin nel campo profughi di Domiz (Iraq) - ©UNICEF Iraq/2013/Wendy Bruere

Un'immagine del salone di bellezza aperto da Avin nel campo profughi di Domiz (Iraq) - ©UNICEF Iraq/2013/Wendy Bruere

19/05/2013

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