Nuovi dati UNICEF-OMS: 30% del pianeta senz'acqua corrente, 60% senza servizi igienici

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11/07/2017

12 luglio 2017 – Secondo un nuovo rapporto reso pubblico oggi dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall'UNICEF, circa il 30% della popolazione mondiale, pari a 2,1 miliardi di abitanti, non possiede nella propria abitazione un accesso continuato e sicuro all'acqua potabile mentre ben il 60% della popolazione (4,4 miliardi di persone) non ha accesso a servizi igienici adeguati. 

Ogni anno 361.000 bambini al di sotto dei 5 anni muoiono a causa della diarrea. La carenza di servizi igienici e l’acqua impura sono collegate alla trasmissione di malattie quali colera, dissenteria, epatite A e tifo.

Il rapporto, redatto dal Programma Congiunto di Monitoraggio dell’OMS e dell’UNICEF e intitolato “Progress on Drinking Water, Sanitation and Hygiene: 2017 Update and Sustainable Development Goal Baselines”, presenta la prima analisi a livello globale sulla disponibilità di acqua potabile e servizi igienici "gestiti in modo sicuro". Il risultato è che evidentemente troppi abitanti del pianeta restano ancora esclusi da questi beni fondamentali, in particolare nelle aree rurali.
 

Gli esclusi da acqua e igiene: cresce il divario tra città e zone rurali

Sui 2,1 miliardi di persone che non hanno tuttora accesso domestico a un'acqua corrente e di qualità controllata, 884 milioni non possiedono neppure un accesso considerato basilare all'acqua potabile, ossia nel raggio di un tragitto di 30 minuti a piedi da casa. 

263 milioni di persone devono camminare per oltre mezz'ora per attingere l'acqua da fonti esterne e 159 milioni bevono acqua non trattata da fonti di superficie come corsi d’acqua o laghi.

In 90 Stati, i progressi nel settore dell'igiene sono troppo lenti per raggiungere il traguardo della copertura universale entro il 2030, previsto dal n. 6 dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile 2016-2030. 
 
Dei 4,4 miliardi di persone privi di gabinetti adeguati e funzionanti, 2,3 miliardi non hanno neppure un accesso minimo: 600 milioni condividono latrine con altre famiglie, e ben 892 milioni – la maggior parte in aree rurali – defecano all'aperto. A causa della crescita della popolazione, la pratica particolarmente rischiosa per l'igiene della defecazione all'aperto sta aumentando nell'Africa Subsahariana e in Oceania. 
 
Per molti paesi non sono disponibili neppure dati affidabili sulla qualità dell’acqua e dei servizi igienici: il rapporto ha dovuto ricorrere a stime per ben 96 Stati per quanto riguarda l'acqua potabile in casa, e per 84 Stati per i servizi igienici gestiti in modo sicuro.
    
Nei paesi in cui si verificano conflitti, le possibilità per i bambini di utilizzare servizi idrici di base è 4 volte minore rispetto ai coetanei di paesi in pace, mentre quella di avere accesso a servizi igienici è ridotta della metà.

Persistono enormi disuguaglianze tra aree urbane e rurali: 2/3 di coloro che dispongono di acqua tramite condutture casalinghe e 3/5 di coloro che hanno un gabinetto funzionante vivono in aree urbane.

Addirittura 150 dei 161 milioni di persone che attingono acqua non trattata da laghi, fiumi o canali di irrigazione vivono in aree rurali. 
 

Acqua e igiene, una questione di equità sociale

«Avere acqua pulita e gabinetti in casa non dovrebbe essere un privilegio per benestanti o per chi vive città» commenta Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore dell'OMS. «Stiamo parlando dei requisiti più basilari per la salute, e tutti gli Stati hanno la responsabilità di assicurare che ogni cittadino vi abbia accesso.»
 
Dal 2000 sono stati compiuti notevoli progressi: miliardi di persone hanno ottenuto per la prima volta l'accesso all'acqua corrente, e coloro che erano costretti a defecare all'aperto sono scesi da 1.227 a 892 milioni, con una riduzione di 22 milioni all'anno.

Tuttavia, non si può nascondere il fatto che non sempre questi nuovi accessi garantiscono acqua di qualità controllata e infrastrutture igieniche adeguate. In molte case, ambulatori e scuole manca spesso il sapone per la pulizia delle mani, e ciò mette a rischio la salute di tutti – soprattutto dei bambini più piccoli - di fronte a malattie come la diarrea acuta o il colera.
 
«Acqua pulita e servizi igienici efficaci sono essenziali per la salute di ogni bambino e comunità, e sono fondamentali per costruire società più forti, in salute e più eque» sottolinea Anthony Lake, Direttore dell’UNICEF. «Quando miglioriamo questi servizi nelle comunità più svantaggiate e per i bambini più emarginati, offriamo loro una possibilità più equa di un avvenire migliore.»

L'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile numero 6 prevede che entro il 2030 venga posta fine alla pratica delle deiezioni all'aperto e venga garantito l'accesso universale ai servizi idrici e igienici di base. 

11/07/2017

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