Marwa è costretta a lasciare Khartum. Il viaggio straziante di una mamma dal Sudan all'Egitto

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12/05/2023

Con l'inizio degli scontri a Khartum, in Sudan, in pochi giorni Marwa ha perso tutto quello su cui poteva contare. Lontana dal marito, ha raccolto tutte le sue forze, ha preso suo figlio e ha deciso di portarlo in un luogo sicuro: l'Egitto.

Con la storia di questa madre super coraggiosa, vogliamo augurarvi buona festa della mamma.

Il 15 aprile era un sabato come un altro per Marwa. Aveva preparato la colazione per sua madre e per suo figlio di undici mesi, nella loro casa ad Alsafa, vicina all’aeroporto di Khartum.

La famiglia attendeva con impazienza il ritorno di suo marito, che si era recato nella regione di Cassala e sarebbe dovuto rientrare più tardi quel giorno, prima delle tanto attese celebrazioni dell'Eid Al Fitr (la festa che segna la fine del Ramadan e dura tre giorni).

Nessuno avrebbe potuto immaginare il caos devastante che ci sarebbe stato da lì a poco.

Dopo aver messo mio figlio a letto, ho sentito un rumore fortissimo fuori. Poi è venuta a mancare l’elettricità. Ci siamo chiusi in casa, sperando che finisse presto.

Marwa racconta le prime ore degli scontri

L'energia elettrica non è più tornata. Il frastuono dei violenti scontri in città non si è mai interrotto.

“Non riuscivamo a dormire, a causa dei forti rumori” racconta Marwa. "Mio figlio si è svegliato terrorizzato. Ha pianto per tutto la notte”.

Il giorno dopo, erano ancora senza corrente: “La batteria dei telefoni stava per esaurirsi”.

Il terzo giorno, l’energia elettrica ancora non era stata ripristinata.

“Ho iniziato a spaventarmi quando ho realizzato che la situazione non sarebbe cambiata tanto presto” racconta Marwa.

Con il passare delle ore, aumentava la preoccupazione. Nessuno sapeva cosa sarebbe accaduto, poteva mancare l’acqua da un momento all'altro, così come il pane e altri beni di prima necessità.

Nonostante il pericolo, Marwa decide quindi di uscire per andare a comprare provviste nel negozio più vicino. 

Marwa deve uscire di casa. Un'esperienza terrificante

Appena fuori dal negozio, Marwa si è trovata in mezzo al fuoco incrociato. Ha dovuto ripararsi dietro alcuni alberi, facendosi scudo con le bottiglie di acqua che aveva comprato.

Uno sconosciuto le ha offerto un riparo dietro la sua macchina, fino a quando la situazione non è tornata abbastanza sicura da poterle permettere di tornare a casa.

Le bottiglie di acqua sono cadute in terra tante volte, ma potevo lasciarle, perché a casa non ne avevamo neanche una” racconta. “Mia madre è diabetica e ha bisogno di bere per prendere le medicine ed io stessa ne ho bisogno per dare il latte artificiale a mio figlio”.

Come tante altre famiglie, anche Marwa e suo marito avevano tanti sogni per il futuro.

Avevamo così tanti progetti prima che succedesse tutto questo... Dopo un anno di lavoro, senza fermarci mai, avevamo in mente una vacanza. Io stavo studiando per dare alcuni esami che mi avrebbero assicurato una promozione sul lavoro.

Marwa, dall'inizio degli scontri, ha dovuto mettere i suoi progetti da parte

La casa non è più sicura

Con l’intensificarsi degli scontri a Khartum e con il marito impossibilitato a tornare, Marwa e il resto della sua famiglia realizzano di non avere alternativa: devono scappare.

Alcune schegge di proiettile cadute vicino casa, li hanno convinti a partire subito.

“Ho sentito un rumore fortissimo nella sala da pranzo. Per un momento ho pensato che un razzo fosse caduto dentro casa e che avrei trovato mio figlio e mia madre morti dice Marwa. “Non so come ho preso coraggio e ho alzato lo sguardo. Ho visto mia madre con mio figlio in braccio nell’altra stanza… in quel momento ho capito che non potevo restare in casa un minuto di più”.

Senza sapere bene dove andare, cosa portare e quando sarebbe tornata a casa, Marwa ha preso poche cose, inclusi i medicinali e alcuni vestiti e si è unita alle migliaia di altre famiglie che stavano fuggendo per mettersi in salvo.

Un viaggio straziante

Il viaggio è iniziato su un vecchio pullman scassato, che è stato attaccato da un gruppo armato. Poi sono arrivate le richieste di prezzi esorbitanti per il passaggio; scarso o nessun accesso ai servizi igienici e ritardi - senza spiegazione alcuna - che per nove ore che hanno lasciato i passeggeri col terrore costante di essere derubati. 

"Mentre stavamo aspettando che l'autobus venisse riparato la prima volta, un gruppo di persone è corso verso di noi impugnando pistole, bastoni e coltelli e ci hanno detto che un gruppo in un villaggio vicino ci stava osservando", racconta Marwa. "Hanno detto che avevano assaltato ogni macchina che ha passava per questa strada."

Alla fine la famiglia ha raggiunto il confine con l’Egitto, ma il calvario non era ancora finito. “Quando siamo arrivati al confine, c’erano più di settanta pullman davanti a noi. Abbiamo passato lì la notte. Siamo riusciti a trovare soltanto un letto, per mia madre, così io e mio figlio abbiamo dormito su una sedia. I miei fratelli hanno dormito per terra”.

Marwa capisce di non poter restare a Khartum. Prende poche cose, inclusi medicinali e alcuni vestiti e si unisce a migliaia di altre famiglie in fuga dal Sudan.

Ora Marwa e suo figlio sono in Egitto, il futuro però è incerto

Marwa dice di sentirsi inutile, incapace di aiutare chi è rimasto indietro. 

“Lavorando in ambito umanitario per me è stato davvero difficile assistere a questa situazione senza poter dare una mano” racconta in lacrime. “Mio marito è ancora a Cassala e non abbiamo idea di quando potremmo ricongiungerci. Ci stiamo adoperando”.

“Avevamo intenzione di spostarci in un altro appartamento e comprare qualche mobile nuovo. Avevamo così tanti sogni, ma ora è tutto finito”.

L’UNICEF è sul campo in Sudan e nei paesi al confine per supportare le famiglie con acqua, beni di prima necessità e servizi di protezione e assistenza sanitaria. In Egitto abbiamo creato “gli spazi sicuri” dove i bambini con le loro famiglie possono ricevere supporto psico-sociale.

12/05/2023

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