Nonna Gina riscopre la felicità grazie al volontariato per l'UNICEF

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18/04/2023

Caro UNICEF,
vorrei raccontarti una storia che, spero, confermerà una volta di più l’importanza del vostro operato.

Il mio punto di vista è un po’ diverso. Vorrei infatti parlarvi dell’importanza dell’UNICEF, ma non dalla prospettiva di chi riceve l’aiuto dell’organizzazione, bensì dalla prospettiva di una volontaria.

Questa è la storia di mia nonna, Gina Poggianti, volontaria dell’UNICEF attraverso l’associazione AUSER.
È la storia di una donna che, all’età di 82 anni, si è reinventata e che, adesso che ne sta per compiere 85, ha sperimentato una nuova forma di felicità.

Una vecchia foto di nonna Gina e sua nipote Francesca sul vialetto in fiore.

Crescere troppo in fretta

Classe 1938, mia nonna è stata fortemente influenzata da imposizioni sociali sessiste e maschiliste. Io, che sono nata e cresciuta in un mondo diverso, mi sono trovata spesso in contrasto con lei, a causa di divergenze di pensiero e ragionamento. 

Mia nonna era l’ultima di tre figli. Non so se i suoi genitori avessero in programma di allargare la famiglia. Purtroppo, suo padre morì quando lei aveva appena sette anni a causa di un’infezione ai polmoni, contratta durante il tempo di guerra. Così, mia nonna, rimasta orfana, dopo la scuola elementare fu messa a badare alla nonna paterna (affetta forse dal morbo di Alzheimer) e alla casa poiché la madre, la sorella e il fratello erano costretti a lavorare giornate intere, per poter comprare il pane da portare a casa.

Nella via in cui abitava conobbe il suo vicino di casa, che poi sarebbe divenuto suo marito (e mio nonno). Giocavano insieme diventando, più tardi, fidanzatini. 

Un matrimonio in giovane età

Mio nonno ha fondato "Dreolino", un’azienda vinicola a Rufina (un piccolo Comune in provincia di Firenze), paese dove sono nata io, e ha costruito la sua casa, trasformando un sogno in realtà.
Al giorno d’oggi sembra quasi una fiaba. 

Per mia nonna, però, la vita non è stata una fiaba.
Ha aiutato mio nonno come poteva e soprattutto si è occupata della casa, del giardino (nessuno sa far sbocciare i fiori come lei!), ha cucinato (come tutte le nonne, è bravissima a cucinare).
Ha tirato su i suoi figli (mio zio e mia mamma) e più tardi si è occupata dei suoi tre nipoti, tra i quali la sottoscritta.
E non ha lesinato le sue cure alla sua amata sorella, fino alla fine.

Non è stata una vita facile, ma quasi nessuno ha una vita facile. Mia nonna ha sempre affrontato ogni difficoltà: se non sempre con il sorriso, sicuramente con la forza d’animo e qualche sospiro accompagnato a preghiere mormorate a mezza voce, mentre rifaceva i letti.

Francesca Mirabile, nipote di Gina

La cura della famiglia

È così che fa lei: riordina, spolvera e pulisce la casa come manifestazione d’affetto, perché questo è ciò che le hanno sempre insegnato, da quando era piccola.

Persino quando mio nonno rimase infermo a letto, nei suoi ultimi giorni di vita, la vedevi tirare il coprimaterasso da un angolo all’altro, affinché non ci fossero troppe pieghe.

Negli ultimi anni, si è occupata moltissimo di mio nonno, affetto da demenza senile. La vedevo stremata, ma avevo l’impressione, guardandola, che avrebbe preferito continuare in quel modo per tutto il resto della sua vita, piuttosto che perderlo.

Poi, il 17 luglio del 2020, ha dovuto lasciarlo andare.

Dopo tante cure, la scomparsa del marito deve averle lasciato un grande vuoto e un senso di spaesamento. Come dev'essere, scoprirsi sola e forzata all'indipendenza per la prima volta, a ottant’anni?

Continuava a ripetere di essere rimasta sola, abbandonata. Noi tutti le rispondevamo che non era vero, che aveva ancora noi. Ma non ci aveva anche prima?

Colmare il vuoto

Non so come sia accaduto, ma, a un certo punto, mia nonna si è avvicinata alla sede rufinese dell’Auser, dove vengono cucite le Pigotte dell’UNICEF.

Come posso descrivere il modo in cui mia nonna è rifiorita? In primavera, il nostro vialetto di casa risplende dei mille colori delle petunie cielo stellato, piantate ogni inverno proprio da nonna Gina.

Ecco, da quando cuce bambole di stoffa per l'UNICEF, mia nonna è sbocciata proprio come il nostro vialetto ad aprile.

È attiva, sembra più giovane, è presente su ogni cosa e, ogni volta che mi vede, mi mostra una bambola nuova dicendomi che “per ogni bambola che cucio, un bambino nel mondo viene vaccinato".

Io posso vedere nei suoi occhi la soddisfazione di un lavoro tutto suo.

Ora la vedo libera come sono nata libera io, che ho esattamente 60 anni meno di lei. La vedo una ragazza del mio tempo, con cui ho meno divergenze e alla quale mi sento più vicina.

Francesca 

Fra’, la bambola punk e ribelle che nonna Gina ha cucito per la nipote, lo scorso Natale.

Una nuova complicità

Mia nonna ed io abbiamo sempre avuto qualche bisticcio, perché lei è sempre stata precisa e ordinata, mentre io, a malapena, mi rifaccio il letto la mattina.

Quando lo scorso dicembre sono tornata a casa per Natale (vivo a Londra), mi aspettavo le solite lacrime di gioia e i rammarichi perché non ci vediamo abbastanza.
Invece, mi ha presa da parte, a braccetto, con l’aria complice di una ragazzina che ha appena fatto una marachella. Mi ha tirata in disparte e mi ha sussurrato: "Sai cosa ho combinato oggi?"

Io ho scosso la testa, perché quasi non la riconoscevo. Aveva la risata pronta – altra cosa che mi ha sorpreso, perché mia nonna ha sempre avuto la tendenza a drammatizzare il più piccolo inconveniente. "Non ho sentito la sveglia! Stamattina s drei dovuta essere in piazza a “vendere” le bambole per il mercatino di Natale, alle 9.30. Ma io non ho sentito la sveglia e quando mi sono alzata e ho guardato l’orologio... erano le 9.15!".

Poi è scoppiata a ridere, di una bella risata sana e liberatoria e ha aggiunto: "Mi sono vestita di corsa e sono andata diritta in piazza. Non potevo arrivare tardi, perché dovevo “vendere” le Pigotte, e quindi non ho rifatto il letto! Non mi era mai successo in vita mia, mai successo! Non l’ho rifatto!"
Io ho strabuzzato gli occhi. Era quasi l’ora di cena. "Ma poi l’hai rifatto?" le ho chiesto. "Macché" – mi ha risposto lei – "Ormai per oggi non lo rifò. Tanto basta rinfilarsi dentro stanotte, no? Te fai sempre così e ho pensato che per una volta lo posso fare anche io. Ma te lo dovevo dire, t’ho pensata subito"

La possibilità di un sogno

Mia nonna ha trovato un gruppo di amiche, delle compagne di avventura, ha trovato uno scopo nella sua vecchiaia che, in qualche modo, le ha restituito parte della giovinezza che non si è potuta godere.

Più di tutto, mia nonna ha incontrato per la prima volta se stessa: se stessa in quanto donna, in quanto individuo, non legata a un marito, ai figli, ai doveri domestici. Ha trovato la libertà di decidere per sé stessa e decidere di dedicare parte del suo tempo al bene degli altri. Io, per questo, come cittadina italiana, ma ragazza cosmopolita e, soprattutto, come nipote di Gina Poggianti, non potrò mai ringraziare l’UNICEF abbastanza.

Per gli 85 anni di mia nonna vorrei regalarle il sogno di vedere il suo nome pubblicato. Anzi tutta la sua storia, che non è solo una storia privata. Spero che l’esempio di nonna Gina sia di ispirazione agli altri volontari e dipendenti dell’UNICEF, oltre a tutti coloro che potrebbero trovare la forza o la motivazione di riscattarsi a qualsiasi età, a qualsiasi condizione.

La vita può riservarci sempre delle possibilità, una di queste è impegnarci per chi ha bisogno del nostro aiuto.

Buon compleanno carissima nonna!

Francesca Mirabile, nipote di nonna Gina.

18/04/2023

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