"Prima del COVID ero diversa". Anna, 14 anni, racconta come ha vissuto la pandemia

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05/10/2021

“Che viva o che muoia a sta gente che cambia?” si legge in uno dei graffiti del centro città di Fara Gera d'Adda, in Lombardia. “Non l’ho scritto io” – dice Anna, 14 anni – “Ma è una frase che in qualche modo mi rispecchia”.

La Lombardia è stata la Regione più colpita d’Italia quando la pandemia da COVID-19 ha fatto la sua comparsa in Europa, all’inizio del 2020: 884.814 casi registrati e 34.054 morti*.

Le bare allineate, le strade deserte, le strutture sanitarie al collasso sono ben impresse nella memoria di chi ha vissuto quei mesi sentendosi sopraffare dall’angoscia.

Anna è tra questi.

La ragazza è una delle vincitrici del concorso letterario indetto dall’Ordine degli Psicologi della Regione Lombardia in collaborazione con il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza. Il concorso invitava i ragazzi della scuola secondaria a scrivere un saggio sulla propria esperienza con la pandemia, per offire la possibilità di aprirsi e di ricevere un conforto contro gli effetti dell’isolamento sociale durante il lockdown del 2020. Attività di questo tipo sono importanti per migliorare la consapevolezza, la comprensione e evitare di stigmatizzare i problemi di salute mentale.

"Vorrei non essere mai nato": un saggio in cui il COVID è il protagonista

Nel paese di Anna ci sono circa 7.000 residenti. Incastonato ai piedi delle Alpi, nel paese si conoscono tutti. Nella sua candidatura al concorso Anna descrive in modo accurato i sentimenti di paura, impotenza e disperazione che hanno colpito gli abitanti di Fara Gera D’Adda.

Nel suo saggio dal titolo “Vorrei non essere mai nato”, il COVID prende vita come un fantasma che non riesce a capire perché morte e malattia lo seguono nei suoi spostamenti.

Ero aria, invisibile. Ho vagato per la città per un po', ma non riuscivo a capire dove fossi. Ho cercato di toccare le persone, di avvicinarmi a loro, ma non mi hanno visto. Sono passato attraverso i loro corpi come un fantasma. […]. Non ho fatto altro che lasciare dolore, solitudine e morte dietro di me. Fatemi presentare, mi chiamo COVID-19 e sono un mostro

Un estratto dell'opera di Anna

Il COVID-19 ha interrotto anche le sue passioni. Amava il taekwondo ma ha dovuto interrompere la pratica durante il lockdown. Prendeva lezioni di chitarra e di musica ma quando le corde del suo strumento si sono rotte non è riuscita a sostituirle perché il negozio di musica era chiuso.

"Il taekwondo per me è un modo di tirare fuori le cose. Mi piace davvero ogni mossa."

La natura come via di fuga

La noia è stato lo scoglio peggiore. Le sue migliori amiche Classica e Chiara, con le quali è cresciuta, hanno provato a sostenerla e ascoltarla, si aiutavano a vicenda. Per loro l’unica via di fuga è stata la natura: nelle foreste, nelle colline, nello spazio verde al di fuori del paese trovavano la pace, potevano camminare senza la preoccupazione del COVID.

“Potevamo abbassarci la mascherina e sentirci tranquille”, racconta Anna.

Eppure, la pandemia ha messo alla prova anche la loro amicizia. Gli adolescenti sono cambiati, che lo volessero o no. “Ci siamo separate e ora ci sentiamo diverse”.

L'impegno negli studi

Per prepararsi agli esami, con un bel po’ di tempo a disposizione vista l’interruzione della scuola in presenza, Anna ha studiato intensamente. Nel momento in cui ha dovuto sostenere l’esame, aveva riempito diversi quaderni con esercizi e appunti. In questo senso la pandemia l’ha aiutata a concentrarsi.

Durante la scorsa primavera ha sostenuto con successo il suo esame finale sul tema “Donne che hanno cambiato il sistema”.

Un anno di vita stravolto

Nessuno può negare però, che il quattordicesimo anno di Anna sia stato stravolto. La pandemia ha cambiato la sua vita e lei è sicura che certi cambiamenti e certe cicatrici avranno effetti prolungati. Si chiede se avrà mai fiducia o fede nel modo in cui il mondo si evolve.

“Penso che il COVID-19 abbia provocato un cambiamento profondo nel mio modo di vivere”, dice. “Non mi ha aiutato a trovare un modo per esprimere le mie emozioni. Adesso ho paura del contatto fisico e so che il mio rapporto con il mondo è cambiato molto”.

Ho perso la fiducia… ma forse non è a causa del COVID-19. Adesso è difficile per me aprirmi al mondo. Prima ero diversa.

Anna

Un anno dopo, Anna cerca una nuova normalità

Le lezioni di taekwondo di Anna sono ricominciate.

Dopo gli esami del 2021, ha ripreso a suonare la chitarra. Sebbene non nell’immediato, Anna sta cercando la sua strada attraverso i cambiamenti emotivi che hanno segnato il suo quattordicesimo anno di vita.

“È passato più di un anno ormai, ma sto lentamente riprendendo il ritmo”.

Per approfondire

La storia di Anna è una delle tante raccolte nel progetto Generation COVID: Respond. Recover. Reimagine nato dalla collaborazione tra UNICEF e agenzia Magnum Photos.

Con questo viaggio attraverso le immagini, l'UNICEF intende fornire uno sguardo approfondito sulle esperienze di bambini e giovani in sei paesi diversi durante la pandemia. 

Se questa storia vi ha commosso, vi invitiamo a visitare la pagina Salute Mentale e sostenere il rinnovato impegno globale dell'UNICEF per una ripresa inclusiva dei bambini di tutto il mondo. È in gioco il futuro di un'intera generazione.

*I dati sono aggiornati al 4 ottobre 2021, fonte Ministero della Salute

05/10/2021

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