Intervista a Letizia

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14/03/2022

Letizia Dell’Asin è Partnerships Specialist per l’UNICEF in Afghanistan da fine 2019.  Si occupa delle relazioni con i donatori, soprattutto governi e istituzioni finanziarie internazionali, per raccogliere i fondi necessari ad operare sul campo e portare servizi come sanità’, nutrizione, acqua, educazione e protezione ad ogni bambino ed ogni bambina.

1) Raccontaci come sei arrivata in UNICEF e qual è il tuo ruolo

Ho iniziato il mio impegno nello sviluppo internazionale più di dieci anni fa, con organizzazioni diverse dall’UNICEF. Organizzazioni non-governative locali ed internazionali, governative, altre agenzie delle Nazioni Unite. L’UNICEF rimaneva però il mio sogno – un’organizzazione con un mandato magico, una presenza capillare, una capacità inesauribile di rispondere ai bisogni della popolazione.

Nel 2017 ho iniziato l’avventura con l’UNICEF nel suo quartiere generale a New York, nella sezione che si occupa di relazioni con i donatori istituzionali con l’obiettivo sia di raccogliere fondi per i progetti, sia di lavorare insieme per promuovere politiche sociali a favore dei bambini. Mi sono unita all’ UNICEF come Junior Professional Officer (JPO), un programma sostenuto dal Governo italiano per avviare giovani professionisti alla carriera nelle organizzazioni internazionali. Dopo due anni a New York e un periodo nell’ufficio di UNICEF in Uganda come Specialista per le Emergenze, a fine 2019 sono arrivata a Kabul come Specialista Partnership.

Nel mio ruolo, insieme ai colleghi che si occupano direttamente degli interventi programmatici, sono responsabile della gestione dei rapporti con i donatori. Mi occupo delle proposte per i finanziamenti, nella gestione delle condizioni contrattuali, nella reportistica finale. Queste relazioni sono per noi essenziali ed è un onore e un dovere assicurarci che i fondi vengano utilizzati in base al loro scopo e i nostri donatori vengano regolarmente informati sul successo delle attività.

2) Tu e l'Afghanistan. Perché hai deciso di rimanere? E come incide sulla tua vita lavorativa e personale il fatto di essere una donna?

Rimanere in Afghanistan dopo gli eventi dell’agosto 2021 non è stata una vera scelta. Né l’UNICEF come organizzazione né il suo personale hanno mai esitato. Era nostra responsabilità farlo, spinti dalla consapevolezza che mai come in questo momento potevamo rappresentare una forza importante per aiutare il paese in una difficile transizione.

Già dalla primavera del 2021, l’UNICEF e le altre organizzazioni delle Nazioni Unite si sono mosse per prepararsi a una stagione che si preannunciava difficilissima per il paese. Gli effetti della siccità, poi ufficialmente dichiarata in giugno, le sfide poste dalla pandemia Covid-19 e la continuazione dei conflitti armati nel mezzo dell’annunciato ritiro delle forze internazionali, presentavano un quadro molto complesso. Il ruolo delle organizzazioni internazionali non è solamente quello di rispondere alle emergenze quando queste si verificano, ma di mettere in atto in anticipo le misure necessarie per prepararsi a rispondere adeguatamente. Il lavoro nei mesi precedenti ad agosto è’ stato incessante. Nonostante gli eventi di agosto si siano palesati con immensa rapidità, questa preparazione ci ha permesso di rispondere il più’ adeguatamente e rapidamente possibile ai bisogni del paese.

La situazione umanitaria da agosto è peggiorata, la disoccupazione è dilagante e l’economia del paese in grave crisi. Ci si aspetta che nel 2022 più di un milione di bambini sarà affetto da malnutrizione acuta grave e l’incognita rimane sulla capacità di tutti i bambini di rientrare a scuola quando presto le scuole riapriranno. Mai come ora l’UNICEF e le altre agenzie che operano in Afghanistan possono fare la differenza in questo contesto. Il mio lavoro è aumentato esponenzialmente. L’intera comunità internazionale ha espresso il suo impegno a sostenere il paese, dai governi – inclusa l’Italia, alle istituzioni finanziarie internazionali, ai donatori privati

Le colleghe afghane dell’UNICEF sono rientrate in ufficio da mesi e rappresentano una forza essenziale per permetterci di raggiungere i nostri obiettivi. Il nostro mandato ci richiede di lavorare per e con i bambini e le loro mamme – le nostre colleghe donne rappresentano un veicolo fondamentale per comunicare con loro e rispondere ai loro bisogni. L’essere donna, per me e per le mie colleghe, non ci ha vietato di operare. Le autorità del paese hanno finora rispettato il nostro intervento e contributo ad operare nel paese.

3) Qual è la forza dell’UNICEF

Il nostro mandato. È relativamente semplice convincere i nostri donatori e le autorità con cui lavoriamo a fornire il loro sostegno per assicurarsi che ogni bambino abbia i vaccini di cui ha bisogno, l’educazione che si merita, un ambiente e contesto che lo proteggano. La forza principale dell’UNICEF è lavorare mettendo ogni bambino e ogni bambina al centro del nostro lavoro. E farlo per ogni bambino, a prescindere dal suo sesso o dal contesto familiare e sociale in cui vive.

La multi-settorialità dei nostri interventi. L’UNICEF lavora in tutti i settori chiave per lo sviluppo di un bambino – sanità, nutrizione, acqua, educazione, protezione dei bambini ed inclusività sociale, perché solo fornendo tutti questi servizi a un bambino possiamo aiutarlo a crescere pienamente. Per fare un esempio: quando lavoriamo nel settore ‘educazione’, non ci limitiamo a fornire materiale scolastico o a dare formazione agli insegnanti, ma cerchiamo di portare l’acqua nelle scuole, usiamo la scuola come piattaforma per dare nutrienti importanti ai bambini – come l’acido folico alle bambine adolescenti, e formiamo gli insegnanti non soltanto nella didattica ma nella loro capacità di individuare problematiche sociali che rischiano di inibire lo sviluppo dei bambini.

Il nostro personale. La dedizione e la passione dei colleghi con cui lavoro è fonte di ispirazione. Durante gli eventi di agosto, osservare l’impegno dei colleghi afghani per il loro paese, nel momento in cui essi stessi stavano soffrendo momenti di drammatica ansia e preoccupazione, è stato commovente e fonte di immensa motivazione. Senza il suo personale, internazionale e nazionale, pronto a correre rischi per la propria incolumità’, a dormire poche ore a notte per assicurarsi che i bambini ottengano l’aiuto necessario, il lavoro di UNICEF sarebbe impossibile.

4) Qual era il tuo sogno da bambina?

Sono cresciuta in una regione di frontiera e in una famiglia con genitori di paesi differenti e una forte storia di migrazione italiana, quando eravamo noi a cercare accoglienza in altri paesi durante il Novecento, principalmente per motivi economici – in Romania, negli Stati Uniti, in Argentina. Sono cresciuta nella certezza che le differenze fossero una ricchezza ma anche con una perplessa consapevolezza che spesso fossero fonte di conflitto ed ineguaglianza.Ho sempre saputo che l’“altro” sarebbe stato parte della mia vita, sia che fossi diventata una guida turistica, una traduttrice, o altro. Alla fine dell’università, ho intrapreso un’esperienza di volontariato in Cambogia – è lì che mi sono appassionata al settore e ho iniziato l’esperienza professionale nel settore. Per me l’importante è avere un impatto sociale con le nostre azioni – da come trattiamo e difendiamo i diritti degli altri nel nostro paese, a come compriamo e consumiamo nella nostra quotidianità.

    14/03/2022

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