Giornata Internazionale della Pace: la nostra missione per i bambini preda delle guerre

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20/09/2012

(21 settembre 2012, Giornata Internazionale per la Pace)
 
 
Mai come oggi il tema del coinvolgimento dei minori nei conflitti armati è stato al centro dell'attenzione, nell'ONU e nella comunità internazionale.

Nel 2012 abbiamo assistito alla condanna di due fra i più noti "signori della guerra" che hanno spregiudicatamente arruolato e costretto a combattere minori di ogni età: Thomas Lubanga, condannato dalla Corte Penale Internazionale a 14 anni di reclusione, e l'ex presidente della Sierra Leone, Charles Taylor, che ne sconterà ben 50 in un carcere britannico.

Lo ha affermato il direttore dell'UNICEF, Anthony Lake, intervenendo il 19 settembre al Consiglio di Sicurezza riunito in sessione aperta. 

Dal 1999 a oggi sono state ben 9 le Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sul coinvolgimento dei minori nei conflitti armati. Tra esse anche la Ris. 1998 del 12 luglio 2011, che prevede l'inserimento nella "lista nera" dell'ONU di qualunque formazione armata responsabili ad attacchi nei confronti di scuole, ospedali o personale in essi impiegato.

Oggi - ha sottolineato Lake nel suo intervento -  abbiamo un Meccanismo di monitoraggio e reporting (MRM) che raccoglie in tutto il mondo - tramite le forze di peace-keeping dell'ONU - informazioni in tempo reale sulle violazioni dei diritti dei minori sugli scenari di guerra, consentendo interventi mirati e tempestivi.

«L'UNICEF coopera a stretto contatto con governi e comunità per proteggere e recuperare i bambini coinvolti nei conflitti» ha affermato il Direttore dell'UNICEF. «Oltre a controllare e denunciare violazioni, noi offriamo una serie di risposte concrete: dalla prevenzione dei pericoli delle mine antiuomo al sostegno psicologico, dalla formazione professionale per ex bambini-soldato all'assistenza per le vittime della violenza sessuale in tempo di guerra.»

L'azione delle organizzazioni umanitarie non può però avere effetto senza l'impegno attivo dei governi e di tutti coloro che hanno un ruolo decisionale nella vita dei bambini.
 
Persino coloro che si macchiano di crimini di guerra possono, in parte, contribuire ad alleviare le sofferenze dei bambini e degli adolescenti, ad esempio negoziando con l'UNICEF e con gli altri mediatori la loro smobilitazione.

«Stiamo dialogando, tramite i leader comunitari locali, con le fazioni attualmente in conflitto nel Mali, e negoziamo con gruppi armati nella Repubblica Centrafricana, in Afghanistan, Ciad, Myanmar, Filippine, Somalia, Sud Sudan e in altri Paesi» ha proseguito Lake. 

Un lavoro, questo, enormemente complesso e delicato. «Quando negoziamo dobbiamo percorrere una linea posta tra la nostra sete di giustizia e il nostro desiderio di pace, tra il nostro disprezzo per chi viola l'infanzia e il nostro bisogno di persuaderli a cooperare.»

«Quando incontri uno di questi bambini, faccia a faccia, come è successo a molti di noi, ti accorgi di qualcosa di straordinario. Poche parole gentili, la disponibilità ad ascoltare, la presenza di un adulto che non è lì per sfruttarli o giudicarli...semplici gesti che bastano spesso a far abbassare loro la guardia, anche fosse solo per un istante. Nonostante gli orrori vissuti, c'è sempre una possibilità di recupero, una scintilla di speranza

«Il futuro di questi bambini è in bilico» ha concluso Lake. «Non possiamo lasciarli soli, questo è il nostro impegno e la nostra responsabilità.»


20/09/2012

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