La crisi del Sahel? Non solo questione di cibo

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18/04/2012

Intervista audio a Roger Sodjinou, responsabile Nutrizione - UNICEF Ciad

Per ascoltare l'intervista online clicca su questo link


Roger Sodjinou, responsabile dei programmi nutrizionali dell«Salve, il mio nome è Roger Sodjinou e sono responsabile per il programma Nutrizione dell'UNICEF in Ciad.

Secondo le nostre stime, 127.000 bambini sotto i 5 anni di età soffriranno di malnutrizione acuta grave nelle 10 province della regione saheliana del Ciad. La malnutrizione è una situazione di emergenza, consiste principalmente nella mancanza di sostanze micronutrienti nell'organismo.

In particolare, la "malnutrizione acuta grave" è strettamente correlata alla mortalità infantile. Significa che se non offriamo un trattamento terapeutico a questi bambini, essi moriranno.

In Ciad non stiamo affrontando una vera e propria situazione di carestia. È in corso una crisi alimentare, ma la gente ha ancora a disposizione qualcosa da mangiare. 

Gli abitanti della regione saheliana del Ciad non hanno un'alimentazione equilibrata: la loro dieta è basata fondamentalmente sui cereali, che sono poveri di proteine e micronutrienti, e questa è la ragione per cui queste popolazioni ora hanno dei problemi.

Quando i bisogni nutrizionali di un bambino non vengono adeguatamente soddisfatti, siamo di fronte a un bambino malnutrito. Per questo noi focalizziamo la nostra azione anche sulle madri. 

Ad esempio, loro non sempre capiscono quanto è importante l'allattamento esclusivo al seno, senza dare al neonato acqua o minestrine.

Il latte materno contiene tutto ciò di cui il bambino ha bisogno nel primo stadio della crescita, ma l'allattamento esclusivo al seno non è una pratica comune nella regione saheliana del Ciad e questo spiega perché vediamo così tanti casi di malnutrizione in questa fascia d'età.

Le mamme pensano che, essendo il clima molto caldo, bisogna dare acqua da bere al proprio piccolo. Ma l'acqua è spesso sporca, e provoca nel neonato diarrea e altre malattie. Per fronteggiare questi problemi, dobbiamo avere un piano di interventi che affronti alla radice questi problemi.

Non si tratta, insomma, di distribuire semplicemente del cibo. 

La prima cosa da fare è fornire le corrette informazioni su come nutrire i bambini. Altrettanto importante è che funzioni un sistema di accesso a una varietà di alimenti. 

Poi bisogna intervenire sulle convinzioni e sulle pratiche nocive in materia di nutrizione infantile. Questo è chiaramente un processo culturale, di lungo periodo, che coinvolge anche i colleghi del programma Comunicazione.»

18/04/2012

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