Progetto Sud Sudan ‘Costruire il futuro dei bambini vittime della guerra’

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06/03/2011

Report di progetto: risultati conseguiti (2009 - 2010)

La protezione dei bambini associati ai gruppi armati

Alla vigilia del referendum che, a gennaio 2011, deciderà dell’indipendenza del Sud dal resto del Paese - dopo 40 anni di guerra civile con il Nord, terminata nel 2005 - la situazione in Sud Sudan si presenta caratterizzata da una combinazione di tensioni politiche, difficoltà economiche ed insicurezza diffusa. Nel 2009, 350.000 persone sono rimaste sfollate a causa di conflitti inter-tribali locali e per le violenze dei ribelli ugandesi del LRA, colpevoli di massacri e rapimenti di bambini lungo il confine meridionale. Al contempo, le tensioni politiche legate alle elezioni dell’aprile 2009 sono state aggravate dalla crisi finanziaria che ha ridotto la già esigua spesa per i servizi sociali, mentre una grave siccità ha determinato scarsi raccolti lungo tutto il periodo dell’anno, con un acuirsi della situazione d’insicurezza alimentare della popolazione. In tali condizioni, la protezione dell’infanzia in generale e dei bambini associati ai gruppi armati in particolare resta una questione sociale ad alto rischio d’esplosione, soprattutto se l’esito del referendum dovesse portare ad una ripresa del conflitto. Tensioni politiche, povertà e insicurezza diffusa sono infatti fattori che complicano sia il reinserimento sociale degli ex bambini soldato smobilitati dalla fine della guerra ad oggi, sia la prevenzione di nuovi arruolamenti tra ex bambini soldato o a rischio, sia il rilascio dei bambini ancora presenti nell’esercito: allo stato attuale, 1.200 bambini restano ancora associati al SPLA, il movimento che ha condotto per 40 anni la lotta di liberazione delle etnie africane del Sud contro il Nord a maggioranza araba, ma molti altri sono a rischio di nuovo arruolamento a causa dell’estrema povertà o delle violenze inter-tribali. Per la smobilitazione, reinserimento sociale e prevenzione di nuovi arruolamenti di minori, l’UNICEF sostiene un complesso di strategie volte al ricongiungimento familiare e reinserimento comunitario dei bambini associati ai gruppi armati; all’accesso dei bambini a rischio ai servizi d’assistenza sociale; al contrasto della povertà di bambini e famiglie, che spesso è all’origine del ritorno dei minori nell’esercito o del loro rifiuto di abbandonarlo; alla costante collaborazione con le autorità e i quadri del SPLA, per l’effettivo censimento e smobilitazione dei minori presenti nell’esercito; all’assistenza psicosociale e servizi di protezione per i bambini a rischio d’abusi.

 

I risultati ottenuti dal progetto dell’UNICEF Italia (2009-2010)

Tramite il progetto ‘Costruire il futuro dei bambini vittime della guerra’, dal 2009 l’UNICEF Italia sostiene gli interventi dell’UNICEF in Sud Sudan per la protezione dei bambini associati ai gruppi armati o vittime di conflitti e violenze: grazie alla generosità dei donatori italiani, nel 2009-2010 l’UNICEF Italia ha trasferito 1.155.260 euro per gli interventi previsti dal progetto, raggiungendo 5.116 bambini smobilitati, a rischio di reclutamento o in condizioni di vulnerabilità con servizi integrati di assistenza per il ricongiungimento familiare e il reinserimento sociale, il reintegro scolastico o l’inserimento lavorativo tramite programmi di microcredito e attività generatrici di reddito, misure di assistenza psicosociale e iniziative socio-ricreative. Grazie alle risorse del progetto, l’UNICEF sostiene una rete di Ong partner e di comunità locali per l’assistenza diretta ai bambini; lavora con il Governo del Sud Sudan per l’applicazione della Legge sull’infanzia e con le autorità di 4 Stati federali, insieme alla Commissione per la smobilitazione e disarmo in Sud Sudan, per il rilascio dei bambini ancora arruolati, la prevenzione di nuovi reclutamenti e l’erogazione di servizi di protezione per tutti i bambini vittime del conflitto. Il lavoro con le istituzioni, non solo ha permesso la formazione degli assistenti sociali impegnati nell’assistenza diretta ai bambini a rischio, ma anche di raggiungere i quadri dell’esercito con attività di sensibilizzazione, che hanno successivamente permesso visite di monitoraggio nelle caserme per l’individuazione, registrazione e rilascio dei minori presenti nei gruppi legati al SPLA, nonché attività di sensibilizzazione per quei minori restii alla smobilitazione. Tra i risultati della collaborazione istituzionale vi è inoltre l’avvio di un progetto per la creazione di speciali unità di polizia addette alla protezione di donne e bambini.

 

Interventi e risultati del progetto (2009-2010)

Nel 2009-2010, l’UNICEF ha realizzato i seguenti interventi e risultati:

Accesso a servizi di base e ricongiungimento familiare:

1) Un totale di 2.816 bambini vittime del conflitto - orfani, bambini rimasti senza genitori, bambini vittime di violenze e abusi, bambini smobilitati da gruppi armati - tra cui 1.215 bambine, hanno beneficiato di assistenza psicosociale e di servizi di reinserimento comunitario. Tra questi, 516 bambini prima associati al SPLA hanno beneficiato di programmi specifici di reinserimento sociale.

2) Altri 2.300 tra bambini e bambine sfollati a causa dei conflitti intertribali, costretti a vivere in strada perché poveri o separati dai genitori, hanno usufruito di servizi di ricongiungimento familiare, assistenza psicosociale, attività socio-ricreative e vestiario.

3) 860 bambini di cui non si sono trovati i genitori sono stati inseriti in famiglie affidatarie o in centri d’accoglienza temporanea, con speciale attenzione ai bambini smobilitati dai gruppi armati: le famiglie affidatarie sono monitorate con visite mensili e le più bisognose ricevono aiuti materiali e sussidi alimentari.

4) 3.000 bambini e 5.000 adulti sono stati sensibilizzati sui rischi del reclutamento durante la Giornata del bambino africano (16 giugno) del 2009 e 2010.

Reinserimento dei bambini associati ai gruppi armati:

I 516 bambini smobilitati da gruppi armati sono stati inseriti in programmi speciali di assistenza e reinserimento sociale:

1) Sostegno al ricongiungimento: come aiuto e incentivo, le famiglie dei 516 bambini hanno ricevuto razioni alimentari per 3 mesi, kit di prima necessità (zanzariere, coperte, materassi, utensili da cucina; contenitori per l’acqua, sapone), vestiario e calzature per i bambini, che sono stati tutti sottoposti a visita medica generale;

2) Attività generatrici di reddito: le famiglie di 281 bambini particolarmente a rischio sono state inserite in un programma per l’assegnazione di 5 capi di bestiame (pecore o capre) per accrescerne la sussistenza alimentare e prevenire i rischi di nuovo arruolamento dei bambini a causa della povertà familiare. Per evitare tensioni nella comunità, le famiglie beneficiarie assegnano ad altre i cuccioli del bestiame ricevuto, creando un interesse comunitario alla sostenibilità del programma: nessuna delle 40 famiglie che ha finora ricevuto tale assistenza ha registrato casi di nuovo arruolamento.

3) Reintegro e recupero scolastico: 130 bambini hanno beneficiato di reinserimento scolastico diretto (70) o tramite programmi di recupero scolastico (60) - 6 anni in un ciclo intensivo di 3 - reso possibile dall’apposita formazione dei maestri, degli assistenti per l’assistenza psicosociale e dalla fornitura di aiuti scolastici.

4) Apprendistato e inserimento lavorativo: 23 adolescenti inseriti in forme di apprendistato come meccanici, falegnami, carpentieri, autisti, ecc, sono ora impiegati presso datori di lavoro, con altri 13 ancora in formazione-lavoro.
Tra i più grandi, 80 ragazzi sono stati formati su progetti di microcredito per l’avvio di attività in proprio.

Smobilitazione dei bambini associati ai gruppi armati


  • In accordo con i quadri del SPLA, l’UNICEF conduce visite nelle caserme, per individuare minori arruolati e attuare iniziative di sensibilizzazione per quelli restii ad abbandonarle, informandoli sui programmi di reinserimento e sostegno.
  • 200 ufficiali del SPLA hanno partecipato a iniziative di formazione per prevenire il reclutamento di bambini già smobilitati: a tal fine, è stata anche creata un’apposita Unita di protezione dell’infanzia assistita dall’UNICEF presso il quartier generale del SPLA.
  • Assistenza materiale e formazione sono state fornite ai dipartimenti del Governo assegnati al programma di disarmo e smobilitazione e agli assistenti preposti all’assistenza psico-sociale.
Documenti disponibili

Sud Sudan ‘Costruire il futuro dei bambini vittime della guerra’_reportpdf / 917 kb

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06/03/2011

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