Mediterraneo, 2 vittime al giorno fra i bambini che fuggono dalla guerra

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18/02/2016

19 febbraio 2016 – Dallo scorso settembre, in media, due bambini ogni giorno sono morti nel tentativo di attraversare il Mediterraneo orientale con le loro famiglie.

Le tragedie in mare che vedono vittime i minori continuano ad aumentare, affermano oggi UNICEF, Alto Commissariato ONU per i rifugiati (UNHCR) e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) in un appello per aumentare la sicurezza per chi fugge da conflitti e persecuzioni.

Dal 3 settembre 2015, giorno in cui il ritrovamento sulla spiaggia turca di Bodrum del corpo del piccolo Aylan Kurdi destò l’attenzione di tutto il mondo sul dramma delle morti in mare, almeno 340 tra neonati e bambini sono annegati nel mare Egeo. E il numero reale potrebbe essere persino più elevato, considerato il grande numero di dispersi in mare.

«Non possiamo voltare lo sguardo di fronte alla tragica perdita di così tante vite innocenti, o fallire nel fornire risposte adeguate ai pericoli che molti altri bambini stanno affrontando» dichiara il Direttore dell’UNICEF Anthony Lake. «In questo momento, possiamo non avere la capacità di porre fine alla disperazione che spinge così tante persone a tentare di attraversare il mare, ma gli Stati possono e devono cooperare nello sforzo di rendere questi pericolosi viaggi più sicuri. Nessuno metterebbe un bambino su una barca se fosse disponibile un’alternativa più sicura.»

Il tratto del mar Egeo fra la Turchia e la Grecia è una delle rotte al mondo che provoca più morti tra rifugiati e migranti. Il mare agitato in inverno, imbarcazioni inadeguate e sovraccariche, mezzi di salvataggio insufficienti e inadatti aumentano il rischio di naufragi, rendendo il viaggio ancora più pericoloso.
 
«Queste tragedie nel Mediterraneo sono intollerabili e devono cessare» afferma l’Alto Commissario ONU per i Rifugiati, Filippo Grandi«Chiaramente, c’è bisogno di maggiori sforzi per combattere trafficanti e scafisti. Inoltre, considerato che molti dei bambini e degli adulti che hanno perso la vita in mare sono persone che stavano cercando di ricongiungersi con familiari già in Europa, soluzioni che consentano alle persone di spostarsi in modo legale e sicuro, ad esempio attraverso programmi di reinsediamento e ricongiungimento familiare, dovrebbe essere un’assoluta priorità se vogliamo davvero ridurre il bilancio delle vittime.» 

Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon ha convocato un Vertice ad alto livello (che si terrà il 30 marzo a Ginevra) per affrontare a livello globale il tema della responsabilità condivisa, attraverso vie legali per l’ammissione di rifugiati siriani
 
Ora che i bambini rappresentano circa il 36% delle persone in transito, la probabilità che i più piccoli anneghino nel mare Egeo nel corso della traversata dalla Turchia alla Grecia è aumentata proporzionalmente.

Nelle prime 6 settimane del 2016, sono annegate ben 410 persone sulle 80.000 che hanno attraversato l'Egeo
. Ciò equivale a un incremento di ben 35 volte della percentuale di decessi rispetto allo stesso periodo del 2015. 
 
«Contare le vittime non è sufficiente. Dobbiamo agire» aggiunge William Lacy Swing, Direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM)  «Questo non è un problema esclusivamente del Mediterraneo, o dell’Europa. Quella che sta avvenendo è una catastrofe umanitaria che chiede l’impegno di tutto il mondo. Il terremoto di Haiti del 2010 non era una questione solo di un emisfero, nè lo era lo tsunami nell'Oceano Indiano del 2004. In risposta a quei disastri, ci fu una prova globale di solidarietà umanitaria. La stessa che è necessaria oggi.»
 
Per ricordare il dramma dei bambini migranti morti in mare, l’UNICEF Italia ha promosso l’iniziativa di sensibilizzazione e mobilitazione #tuttigiuperterra, alla quale hanno già aderito media, istituzioni, associazioni, gruppi sportivi e cittadini.  

18/02/2016

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