Lo spettro della fame minaccia 4 milioni di abitanti nel Sud Sudan

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21/10/2015

22 ottobre 2015Tre agenzie dell'ONU lanciano oggi l’allarme sulla fame che, in alcune zone del Sud Sudan, sta spingendo la popolazione sull'orlo della catastrofe. 

Secondo gli ultimi dati, sarebbero 3,9 milioni le persone in stato di grave insicurezza alimentare nel paese africano, dove è in corso da quasi due anni un conflitto interno.

Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), UNICEF e Programma Alimentare Mondiale (WFP) fanno appello alle parti in lotta affinché garantiscano un accesso immediato e senza restrizioni nello Stato di Unity [il Sud Sudan è una federazione di Stati]. 

L'indagine Integrated Food Security Phase Classification (IPC) ha rilevato che nello Stato di Unity almeno 30.000 persone si trovano attualmente esposte a un rischio imminente di morte per fame. Dall'inizio del conflitto nel Sud Sudan è la prima volta questo tipo di indagine riscontra il livello 5  (“catastrofe”) in tutte le fasce della popolazione.

«Questo è il periodo dell'anno in cui si inizia il raccolto, quando dovremmo assistere a un miglioramento significativo della situazione alimentare nel paese. Purtroppo ciò non sta avvenendo in zone come lo Stato di Unity, nel sud del paese, dove gli abitanti sono sull'orlo di una catastrofe che potrebbe ancora essere scongiurata» riferisce la direttrice del WFP nel paese, Joyce Luma. «La popolazione del Sud Sudan ha bisogno di pace, di cibo nutriente, di assistenza umanitaria e di sostegno alle proprie attività di sostentamento per sopravvivere e ricostruire la propria vita.»

Se non verrà garantito un accesso senza restrizioni alle organizzazioni umanitarie, dichiarano le tre Agenzie, l’insicurezza alimentare potrebbe degenerare in vera e propria carestia in parte dello Stato di Unity, dove nei mesi scorsi l’assistenza umanitaria è stata ostacolata da scontri violenti e dall'impossibilità di accedere. Alcune famiglie sfollate hanno raccontato di sopravvivere con un solo pasto al giorno a base di pesce e ninfee.

«Da quando i combattimenti sono ripresi, quasi due anni fa, i bambini sono stati tormentati dal conflitto, dalle malattie, dal terrore e dalla fame» aggiunge Jonathan Veitch, Rappresentante dell’UNICEF nel Sud Sudan. «Le loro famiglie hanno compiuto sforzi incredibili per provvedere al loro sostentamento, ma ora hanno esaurito tutte le strategie di sopravvivenza. Le agenzie umanitarie possono dare aiuto, ma solo se ci verrà garantito un accesso senza restrizioni. Nel caso contrario, molti bambini rischiano di morire.»

L'indagine IPC rivela che complessivamente nel Sud Sudan 3,9 milioni di abitanti nel Sud Sudan soffrono la fame.

Sebbene il numero di nuclei familiari in stato di insicurezza alimentare sia diminuito durante la stagione del raccolto – come era prevedibile – esso è superiore di circa l’80% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. 

Ciò è dovuto al fatto che anche la popolazione di regioni non direttamente coinvolte nel conflitto ne subisce gli effetti di lungo periodo, assieme a quelli causati da precipitazioni irregolari, ridotte capacità di generare reddito, rincaro dei beni alimentari e del carburante e inflazione, in una condizione economica in generale degrado.
 
Anche aree finora non toccate dalla crisi, come gli Stati di Greater Bahr e di Ghazal, vivono oggi una situazione in grave deterioramento.
 
«Alla fine della stagione agricola ci attendiamo una produzione cerealicola al di sotto della media in Uganda, Sudan ed Etiopia, circostanza che aggraverà i costi delle importazioni alimentari nel Sud Sudan. Per rafforzare la resilienza delle comunità sud-sudanesi, bisogna escogitare forme di sostegno per agricoltori e allevatori di pesce e bestiame» ricorda Serge Tissot, Responsabile FAO in Sud Sudan.
 
UNICEF, WFP e FAO, insieme ad altri partner dell’ONU e Organizzazioni non governative (ONG) stanno raggiungendo milioni di persone con cibo e altri aiuti umanitari per la sopravvivenza. Le Missioni di risposta rapida (RRM) consentono di far arrivare gli aiuti anche in aree remote, che sarebbero altrimenti tagliate fuori dai soccorsi umanitari.

Le agenzie fanno appello alla comunità internazionale affinché non faccia mancare le risorse economiche che sono necessarie per continuare ed estendere l'indispensabile azione umanitaria in corso.

21/10/2015

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