Domiz: cresce nel deserto una nuova speranza per i bambini della Siria

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16/06/2013

 

Dal 25 al 28 maggio 2013 il direttore dell'UNICEF Italia Davide Usai, il fotoreporter Pino Pacifico e i giornalisti Alessandro Gaeta e Stefano Belardini di Tv Sette - la trasmissione serale di approfondimento del Tg1 RAI - si sono recati nel campo profughi di Domiz (Iraq) per documentare le condizioni dei bambini siriani rifugiati nell'immensa tendopoli e l'intervento umanitario dell'UNICEF. Quella italiana è stata la prima missione di un Comitato Nazionale per l'UNICEF a visitare Domiz. Guarda il servizio su questa missione trasmesso il 14 giugno notte da TvSette RAI.

 

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Il campo di Domiz, nel Kurdistan iracheno, è il luogo dove hanno trovato rifugio migliaia di profughi siriani, 43mila per l’esattezza, in fuga dalla guerra. 

43 mila storie di vita, una vita che era assolutamente normale in Siria, proprio come quella che quotidianamente vive ciascuno di noi, al riparo dalle bombe. 13mila inoltre sono i bambini che vivono nel campo. Lontani dalle loro camerette, dai loro giochi, dalle loro scuole. 

È una regione, il Kurdistan iracheno, dall’economia florida, in cui la capitale Erbil, troneggia per il suo sviluppo.

L’UNICEF è presente sul campo con un suo ufficio. Ci occupiamo di acqua, istruzione, protezione dei bambini, specialmente quelli con disabilità. È bello vedere come, grazie all’aiuto di volontari locali, l’UNICEF riesca a seguire le attività per e con i bambini del campo. 

Un  campo immenso, diviso in 7 zone, 7 strati di tende infinite dove i bambini trascorrono le giornate e dove si cerca in tutti i modi, senza ostentazione, di riprodurre per loro ciò che si definisce una vita “normale” fatta di vera quotidianità, ossia scuola, gioco, pranzo, cena, pulizie. 

La distesa sconfinata di migliaia di tende fornisce un'idea immediata delle dimensioni del campo profughi di Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico

La distesa sconfinata di migliaia di tende fornisce un'idea immediata delle dimensioni del campo profughi di Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

Sono 3 le scuole che visitiamo a Domiz ma solo il 50% dei bambini in età scolare riesce a frequentarle. È fondamentale raggiungerli tutti e consentire loro di proseguire gli studi repentinamente interrotti, ma credo ancor più importante sia riuscire a costruire classi pre-scolari per i bambini più piccoli...

...quelli che ti vedi correre incontro all’ingresso del campo, pensando che ti vogliano semplicemente accogliere, e invece hanno in mano stecche di sigarette, bottiglie di acqua fresca e bevande di ogni tipo, e che spesso per l’irruenza figlia della loro età (e forse di quel che hanno visto e passato) rischiano di finire schiacciati sotto le ruote dei Van che ci accompagnano nella visita.

Un gruppo di bambini del campo di Domiz: sono circa 13.000 i minori registrati nel campo, ma il loro numero cresce di giorno in giorno - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico

Un gruppo di bambini del campo di Domiz: sono circa 13.000 i minori registrati nel campo, ma il loro numero cresce di giorno in giorno - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

A scuola le lezioni sono in lingua curda per volere del Governo iracheno, ma gli alunni sembrano ben lieti di apprendere un’altra lingua…è pur sempre meglio che stare sotto le bombe, le violenze, le torture che molti di lor hanno visto nella capitale Damasco da cui molti arrivano dopo chilometri e chilometri di cammino.

La vita del campo è cosi. Si va a scuola, ci si ferma a giocare nei Child Friendly Spaces - gli "Spazi a misura di bambino" allestiti dall’UNICEF, indossando in tutta fretta le magliette del Barcellona di Messi e quelle (un po’ sbiadite) dell’Italia con il nome di Totti, nei campi attrezzati di calcio o basket oppure a scender giù veloci dagli scivoli o volare con i piedi penzoloni in aria sulle altalene rosse, quasi a voler toccare il cielo blu intenso di questa terra tutta sole e deserto, che li accoglie come una madre tra le sue braccia.

Un campetto di pallavolo e un pallone da calcio sono preziosissimi per evadere dalla noia e dall'apatia che spesso attanagliano i bambini costretti a trascorrere lunghi mesi in un campo profughi, come qui a Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico

Un campetto di pallavolo e un pallone da calcio sono preziosissimi per evadere dalla noia e dall'apatia che spesso attanagliano i bambini costretti a trascorrere lunghi mesi in un campo profughi, come qui a Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

 
Alcuni li vedi aggirarsi nei campi a far la fila per saltare nelle buche piene d’acqua dove giorni prima si gettavano i rifiuti e dove ora ci si diverte un po’, col rischio però che quelli più piccoli ci finiscano dentro di nascosto dagli sguardi degli adulti. Il campo d’altronde è attraversato da fogne e scarichi a cielo aperto, non meno rischiosi per la salute.

L'UNICEF ha costruito un sistema di cisterne per fornire acqua al maggior numero di profughi possibile, e numerose latrine in muratura ben strutturate, che nulla hanno da invidiare a quelle già viste in altri Paesi africani.

Una donna passa accanto ad alcune delle nuove grandi cisterne collocate dall'unicef per garantire l'approvvigionamento idrico in questa area del campo di domiz, grazie ai fondi donati dalla cooperazione giapponese - ©UNICEF Italia 2013 pino pacifico

Una donna passa accanto ad alcune delle nuove grandi cisterne collocate dall'UNICEF per garantire l'approvvigionamento idrico in questa area del campo di Domiz, grazie ai fondi donati dalla Cooperazione giapponese - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.


Si vive così nel caldo delle tende, più forte di quello del sole del deserto, tra un venditore di felafel e un fornaio, che ti fermano mentre ti avvicini curioso e ti mostrano tutta la bellezza della loro arte riprodotta qui, tra mille fette di pane ammassato, odori forti di spezie e negozi di ogni genere. 

C'è persino una parrucchiera, la signora Avin,che affitta ogni giorno (e anche più volte nella stessa giornata!) l'unico abito da sposa. Perché anche qui a Domiz, se si continua a vivere, ci si continua anche ad amare e a promettersi un futuro insieme.

Il salone di bellezza di Avin, la parrucchiera del campo di Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico

Il salone di bellezza della signora Avin, la parrucchiera del campo di Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

 
C’è il bambino col quaderno in mano che gira sereno per il campo, quello che non ti parla nè si fa accarezzare, quella con il viso furbo e sbarazzino che vuole farsi fare mille foto. Ci sono bambini e bambine separati dalle loro famiglie, seduti con le schiene arse dal sole al bordo della loro tenda. 
 
C'è una tenda che non ha il cognome di un proprietario come altre all’ingresso, ma solo un “nome” ideale: “speranza”. Speranza di ritornare a casa, di rincontrare il genitore perduto o il parente che possa prendersi cura di loro.

L'interno di un'aula di una delle tre scuole che l'UNICEF ha allestito nel campo profughi di Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico

L'interno di un'aula di una delle tre scuole che l'UNICEF ha allestito nel campo profughi di Domiz - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

 
C’è l’UNICEF qui ad assisterli. C’è l’UNICEF che li ascolta e non li abbandona, che lavora per registrarli e per non farli fuggire. C’è l’UNICEF nelle 3 Child Protection Unit dove mamme e papà possono raccontare al nostro personale formato e qualificato, ai nostri psicologi, le loro ansie, i loro problemi, esporre i propri bisogni e quelli dei loro figli.
 
Il campo di Domiz è un campo ben gestito ma che ha bisogno del nostro aiuto perché colera, acqua contaminata, malattie sono li, dietro quell’angolo di vita, a minacciare questa popolazione, come se non bastasse, come se non fosse finito mai il calvario di un popolo che vive qui, nel deserto, con la dignità di chi ci ha sempre vissuto ma che non chiede altro se non il nostro aiuto.

I bambini del campo con il Direttore generale dell'UNICEF Italia, Davide Usai - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico

I bambini del campo con il Direttore generale dell'UNICEF Italia, Davide Usai - ©UNICEF Italia/2013/Pino Pacifico. Clicca sull'immagine per ingrandirla.

 
 
(Testo di Davide Usai, foto di Pino Pacifico)


Come puoi aiutare i bambini nella Siria 

Anche tu puoi contribuire a salvare la vita dei bambini con una donazione online oppure con uno degli altri modi per donare:

  • bollettino di c/c postale numero 745.000, intestato a UNICEF Italia, specificando la causale “Emergenza Siria”   
  • carta di credito online sul nostro sito oppure telefonando al Numero Verde UNICEF 800 745 000 
  • bonifico bancario sul conto corrente intestato a UNICEF Italia su Banca Popolare Etica: IBAN IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051, specificando la causale “Emergenza Siria
  • donazione presso il Comitato UNICEF della tua città (trova qui quello più vicino a te)

16/06/2013

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