Così la guerra uccide le scuole di Aleppo

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23/08/2016

22 agosto 2016 – Quando parliamo degli effetti della guerra ad Aleppo (Siria) dobbiamo ricordare che nel bilancio delle vittime va inclusa anche l'istruzione. Le scuole di Aleppo vengono bombardate, occupate da combattenti e spesso abbandonate quando sono lesionate o distrutte.

Una di queste scuole era quella del quartiere denominato "1070". Circa 5.000 famiglie sfollate dalle zone rurali intorno alla città si sono ritrovate sin dal 2013 a vivere negli edifici in cemento grezzo di questo sobborgo nella parte occidentale di Aleppo.

In questi ultimi 3 anni la scuola del "1070" è stata un'oasi di serenità e speranza in cui i bambini hanno potuto gettare le basi per il loro futuro. Inoltre, questa è l'unica scuola media femminile in tutta l'area. 

In tutta Aleppo l'UNICEF ha installato 130 aule prefabbricate per fronteggiare i crescenti bisogni della popolazione infantile sfollata. 

La scuola "1070" poteva ospitare all'inaugurazione 660 alunne e 17 aule prefabbricate, munite di servizi igienici e altre infrastrutture. Nel 2015 sono state aggiunte altre 15 aule (sempre prefabbricate) e le iscrizioni sono progressivamente salite a 2.500 unità, anche grazie alle intense campagne "Back to School" volte a convincere le famiglie sfollate a mandare a scuola le loro figlie.
 
«Nonostante le deplorevoli condizioni di vita che li circondano, gli alunni di questa scuola, ben organizzata e pulita, sono felici e pieni di energia» riferiva Hanaa Singer, Rappresentante UNICEF in Siria, visitando la scuola "1070" nel febbraio scorso. 

«La scuola ha offerto loro l'opportunità di rivivere momenti della loro infanzia perduta. La passione per lo studio di queste ragazzine è commovente. Nonostante le privazioni che hanno vissuto insieme alle loro famiglie, non hanno mai abbandonato il sogno di ricevere un'istruzione adeguata.»
 
Ma le bambine raccontavano ad Hanaa Singer anche le paure che fronteggiavano ogni giorno per recarsi a scuola, e persino per andare a giocare in cortile a ricreazione.

«Non credevo alle mie orecchie quando le bambine mi raccontavano di un cecchino, appostato nei dintorni, che di tanto in tanto si divertiva a tormentarle sparando colpi vicino a loro, evidentemente con il solo scopo di terrorizzarle» riferiva la responsabile UNICEF. «Una cosa che tutte chiedevano con ansia era la costruzione di un muro che le proteggesse mentre si trovavano in cortile per la ricreazione.»

L'UNICEF ha risposto tempestivamente a questa accorata richiesta, installando nel giro di pochi giorni una lunga barriera in acciaio per schermare l'ingresso a scuola e proteggere le alunne durante la ricreazione. 

A questo punto Ahlam, una studentessa di 16 anni, ha avuto un'idea: perché non trasformare la barriera in un murale? Detto fatto: bambine e ragazze si misero a dipingerla con colori brillanti, e quando il lavoro fu terminato quell'anonima barriera metallica era diventata il "muro della speranza".

La barriera metallica di protezione per la scuola femminile 1070 di Aleppo, ribattezzata Muro della Speranza - ©UNICEF/Basma Ourfali

Il 31 luglio scorso, colpi di mortaio e bombardamenti piovvero sul quartiere e le famiglie sfollate del "1070" dovettero rapidamente spostarsi in luoghi più sicuri

Ecco come il preside della scuola ricorda quella giornata. «Erano le 11 e le bambine erano in aula. Abbiamo sentito esplosioni sempre più vicine e abbiamo immediatamente rimandato le alunne a casa. Ormai abbiamo una certa abitudine, purtroppo, a questo genere di cose, ed eravamo sicuri che avremmo riaperto i battenti il giorno seguente. Invece non siamo più tornati.»

Da quel giorno, 35.000 abitanti del "1070" sono rimasti nuovamente senza tetto, ospiti di centri di accoglienza, accampati sulle aiuole o nelle moschee, i più fortunati ospiti di parenti e amici. Soltanto il 9 agosto, in una pausa dei combattimenti, il preside ha potuto rimettere piede nella scuola, per qualche minuto.

«C'erano vetri dappertutto. Porte e finestre sfondate dagli spostamenti d'aria, libri e oggetti sparsi sui pavimenti insieme a frammenti di granate, fori di artiglieria sui muri. Una delle aule era praticamente ridotta in cenere.»

Quando iniziarono i bombardamenti, a scuola si stavano svolgendo i corsi di recupero per permettere alle alunne di recuperare anni di istruzione perduti a causa del conflitto. Inoltre erano in corso iniziative di sostegno psicologico per aiutare le alunne a gestire i traumi derivanti dalle tragiche esperienze subite. Adesso tutto è bloccato, a tempo indefinito. 

«Questa scuola è come una casa, per me» ci dice il preside. «L'ho diretta sin dalla sua inaugurazione, nel 2013. Adesso dovremo ricostruirla da capo, mattone dopo mattone.»

Storie analoghe potrebbero essere raccontate per molte altre scuole qui ad Aleppo. Dal 31 luglio a oggi, nella sola Aleppo ovest, 12 scuole sono state lesionate da bombardamenti e sparatorie e altre 8 occupate da combattenti.

A settembre inizia anche in Siria un nuovo anno scolastico. L'UNICEF è l'organizzazione incaricata di aiutare 2,1 milioni di bambini e bambine siriani a ritrovare nelle prossime settimane un banco e un'aula pronti ad accoglierli. Anche se per chi vive in pace la cosa non è scontata, mai come nelle emergenze umanitarie la scuola diventa preziosa per i bambini (visita il sito della nostra campagna "Emergency Lessons" per saperne di più).

Realizzare questa impresa ad Aleppo richiederà soluzioni alternative e inusuali, come le scuole in tenda e i programmi di "studio a casa" (self-learning programmes).

A guidare questo nuovo sforzo è la consapevolezza dell'importanza assoluta di garantire l'istruzione a questi bambini. Perché, come diceva Ahlam, l'ideatrice del "muro della speranza": «Io e le mie amiche sappiamo bene che senza andare a scuola per noi bambine non ci sarà futuro». 

Scarica:

L'intervento umanitario dell'UNICEF per i bambini della Siria (ultimo aggiornamento: settembre 2016)

 

23/08/2016

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