Rifugiati siriani in Libano: un'emergenza nell'emergenza

3 minuti di lettura

10/07/2013

di Miriam Azar

Per i rifugiati siriani sparsi in tutto il Libano, la mancanza di acqua potabile e l'aumento dell'insicurezza alimentare rendono i bambini più vulnerabili alle malattie legate all'acqua e alla malnutrizione.

Libano, 2 luglio 2013 - In un isolato insediamento nel nord del Libano, a pochi chilometri dal confine con la Siria, le grida dei bambini riempiono l'aria.
 
Arrivati al campo, con una piccola delegazione del Comitato UNICEF Irlanda, notiamo subito uno spettacolo inaspettato e inquietante: due bambini fragili, non è difficile capire che sono affetti da malnutrizione.
 
Ismael che ha 8 mesi, guarda fisso davanti a se. Sua madre dice che soffre di diarrea e vomitoAnche un uomo si avvicina con la sua piccola Aisha in braccio, le ossa sporgenti sul petto. Dice che sua figlia ha perso l’appetito.
 
"La cosa che mi sconvolge è vedere questi bambini – che hanno la stessa età delle mie due figlie - con polsi piccolissimi, piccolissime ossa", dice Donncha O'Callaghan, ambasciatore UNICEF Irlanda e star del rugby nel suo paese. "Ti chiedi cosa faresti se fossero i tuoi figli, e sai che faresti qualsiasi cosa. Questi bambini hanno disperatamente bisogno del nostro aiuto."

L’acqua è la priorità
I rifugiati ci dicono che il loro bisogno principale è l'acqua. Rispetto allo scorso anno in questo periodo, la domanda di acqua è cresciuta notevolmente.
 
Nel giugno scorso, 22.530 siriani sono stati registrati come rifugiati. Oggi il numero è salito a più di 572.000 persone.
 
"La diarrea è un problema enorme qui, l'acqua a volte è contaminata, ma non abbiamo scelta, abbiamo bisogno di bere ", dice Mustafa che è il capo del campo ed ex proprietario di una società di trasporti in Siria. "Non mi importa più del mio futuro ", aggiunge. "Ma mi interessa il futuro di questi bambini." 
 
Chiediamo ai bambini dove prendono l’acqua da bere, una ragazzina indica un rivolo. C'è spazzatura nell’acqua, e il liquame aperto vicino rappresenta un alto rischio di contaminazione. Il pozzo non è protetto da questa acqua stagnante.

Vivere di patate 
Incontriamo anche Amina, che ci invita nella sua tenda, dove vive con i suoi quattro figli, di età compresa tra 12 a 18 anni. Suo marito è morto, e la loro casa in Siria è stata distrutta.
 
Amina ci dice che non possono permettersi il consumo di gas da cucina, quindi devono raccogliere legna per accendere il fuoco.  Non hanno soldi, e spesso vivono di patate raccolte  nel campo dietro l'insediamento. Ha mandato più volte suo figlio di 17anni a trovare lavoro, ma invano.
 
La disperazione di Amina è evidente. Si rompe e piange, coprendosi il volto con le mani. I suoi figli rimangono in silenzio. Sua figlia di 12 anni sforza un sorriso, mentre i suoi occhi si riempiono di lacrime.
 
Rispondere all’emergenza
A seguito della missione, l'UNICEF ei suoi partner - il Ministero della Salute Pubblica, ONG locali e ONG internazionali si sono coordinati per organizzare una risposta immediata.
 
È stata approntata una clinica mobile e sono state distribuite pastiglie di cloro per potabilizzare l’acqua, filtri e serbatoi per l’acqua. Il pozzo contaminato è stato riabilitato e costruite latrine d'emergenza.
 
Per affrontare la malnutrizione infantile, l'UNICEF ha distribuito alimenti terapeutici per curare la malnutrizione grave e moderata. È iniziata la formazione per il personale tecnico e paramedico, e saranno istituiti sette centri di gestione della malnutrizione con la collaborazione del Ministero della Salute Pubblica.
 
Dopo essere stati in ospedale per il trattamento immediato, Ismael e Aisha sono in condizioni stabili e lentamente si stanno riprendendo. Fortunatamente sopravviveranno perché sono stati trattati in tempo.
 
La sfida è immensa, perché i rifugiati siriani sono sparsi in tutto il Libano. Occorrerà essere agili e creativi per fermare questa emergenza nell’emergenza.

10/07/2013

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