Gaza: 60.000 bambini hanno visto uno o entrambi i genitori uccisi durante la guerra o dopo il cessate il fuoco
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Nelle ultime due settimane a Gaza, nonostante il cessate il fuoco concordato, secondo le notizie, 5 ragazzi e 2 ragazze sono stati uccisi e almeno 33 bambini sono rimasti gravemente feriti in seguito ad attacchi aerei, attacchi con droni e scontri a fuoco in tutta la Striscia. Altri due ragazzi sono morti a causa delle ferite riportate in precedenza.
A poco più di un anno dall’annuncio del cessate il fuoco, secondo le notizie, oltre 340 bambini uccisi e centinaia di altri feriti. Queste terribili statistiche non corrispondono a un cessate il fuoco come la maggior parte delle persone se lo immagina, non da ultimo per le famiglie in lutto per la perdita dei propri figli.
Un nuovo rapporto dell’UNICEF, pubblicato oggi, mette a nudo lo sconcertante costo umano di una guerra che continua a devastare i bambini, privandoli della vita, dell’infanzia e del futuro. Circa 800.000 bambini sono ancora sfollati e la maggior parte vive in tende o edifici bombardati pericolanti.
Si stima che 60.000 bambini a Gaza abbiano visto uno o entrambi i genitori uccisi durante la guerra o dopo il cessate il fuoco. Quasi ogni bambino ha bisogno di qualche forma di sostegno psicologico per riprendersi.
Ora, mentre ci avviciniamo ancora una volta all’inverno, questi bambini si trovano ad affrontare il quarto anno di difficoltà mentre cercano di sopravvivere in condizioni disperate. Tende danneggiate, mancanza di servizi igienici e famiglie ammassate in qualsiasi spazio riescano a trovare per crearsi una dimora di fortuna.
Sebbene il cessate il fuoco abbia consentito l’ingresso nella Striscia di maggiori aiuti umanitari e rifornimenti commerciali e la situazione della sicurezza alimentare sia migliorata, per i bambini di Gaza le conseguenze della guerra permeano ogni aspetto della vita quotidiana: dove dormono, cosa mangiano, se possono studiare, se si sentono abbastanza al sicuro da giocare e se le persone che amano sono ancora al loro fianco.
Gaza, i bambini restano a rischio nonostante il cessate il fuoco
(...) Dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, oltre 560.000 bambini sono tornati a frequentare la scuola, compresi quelli che frequentano gli oltre 200 centri didattici sostenuti dall’UNICEF. Quest’anno abbiamo fornito assistenza in denaro tramite sistemi digitali – fondamentali per la sussistenza – a oltre 380.000 persone e continuiamo a garantire acqua potabile a 1,2 milioni di persone, occupandoci allo stesso tempo della raccolta dei rifiuti solidi e della distribuzione di forniture mediche.
Questo lavoro è fondamentale e salva vite, tuttavia, siamo ben lontani dal ripristinare i servizi come dovrebbero essere. Come le reti e i sistemi fognari tutti e sei gli impianti di trattamento delle acque reflue sono ancora fuori servizio. La maggior parte delle acque reflue non trattate viene scaricata direttamente in mare, con ripercussioni sul litorale per diversi chilometri. Ci sono vaste pozze di acque reflue, come il bacino di raccolta delle acque piovane di Sheikh Radwan, che è mezzo pieno e con le piogge invernali che si avvicinano rapidamente, il tempo a nostra disposizione per svuotarlo sta per esaurirsi.
Come avevamo avvertito un anno fa, l’acqua contaminata potrebbe straripare e inondare le zone residenziali a valle, con conseguenze potenzialmente letali per i bambini e le loro famiglie. In passato alcuni bambini sono annegati in acque contaminate da liquami. Il bacino può essere svuotato nell'arco di due settimane, ma Israele non ha ancora autorizzato l’ingresso a Gaza delle attrezzature necessarie.
I bisogni sono enormi e i finanziamenti sono di gran lunga inferiori a quanto richiesto. È proprio per questo che risorse e finanziamenti flessibili, prevedibili e costanti sono fondamentali se vogliamo raggiungere i bambini e le loro famiglie. Le famiglie che vivono in rifugi danneggiati e in centri di accoglienza sovraffollati sono sempre più preoccupate per la sopravvivenza dei propri figli di fronte al freddo intenso e alla pioggia.
Per i bambini di Gaza la pace significa tornare a essere bambini.
Nonostante tutto, però, i bambini, come sempre, non perdono la speranza. (...) Il futuro che i bambini di Gaza desiderano è quello in cui possano semplicemente vivere la loro infanzia, come è loro diritto. Per trasformare questo sogno in realtà, i bambini hanno bisogno di un vero cessate il fuoco e della piena attuazione del piano di pace, subito.
I bambini hanno bisogno di sicurezza e protezione, sia che si trovino nella Striscia di Gaza, in Cisgiordania o in Israele. I bambini hanno bisogno di riprendersi, di iniziare a guarire, di tornare a una vita normale.
Ciò richiede che gli Stati membri mettano i bambini al primo posto. Ciò richiede che le autorità israeliane consentano l’ingresso di materiali, attrezzature e forniture tecniche per ripristinare le infrastrutture e i servizi essenziali. Senza l’ingresso su larga scala di pezzi di ricambio, generatori e olio motore, non sarà possibile mantenere nemmeno i servizi ancora operativi. Ciò richiede che le parti in conflitto rispettino i termini del cessate il fuoco e della risoluzione 2803 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nonché i propri obblighi ai sensi del diritto internazionale umanitario.
Soprattutto, dobbiamo ascoltare le voci dei bambini di Gaza. Per i bambini, la ripresa significa tornare a scuola, trascorrere del tempo con gli amici e la famiglia, avere un riparo adeguato che ne preservi la dignità, giocare in sicurezza, ricevere assistenza sanitaria quando ne hanno bisogno e ritrovare un senso di stabilità e una vita quotidiana da bambini.
Questo è il futuro che dobbiamo costruire per i bambini palestinesi. I bambini di Gaza hanno sofferto fin troppo, per troppo tempo.
Dichiarazione di Ricardo Pires, Vice Portavoce dell’UNICEF,
durante la conferenza stampa di oggi al Palais des Nations di Ginevra.
One year ceasfire Report (in inglese)pdf / 3.65 Mb
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